Mi consentoLe dieci persone che nella vita hanno assestato un colpo mortale alle finanze e al morale di Berlusconi

Le dieci persone che nella vita hanno assestato un colpo mortale alle finanze e al morale di Berlusconi

10) I DIECIMILA DIPENDENTI MEDIASET
Avendo ormai l’età liberatoria della chiarezza, il nostro vecchio amico Cav. non fa mistero di un progetto risolutivo che lo renderebbe davvero felice: sbarazzarsi in un sol colpo di tutta la zavorra Mediaset. Ogni tanto, la sera, si confida al maggiordomo Alfredo, spingendosi al limite dell’aberrazione intellettuale. È un pensiero che lo tormenta, ma che non riesce più a sopprimere. Gli viene di pensare che la televisione, per dirla alla Fantozzi, «è una cagata pazzesca». Alfredo a quel punto gli prepara la solita tisana al tiglio e lo mette a letto. 

9) ALEXANDRE RODRIGUES DA SILVA
Peggio noto come Alexandre Pato, il giovane e inutile ventitreenne ha assestato un colpo mortale al morale, alle casse e alla vita del nostro caro, vecchio, amico Cavaliere. Non sappiamo se spingerci sino al punto da sentenziare che gli ha rovinato la vecchiaia, ma è sicuramente il caso di valutare anche questa opzione. Il solo pericolo che gli diventasse genero lo ha gettato nella più cupa delle disperazioni, ma ancor più nero è stato il suo umore quando ha dovuto stracciare un assegno da 35 milioni di euro del Psg perché la «povera» Barbara lo ha implorato di farlo restare al Milan. Adesso che si è sfidanzato, può tranquillamente farlo gambizzare dal Gabibbo.    

8) QUELLA CAGATA DEL GRANDE FRATELLO
Non ne ha mai visto una puntata. Neppure la prima, d’esordio. Gli fa letteralmente schifo, ma questo non lo ha mai potuto dire. Sino a che il GF gli ha portato un po’ di grana in cassa, bene. Ma adesso che fa acqua da tutte le parti, ha deciso di vuotare il sacco con Guido Possa, vecchio amico del liceo: «Vedi Guido, a me tutta quella gente che non fa un cazzo mi fa diventare matto». Più o meno quello che ha sempre pensato di Massimo D’Alema. 

7) GERRY SCOTTI
È uno dei suoi grandi crucci. Un tarlo che da moltissimi anni gli erode particelle di tranquillità e che adesso, in vecchiaia, gli torna insistentemente alla mente sotto forma di auto-interrogativo: «Ma perché in tutti questi anni ho dato una paccata di miliardi a uno che non sa fare un cazzo?» 

6) MIRANDA RATTI
Scopriamo oggi, grazie all’ennesimo verbale giudiziario, che a buttarlo sul lastrico è stato non già Marcello Dell’Utri, il quale peraltro ha fatto egregiamente il suo, ma la di lui consorte. Nel respingere con sdegno, di fronte ai pm di Palermo, l’ipotesi di aver comprato la benevolenza mafiosa attraverso regalie milionarie all’amico di una vita, il Cav. ha gettato la croce su quella «moglie spendacciona, dalle mani bucate». La povera Miranda per il momento non reagisce. Ma sembra abbia telefonato a Veronica, chiedendole il telefono della sua avvocatessa.  

5) RENATO SCHIFANI
Non può mancare il cotè politico. Ovvero quel folto gruppo di simpatici fancazzisti, un tempo giustamente emarginati dalla società e poi nel corso degli anni raccattati a bordo dall’immensa generosità del Cavaliere. L’elenco sarebbe sterminato, ci sfilano davanti agli occhi le immagini tristi di Gianfranco Fini e Fabrizio Cicchitto, tanto per fare due nomi, ma ce n’è uno che si staglia nettamente sopra gli altri: l’attuale seconda carica dello Stato. Il capolavoro di Silvio Berlusconi. L’uomo che ha annuito più volte di Carlo Pellegatti alle parole del Capo. E oggi è a Palazzo Madama nella stanza più in vista.

4) LUIGINO, BARBARA, ELEONORA
I tre figli di Veronica, cui papino è stato costretto a girare ingentissime quote di capitale, sono stati per lui un vero tormento. Una sciagura, si potrebbe persino azzardare. All’ingratissima madre, che li ha coltivati all’ombra della scuola steineriana, dove il rito iniziatorio e salvifico era quello di buttare dalle finestre una ingente quantità di televisori al plasma (accesi su Canale 5), non è riuscita l’impresa di sciroppargli le aziende con le quote dei pargoli e dunque la signora Bartolini ha dedicato tutte le sue attenzioni a scorticarlo vivo per via matrimoniale. 

3) NICCOLO’ GHEDINI
Soltanto tra molti lustri si potranno capire in maniera lucida e compiuta i danni incalcolabili prodotti dall’avvocato padovano (è ormai del tutto chiaro che il complotto ai danni del Cavaliere parte da Padova, sono già due le entità terrificanti che arrivano da quel lembo di terra, lui ed Ennio Doris). L’altra sera, nella pace del villone di Arcore, il povero Silvio ha chiesto a Maria Rosaria Rossi, la disinteressata assistente che lo ha in cura, un prospetto degli emolumenti sino a quel momento versati all’avvocato. La poverina, in preda allo sconforto, ha chiesto una rapida consulenza al duo Giavazzi-Alesina, il cui risultato finale valeva almeno un punto di Pil. Per non incupire ulteriormente il Capo, la Rossi ha tolto dal montante globale ben sei zeri e poi gli ha presentato la relazione. Svenuto all’istante, l’ex premier è stato ricoverato al San Raffaele sotto le amorevoli cure del dottor Zangrillo.

2) LE OLGETTINE
Assunte con la nuova riforma Fornero, le quarantacinque (45) precarie sono state finalmente regolarizzate all’interno del gruppo Fininvest. Diverse le destinazioni d’uso, ma tutte all’interno di un grande progetto di solidarietà che dovrebbe partire con il nuovo anno. Anche in questo caso, la quantificazione dei fondi elargiti alle fanciulle in questi ultimi anni non ha messo particolarmente di buonumore il nostro amico Cav., «ma almeno in questo caso – ha raccontato a cena a un Fedele Confalonieri al solito comprensivo – mi sono divertito come un pazzo e ho ciulato come una bestia, mica come con Ghedini». 

1) ENNIO DORIS E IL SUO BASTONE
Se nella vita di Silvio Berlusconi c’è, esiste, è mai comparsa all’orizzonte la figura mitologica del succhiaruote, con il fondatore di Mediolanum siamo in pura elegia. Nessuno più di Doris ha drenato dal povero Cav. e parlar semplicemente di soldi sarebbe banale e miserevole. No, l’inarrivabile padovano, già meritevole di aver salvato il dialetto negli spot nazionali e di averlo portato in Borsa, adesso non lo nomina nemmeno più. Anzi, coi vecchi amici di Tombolo, paese dove tutti – donne, vecchi, bambini – vanno orgogliosamente col bastone, Ennio fa addirittura finta di non averlo mai conosciuto: «Io mi sono fatto da solo».
       

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