Alemanno pronto a rompere con il Pdl (per fare un partito di destra)

Alemanno pronto a rompere con il Pdl (per fare un partito di destra)

La definitiva implosione del Popolo della Libertà si avvicina. Non bastavano gli scandali della Regione Lazio e le sirene della Lista pro-Monti, adesso torna d’attualità anche la resa dei conti tra gli ex An e i dirigenti berlusconiani. Il segretario Angelino Alfano e i vecchi dirigenti di via della Scrofa non sono mai stati così distanti. E se un tempo la pattuglia guidata da Gasparri e La Russa contava al suo interno una buona parte di “lealisti”, oggi il progetto di abbandonare il Cavaliere è diventato improvvisamente più concreto. Merito, o colpa, del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Storico pontiere tra via dell’Umiltà e la componente aennina. Ma ormai in guerra aperta con Alfano.

Almeno due i motivi dello scontro. Anzitutto la decisione dei dirigenti Pdl di escludere la giovane Carolina Varchi dalle liste per le regionali siciliane. Classe ’83, vicepresidente nazionale di Giovane Italia, Varchi rappresenta il sindaco di Roma nella componente giovanile del partito. Alemanno ha vissuto la sua estromissione dalle candidature come uno sgarbo personale. Il secondo, più recente, motivo del contendere è legato alla prossima sostituzione del coordinatore del Pdl laziale Vincenzo Piso. Altro uomo del sindaco, che Alfano è pronto a sacrificare in seguito allo scandalo del Consiglio regionale. Al suo posto il segretario sarebbe pronto a inviare un commissario. La decisione, non concordata, ha mandato su tutte le furie Alemanno, che ieri si è lamentato su Twitter: «A Vincenzo Piso, che è vittima di una situazione paradossale, va la mia solidarietà e vicinanza. Come ho già avuto modo di dire, i veri processi iniziano e finiscono in tribunale, non sulle agenzie o sui giornali».

E così la fronda degli scissionisti ex An aumenta di numero. Domani si vedranno a Roma La Russa, Gasparri e Alemanno. Tra i fedelissimi, contrari a lasciare il Pdl, resta solo l’ex ministro Altero Matteoli. Eppure con il passare del tempo e l’aumentare delle polemiche il progetto indipendentista sta perdendo il suo fascino. Fino a qualche settimana fa si ragionava su un nuovo contenitore politico aperto al contributo di tante figure, anche storicamente esterne al mondo ex missino. Una grande casa della destra liberale e moderna. Con la partecipazione dei leghisti vicini all’ex capogruppo Marco Reguzzoni – in rotta con il segretario Roberto Maroni – Ma anche Giulio Tremonti, Oscar Giannino, il direttore del quotidiano romano il Tempo Mario Sechi.

Ora il progetto cambia. Nella testa dei dirigenti ex An, la nuova lista dovrà garantire la sopravvivenza del gruppo. Sarà una nuova destra, ma in tono minore. Un partito creato per arginare la prossima, probabile, emorragia di poltrone nel Pdl. Ai circa 60 deputati aennini rimasti nel partito di Berlusconi dopo l’uscita di Fini, in vista della prossima legislatura sarebbero stati riservati non più di una ventina di seggi. Troppo pochi per non ribellarsi. Ecco allora che, pur nella consapevolezza di dar vita a una “ridotta indiana”, molti hanno deciso di lasciare il partito. L’obiettivo è quello di garantirsi almeno una trentina di posti alla Camera anche dopo il 2013.

L’idea è percorribile. E, a seconda di come andrà la trattativa sulla legge elettorale, potrebbe anche essere benedetta dal Cavaliere. L’ipotesi di un partito di destra in un più ampio rassemblement d’area non è priva di significato. Berlusconi ha già pensato di affiancarle una lista di giovani guidata direttamente da lui e una realtà capeggiata da Alfano, espressione dei dirigenti Pdl. Uno spezzettamento del centrodestra che potrebbe persino aiutare a raccogliere qualche voto in più, qualora fosse confermato il Porcellum.

I deputati ex An sarebbero ormai quasi tutti pronti al grande salto. Interpellati qualche settimana fa, poco prima dell’ultima riunione dei vertici a Palazzo Grazioli, i diretti interessati si erano convinti. «Ci eravamo decisi ad appoggiare questa nuova avventura» racconta uno di loro. A fermare gli entusiasmi, allora, erano stati i colonnelli. Messi in riga da Berlusconi e rapidi a negare pubblicamente ogni scenario di scissione.

Ora le cose cambiano. Grazie all’improvvisa rottura tra Alemanno e Alfano l’allontanamento degli ex An dal Pdl torna d’attualità. Il sindaco di Roma è pronto a guidare il nuovo partito? Probabilmente no. Anzitutto per la forte concorrenza interna della corrente che fa capo a Fabio Rampelli e Giorgia Meloni. Ma soprattutto per il sogno alemanniano di rimanere al Campidoglio. Il prossimo gennaio l’ex ministro dell’Agricoltura parteciperà alle primarie per scegliere il candidato sindaco di centrodestra. A scanso di novità, sarà ancora lui a correre (probabilmente contro il Pd Nicola Zingaretti).

Intanto si lavora per rinnovare il suo staff. Recentemente è giunto nella Capitale – su suggerimento dello stretto collaboratore del sindaco, Salvatore Santangelo – il professor Andrea Fontana. A Pavia, dove Fontana insegna all’università, il nuovo guru della comunicazione del Campidoglio si occupa di “Storytelling e narrazione d’impresa”. All’ombra del Colosseo dovrà occuparsi di riscrivere l’immagine di Gianni Alemanno in vista della prossima campagna elettorale. Un compito che gli ha già procurato il primo nemico: lo storico spin doctor del primo cittadino Luigi Crespi. Secondo i bene informati, pronto a lasciare polemicamente l’incarico.