Romney lo tallona, Obama non ha più soldi e ora rischia davvero

Romney lo tallona, Obama non ha più soldi e ora rischia davvero

A cento giorni dal voto, mentre un pugno di milionari inonda di dollari il candidato repubblicano Mitt Romney, i super finanziatori vicini al presidente Barack Obama – tra cui Warren Buffett, Eric Schmidt (Google) e George Soros – nicchiano. Non staccano assegni milionari per una questione di principio. Ma senza il loro denaro Obama potrebbe non farcela a vincere le elezioni del prossimo 6 novembre.

Da tempo i paperoni liberal hanno detto e ribadito di non condividere per nulla la recente sentenza della Corte Suprema che di fatto ha inaugurato un regime di donazioni illimitate ai candidati. «Non voglio che la democrazia vada in quella direzione, bisogna mettere qualche paletto», ha recentemente dichiarato l’imprenditore Warren Buffett.

La posizione di Buffett, la cui fortuna si aggira sui 44 miliardi di dollari secondo la rivista Forbes, è emblematica del disgusto dei miliardari nell’orbita del partito democratico verso il nuovo sistema di finanziamento della campagna dove i comitati di sostegno elettorale, i cosiddetti Pacs o super Pacs, possono rastrellare donazioni senza alcun tetto. Soldi che poi investono in feroci campagne pubblicitarie.

George Soros, come Warren Buffett e l’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, vorrebbe che Obama fosse rieletto, ma si dice anche lui estremamente scettico sulla decisione della Corte suprema e non vuole contribuire a questo gioco al rialzo che ritiene deleterio per la democrazia americana, dove il peso dei grandi finanziatori ha sempre avuto un ruolo importante, ma non di queste proporzioni.

Altri super-ricchi democratici non vogliono sottoscrivere assegni al super Pac di Obama, Priorities Usa Action, soprattutto perché delusi, dicono, dalla mancata riconoscenza dimostrata dal presidente dopo l’affermazione del 2008, o perché insoddisfatti dell’operato dell’amministrazione su temi a loro cari. Della prima categoria fa parte Penny Pritzker, miliardaria che gestiva la macchina della raccolta fondi di Obama alle scorse elezioni presidenziali. Ereditiera della catena di hotel internazionale Hyatt, la Pritzker puntava al ministero del Commercio, ma Obama ha accantonato la sua candidatura, anche perché nel frattempo la signora è rimasta invischiata in una vicenda di derivati tossici, e in tempi di crisi finanziaria, affidarle un incarico del genere, per Obama sarebbe potuto diventare un boomerang.

Il secondo gruppo, quello cioè dei riccastri democratici semi-delusi da Obama è ben illustrato dalla storia della famiglia Crown di Chicago. Lester Crown nel 2008 sostenne Obama per l’impegno a favore di Israele. In queste elezioni, invece, non solo lui non ha ancora sganciato un quattrino, ma sua figlia Susan è una finanziatrice di primo piano di Romney. Come mai? In un’intervista all’Atlantic Monthly del 2010 Crown spiegò come si aspettasse più coraggio dall’amministrazione nell’appoggiare Israele a fronte della minaccia iraniana.

Ma se i superdonatori democratici storcono il naso a questo regime di finanziamenti illimitati, quelli repubblicani firmano volentieri i maxi-assegni, per far valere le loro idee e magari anche per risolvere questioni che stanno loro a cuore.

Prendiamo per esempio Harold Simmons, un uomo che ha fatto i soldi vendendo e comprando aziende. Simmons, 81 anni, oltre a detestare Obama poiché lo ritiene un «pericoloso comunista» amerebbe risolvere a breve un «problemino». In pratica ha scavato una buca grande come mille campi da calcio nel Texas orientale per farne una discarica di materiali radioattivi, ma finora non ha ricevuto le autorizzazioni necessarie a far correre il business. Quindi ha assoldato un team di lobbisti con l’obiettivo di far pressione sull’amministrazione Obama per aumentare la gamma di rifiuti nucleari che possono essere smaltiti dalla sua azienda. Alla questione sta lavorando una specifica commissione e una decisione dovrebbe essere presa prima del 2014. Ma Simmons, che non ama attendere, ha nel frattempo investito 15 milioni di dollari in organizzazioni che supportano Romney. Non si sa mai che un cambio alla Casa Bianca possa agevolare la pratica.

Un altro che non sta a guardare e ha buttato più di un milione di euro nel comitato di sostegno elettorale “Restore our Future” di Romney è J. W. “Bill” Marriott, l’erede della famiglia Marriott. Vuole che il governo faciliti l’ingresso di turisti e businessman negli Stati Uniti. Arne Sorenson, il nuovo amministratore delegato di Marriott International ha recentemente chiarito il concetto in una conversazione sulla Cnn: «Ormai ogni anno cento milioni di persone viaggiano dalla Cina verso altri Paesi. Gli Stati Uniti devono riuscire ad accaparrarsi una quota significativa di questo gruppo».

La lista dei paperoni pronti a puntare sul candidato repubblicano è fitta. Ci sono pure i fratelli Koch (David e Charles) storici finanziatori del partito repubblicano a capo di Koch Industries, una galassia di attività industriali che va dalle raffinerie petrolifere a prodotti di largo consumo come le moquette Stainmaster. C’è l’impresario edile texano Bob Perry (nessuna parentela con il governatore del Texas Rick Perry). E c’è naturalmente Sheldon Adelson, 78 anni, l’imperatore dei casinò di Las Vegas (ma soprattutto di Singapore e Macao) a oggi il super-finanziatore di gran lunga più munifico in casa Romney.

Tutto vero. Ma qualche mega-finanziatore obamiano che contrasta a suon di assegni i superdonatori repubblicani esiste. Il più conosciuto è forse il sessantunenne Jeffrey Katzenberg, amministratore delegato dello studio cinematografico DreamWorks Animation (vedi film come “Shrek” e “Kung Fu Panda”) fondato con Steven Spielberg dopo una lunga e brillante carriera alla Disney. Nella scorsa tornata elettorale è stato il secondo finanziatore individuale più generoso a favore di Obama. La sua vicinanza all’amministrazione lo ha aiutato a fare lobby per ottenere un migliore accesso al vasto mercato cinese del cinema.

Qualche mese fa Katzenberg ha avuto un meeting con il vicepresidente cinese Xi Jinping, prima che il politico cinese incontrasse il vicepresidente americano Joe Biden. Poche ore dopo la Casa Bianca ha annunciato che la Cina il prossimo anno consentirà l’arrivo sul mercato di altri 14 film stranieri, purché siano Imax o 3D, proprio la specialità di DreamWorks.  

Ad appoggiare il presidente in carica attraverso i comitati di sostegno elettorale sono anche, per esempio, Amy P. Goldman, 58 anni, ereditiera di una delle più grosse fortune immobiliari americane, nonché famosa pasionaria dell’agricoltura biologica. E anche il matematico James H. Simons, 74 anni, fondatore di Renaissance Technology, uno degli hedge fund di maggior successo al mondo. Goldman e Simons quest’anno hanno versato rispettivamente 1 e 1.5 milioni di dollari in favore dell’attuale presidente.
Obama, però, ha solo cento giorni per recuperare almeno alcuni dei maxi-assegni che mancano all’appello.
 

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