L’ultimo numero di Clint Eastwood si chiama “l’Obama invisibile”

L'ultimo numero di Clint Eastwood si chiama "l'Obama invisibile"

Che fosse un vecchio cuore repubblicano, già si sapeva. Ma ieri, Clint Eastwood, l’immortale gunman di tanti western, ha stupito tutti: sceso dalla sella, l’attore si è arrampicato sul palco della Convention Nazionale di Mitt Romney per prendere una posizione netta e surriscaldare gli animi, fino a quel momento abbastanza tiepidi, dei sostenitori del leader mormone. Uno speech che ha incantato per freschezza ed originalità, quello di Eastwood, il quale – da navigato comunicatore – ha saputo tirare fuori dal cilindro l’ennesimo numero di una carriera spettacolare.

Il regista di Million Dollar Baby ha inventato quello che, in America, è già stato ribattezzato The Invisible Obama, “L’Obama invisibile” (già titolare, pochi minuti dopo, di un account omonimo su Twitter). Invitato da Romney come ospite a sorpresa, Eastwood ha posizionato di fianco al proprio leggio una sedia vuota, fingendo, per undici minuti, che su quella sedie fosse seduto proprio il presidente in carica. «Abbiamo Obama qui con noi, oggi», ha esordito Eastwood, tra le risa generali. Con la stessa lucida perfidia del Walt Kowalski ammirato in Gran Torino, poi, l’attore ha intavolato con il democratico un dialogo sui temi più caldi della campagna elettorale in corso, con lui a prendere le parti del “Paese reale” e il fantasma del presidente ad affondare sotto i montanti del teatrale Clint.

Appena salito sul palco, Eastwood ha ironizzato sull’entusiasmo del pubblico nei suoi confronti, scherzando: «Hey, tenetene un po’ anche per Mitt!». Poi ha cominciato a ricordare il giorno in cui Obama vinse le elezioni: «C’erano nell’aria grandi speranze, si parlava di “Hope” e “Change”, tutti piangevano. Anche Oprah piangeva. E piangevo persino io…», racconta con un certo sarcarmo l’attore. «Poi però, ho cominciato a piangere davvero, in un altro senso. Quando ho scoperto che c’erano 23 milioni di persone senza lavoro in questo Paese e che questa amministrazione non faceva abbastanza per migliorare la situazione». Poco dopo, Eastwood ha finto che Obama lo interrompesse: «Che vuol dire “stai zitto”? Questo è il mio turno». E ancora: «Come? Cosa vuoi che dica a Romney? No, non posso».

Poi, tornando serio: «É tempo che un businessman diventi Presidente degli Stati Uniti, e Romney con Ryan forma una bella coppia». Eastwood ha concluso in bellezza declamando «questa nazione è nostra, non è dei politici, che sono i nostri impiegati al servizio del Paese». Lo stesso Clint Eastwood, in passato, era stato uno di questi «impiegati al servizio del Paese», tra il 1986 ed il 1988, quando fu eletto sindaco di Carmel-By-The-Sea, in California. In quel periodo si pensò addirittura alla possibilità di una sua candidatura alla Presidenza, sulla scia di quanto era accaduto con Ronald Reagan negli anni precedenti, ma i rumours si rivelarono infondati. Ora, Eastwood ha compiuto il suo grande ritorno nella politica che conta: l’età ormai non è più quella giusta, ma siamo sicuri che, se così non fosse, potrebbe essere davvero lui l’uomo giusto per guidare i repubblicani d’America. Ieri – il video lo testimonia – lo ha dimostrato.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta