Casini esulta per il Monti-bis: «Che aspettano Pd e Pdl?»

Casini esulta per il Monti-bis: «Che aspettano Pd e Pdl?»

«Ragazzi che caldo». Pier Ferdinando Casini entra nella sala Alcide De Gasperi di fretta. La conferenza stampa negli uffici del gruppo Udc alla Camera è stata convocata all’ultimo momento, appena ascoltate le parole di Mario Monti dagli Usa. Fuori da Montecitorio la giornata è effettivamente poco autunnale. «Ma a New York fa fresco» scherza ad alta voce un giornalista. Casini gli sorride soddisfatto. «Allora avranno le idee chiare».

Dall’altra parte dell’oceano il premier Mario Monti ha appena annunciato la disponibilità a proseguire la sua azione di governo. Se i partiti lo vorranno, ha spiegato, è pronto a considerare un altro mandato a Palazzo Chigi. Le preghiere di Casini sono state ascoltate. «Adesso mi auguro che le elezioni diano un responso chiaro – comincia a parlare il leader centrista – Noi chiederemo che gli italiani richiamino Monti in servizio permanente ed effettivo». Tra tutti i leader politici, Casini è uno dei pochi ad aver sempre creduto alla possibilità di un Monti-bis. Oggi vede finalmente realizzarsi le sue aspettative.

«Quello di Monti è un annuncio che non ci aspettavamo nemmeno noi», raccontano dal partito. Non è vero. In realtà le dichiarazioni del premier erano attese da tempo, almeno in via dei Due Macelli. Piuttosto in pochi hanno capito la scelta del Professore di esporsi proprio durante la visita negli Stati Uniti. In ogni caso, per tornare a Palazzo Chigi Monti ha avanzato alcune condizioni. Proseguirà il suo lavoro in caso di «circostanze particolari» e solo su richiesta del Parlamento. Casini non ha dubbi: «Le condizioni di emergenza non sono ancora finite». Quella di Monti sarà pure una «medicina amara», ammette l’ex presidente della Camera. Ma per il Paese è ancora necessaria.

Ecco perché le liste che l’Udc presenterà alle elezioni sosterranno apertamente un Monti bis. «Il bagno elettorale sarà fondamentale» dice Casini. Servirà a legittimare il nuovo mandato del premier (troppo spesso accusato di voler tornare al governo senza sottoporsi al giudizio degli elettori). «Ma adesso non dite che è una vittoria per l’Udc – spiega al telefono il deputato Udc Mauro Libè – questa è una vittoria per il Paese». Casini è d’accordo. Durante la conferenza stampa spiega: «Monti non è patrimonio della mia lista o del mio partito. Questo sarebbe un atto di appropriazione indebita. Il premier è patrimonio comune degli italiani, del Pd e del Pdl».

Il leader centrista avanza la sua proposta agli altri partiti della maggioranza. Chiede a Bersani e Berlusconi di sottoscrivere una carta d’intenti vincolante prima delle elezioni, «un documento che ci impegni a proseguire su questa strada. Che rassicuri la comunità internazionale e gli italiani che il lavoro intrapreso da questo governo è solo all’inizio». Tutti insieme per portare l’esperienza del Professore anche nella prossima legislatura. L’invito è rivolto a tutti i partiti «responsabili». Difficilmente sarà accolto. Ma se Pd e Pdl non ci stanno, tanto meglio. Attorno all’Udc è già pronto ad organizzarsi un listone pro-Monti. Formato da alcuni tra i parlamentari più filogovernativi (tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra), ma anche da esponenti della società civile e membri dell’attuale esecutivo.

Perché l’operazione riesca è importante che la prossima legge elettorale sia il più simile possibile a quella immaginata dall’Udc. Un impianto proporzionale, con un premio di maggioranza limitato. Un sistema elettorale che obblighi le forze politiche ad un confronto parlamentare dopo le urne. Magari proprio sotto la regia di Mario Monti. «Io mi rifiuto di pensare che possa rimanere il Porcellum – spiega Casini in conferenza stampa – Mi auguro che in Parlamento non ci sia nessuno così autolesionista». L’ultima suggestione: la conferma di Monti a Palazzo Chigi apre a un secondo mandato del presidente Napolitano al Quirinale? «I due hanno lavorato molto bene assieme – spiega Casini – Non c’è dubbio. Ma il rispetto per il capo dello Stato esige che di questo non si parli».