Speculazioni edilizie su terreni agricoli, arresti eccellenti, le infiltrazioni della criminalità organizzata, corvi che spifferano maldicenze a destra e manca, un imprenditore ucciso a Desio nel 2011 e il Pgt di Biassono bloccato lunedì scorso dalla provincia monzese. Ribolle l’urbanistica in Brianza, zona dove un tempo sfrecciava sulla sua Audi Sport l’ex assessore regionale all’Ambiente Massimo Ponzoni, ora agli arresti domiciliari con le accuse di concussione, corruzione, finanziamento illecito al partito, bancarotta fraudolenta, peculato e appropriazione indebita.
A farne le spese, dal punto di vista politico e giudiziario, sono Popolo della Libertà e Lega Nord, che insieme comandano da dieci anni in questo spicchio di Lombardia, tra regione, provincia e diverse amministrazioni comunali. L’ultima notizia, passata sotto traccia, è la bocciatura del Programma di Governo del Territorio di Biassono, comune di quasi 12 mila abitanti, monocolore padano da più di 16 anni, ora governato da Piero Malegori.
Da queste parti passerà prima o poi una parte della Pedemontana, che tra rotonde e nuove strade provinciali stimola l’appetito di molti imprenditori che vogliono costruire centri commerciali e residenziali. La grana esplode nel 2011, alla fine di marzo. Nella prima indicazione della provincia di Monza e Brianza del pidiellino Dario Allevi, vengono identificati 300 mila metri quadri di «ambito agricolo strategico». È il 21 marzo del 2011 (vedi foto). A capo dell’assessorato all’Urbanistica in provincia, all’epoca, c’è Antonino Brambilla, che poi finirà in carcere nell’inchiesta che vede coinvolto pure Ponzoni.
Nemmeno due mesi dopo, durante la presentazione al consiglio provinciale, il 5 maggio le zone blu scompaiono (vedi foto). Perché? Incominciano le polemiche. Le opposizioni – ma pure alcuni sindaci di centrodestra – denunciano «la scomparsa di una delle ultime barriere di verde» in una zona che è già una delle aree industriali più intasate della Brianza.
Certo, ormai i tempi sono cambiati. Anche qui la crisi ha avuto i suoi effetti – capannoni e magazzini abbandonati si contano a centinaia-, ma a tanti pare davvero strano che quei 300 mila metri quadri abbiano cambiato la loro destinazione d’uso. Il sospetto è che il Pgt possa dare il via a speculazioni edilizie di ogni tipo. La tematica è complessa, leggi e cavilli la fanno da padrone, ma un bel giorno, l’8 giugno del 2011, un corvo (un tecnico del comune? ndr) invia una lettera a tutti i sindaci della Brianza. (vedi lettera)
Nella missiva si parla appunto dei cambiamenti apportati e ci si domanda che se «le suddette aree sono state identificate dall’assessorato alla Pianificazione, significa che sono state ritenute strategiche, che ad oggi sono aree agricole e che hanno beneficiato di finanziamenti legati all’agricoltura dall’Europa. Come mai questa strana retromarcia?». E poi il corvo aggiunge: «Chi c’è dietro questa incredibile operazione, chi c’è a capo dei furbetti del quartiere e riesce ad ottenere tutti questi vantaggi dall’immediato stralcio dei vincoli?». La replica di Malegori sui quotidiani è stizzita: «Operazione prevista da tempo e del tutto regolare», spiega il primo cittadino di Biassono che sostiene che «le lettere anonime non meritano nessuna risposta».
Nel frattempo la Brianza continua a ribollire. A tenere banco c’è sempre la questione di un altro Pgt, quello del comune di Monza, con gli interessi mascherati su altre aree agricole di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e dell’assessore all’Urbanistica, poi Expo 2015, Paolo Romani. Per un po’ di tempo tutto scorre liscio come al solito. Ci sono le polemiche, discussioni accese, volantini e proteste. Ma la procura monzese e quella di Milano già da un po’ di tempo hanno iniziato a indagare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella pubblica amministrazione. C’è già stata l’inchiesta Infinito di Ilda Boccassini. Scoppia poi il caso San Raffaele e la regione Lombardia inizia a essere perlustrata in ogni suo angolo dagli investigarori.
Intanto, nel luglio del 2011 parte l’inchiesta su Ponzoni e Brambilla. Come ricorda Repubblica del 28 luglio: «L’inchiesta della magistratura monzese, coordinata dal sostituto procuratore Giordano Baggio, ruota intorno ad una presunta tangente di 220mila euro versata tra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore edile Filippo Duzioni a Ponzoni, ai tempi coordinatore provinciale del Pdl. A lui, grazie alle proprie influenze nel mondo politico, sarebbe toccato intercedere presso pubblici funzionari per cambiare la destinazione d’uso di alcune aree trasformandole da agricole in edificabili».
A un certo punto, però, il 14 novembre, la situazione in Brianza inizia a diventare preoccupante. Paolo Vivacqua, imprenditore dei «rottami» (perché li raccoglie e bonifica ndr) di Ravanusa (Agrigento), viene freddato con sette colpi di pistola a Desio. La magistratura incomincia a indagare. E in poco tempo i pm si accorgono che tra gli interessi di Vivacqua c’erano dei terreni a Carate Brianza e Gessate. La «priorità assoluta sua e dei suoi soci» – secondo la procura – è veder trasformare cinque terreni a ridosso della Valassina da agricoli in commerciali o residenziali.
Si arriva così al 12 luglio scorso, quando «nel segno di Paolo Vivacqua» – come titolano i giornali locali – viene arrestato Maurizio Altobelli, consigliere pidiellino di Carate. In pratica, sostiene l’accusa, per cambiare il programma di governo del Territorio su cinque terreni – dove ora è in costruzione un immobile di Bricoman Italia, – Altobelli si sarebbe spartito alcune mazzette, tra cui una di 290 mila euro proprio di Vivacqua.
A parte la questione «terreni agricoli» – che continua a comparire qua e là in tutta la provincia e al monocolore di centrodestra della giunta provinciale Pdi e Lega – non ci sono collegamenti tra Carate e Biassono. Anche se, va detto, Brambilla è pure indagato nella prima. Resta un fatto: lunedì scorso la giunta provinciale ha deciso di bocciare il Pgt biassonese. Nel parere (vedi documento allegato) c’è scritto «che nel documento integratico non vengono svolte sufficienti valutazioni dell’impatto viabilistico derivanti» e che le analisi relative alla capacità delle reti sono fatte «in modo errato» e «parziale». A un anno di distanza è tutto cambiato? La politica, per una volta, preferisce tacere.
@ARoldering