Un gruppo di politici rinuncia allo stipendio: è una storia vera

Un gruppo di politici rinuncia allo stipendio: è una storia vera

Nel piccolo comune di Lagnasco (Cuneo) il sindaco e quattro assessori hanno deciso di non aspettare la spending review di Roma e lavorano senza compenso. Il risparmio, circa 25mila euro l’anno, viene investito in progetti di pubblica utilità.

In provincia di Cuneo, nel minuscolo comune di Lagnasco (poco più di 1.400 residenti), da tre anni il sindaco e i consiglieri non incassano alcuna retribuzione per le loro prestazioni. E non perché non ci siano soldi, anzi, il bilancio comunale (che ammonta a circa 3 milioni di euro) è in attivo da anni, con piccole variazioni positive che crescono costantemente. 

Semplicemente, chi regge le sorti del comune ha deciso volontariamente di rinunciare a ogni retribuzione fin dal 2009, anno in cui, il 9 giugno, si è insediata la nuova giunta di centro (lista civica Valori, tradizioni, futuro) guidata dal primo cittadino Ernesto Testa, un imprenditore 54enne attivo nel settore degli impianti elettrici e fotovoltaici. Insomma, il sindaco, il suo vice Marco Gallesio e altri quattro consiglieri di maggioranza non beccano un euro da oltre tre anni: Testa fa a meno della sua indennità di circa 1.200 euro al mese e gli altri al gettone di presenza da 18,98 euro che, secondo la legge, dovrebbero incassare per ogni seduta del consiglio comunale. Il risparmio complessivo ottenuto azzerando i compensi, circa 25mila euro l’anno, resta tutto nelle casse comunali e viene reinvestito in iniziative a favore della comunità.

Nel 2010, per esempio, con quei soldi sono stati realizzati dei servizi igienici pubblici nel pressi dell’area del cimitero e nel 2011 un impianto di videosorveglianza dei punti nevralgici del paese dotato di quattro telecamere collegate via wi-fi ai relativi monitor.

Per il 2012 non è ancora stato stabilito come spendere la somma risparmiata: la decisione verrà presa il prossimo novembre. È significativo pero che quattro consiglieri dell’opposizione (riuniti nella lista Crescere insieme per Lagnasco) non abbiano mai accettato l’autoriduzione dei compensi e quindi percepiscano regolarmente il loro bravo gettone da 18,98 euro per ogni seduta, a riprova della diffusa abitudine italiana secondo la quale in politica anche le buone idee è meglio respingerle, se vengono dal partito avverso.

Il prossimo progetto del sindaco Testa, piuttosto impegnativo per le finanze comunali, è il recupero di un palazzo del centro storico da destinare a nuova sede del municipio, con l’abbandono di quella attuale in vetro e alluminio, assai costosa da riscaldare. Lo stanziamento previsto è di circa 800mila euro, dei quali 465mila verranno erogati dalla Regione Piemonte in base a un bando sui progetti di recupero di edifici storici vinto proprio da Lagnasco. La somma mancante verrà invece ricavata dalla vendita dell’area dell’attuale sede comunale e, secondo le previsioni, l’intera operazione dovrebbe oltretutto generare una piccola plusvalenza, senza contare i futuri risparmi nelle spese per il riscaldamento.

Il primo cittadino di Lagnasco (lo staff dell’intero comune è fisso da anni ad appena cinque dipendenti) afferma che nel 2012 il bilancio presenterà ancora un utile, ma inferiore a quello degli anni precedenti. «Ci costringono a spendere» spiega Testa, «perché con la spending review c’è il rischio che i comuni con un avanzo d’esercizio vedano ridursi i trasferirmenti dallo Stato più di quanto accade a quelli che invece hanno un passivo. Certo, è ovvio che per ridurre l’utile spenderemo in attività a favore della comunità, e quindi comunque a beneficio dei cittadini, ma in questo modo ridurremo anche le riserve che teniamo a disposizione per le eventuali emergenze. E se queste dovessero presentarsi, potremmo essere costretti a indebitarci per farvi fronte e quindi a pagare poi gli interessi passivi sul debito. Tuttavia, anche altri comuni del cuneese con i conti in ordine stanno pensando di adottare la nostra stessa strategia e di ridurre l’utile di bilancio per portarlo il più possibile vicino allo zero».

Insomma, il messaggio è chiaro: la spending review, se applicata in modo indiscriminato, potrebbe avere effetti paradossali e non positivi proprio sui conti dei comuni virtuosi che hanno ben amministrato.