“Bene l’addio ai tagli Irpef, ma non si può tagliare il cuneo a saldi invariati”

“Bene l’addio ai tagli Irpef, ma non si può tagliare il cuneo a saldi invariati”

Dalla riunione tra il ministro dell’Economia Grilli e i relatori del provvedimento alla Camera, Renato Brunetta Renato Brunetta (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd), il Dl Stabilità esce con un impianto completamente ribaltato. In un clima sereno, nonostante Brunetta all’interno del Pdl sia da tempo tra i più critici nei confronti del governo tecnico, l’esecutivo ha dunque accolto le modifiche dei partiti. La novità più rilevante è l’eliminazione della riduzione un punto dei primi due  scaglioni delle aliquote Irpef, che restano quindi al 23 e al 27%, per utilizzare le risorse così risparmiate tanto per mantenere l’aliquota Iva più bassa a quota 10% – l’altra aliquota salirà invece dal 21 al 22% come previsto – quanto, e soprattutto, per ridurre il cuneo fiscale nel 2013. Disco verde incassato dalla anche sulla non retroattività delle detrazioni e deduzioni, sulle quali però l’esecutivo deciderà nei prossimi mesi, in particolare per quanto concerne la franchigia di 250 euro alle erogazioni liberali e il tetto alle detrazioni a 3mila euro l’anno (spese mediche escluse).

Un bagno di realismo. È questa la sensazione che emerge dal meeting odierno. Come hanno osservato molti economisti, l’effetto della riduzione dell’aliquota dello scaglione iniziale fino a 15mila euro (che sarebbe appunto dovuta passare dal 23 al 22%, e per lo scaglione di reddito tra i 15 ed i 28mila euro, dal 27 al 26%) sarebbe stato totalmente sterilizzato dall’impatto dell’aumento Iva, ad esempio sui generi alimentari. Con la virata sul lavoro, visto il bollettino di guerra diffuso oggi dall’Istat sulla disoccupazione – al 10,8% a settembre scorso, ma al 35,1% per gli under 25, dato peggiore degli ultimi vent’anni – l’esecutivo sembra intraprendere una strada più produttiva. A caldo e senza conoscere la posta che sarà utilizzata per contrarre il cuneo fiscale, i dubbi che Governo e Parlamento dovranno fugare sono molti. Sulla modifica dell’impianto Grilli ha posto la classica condizione “a saldi invariati”. Eppure, da solo, il gettito Irpef difficilmente finanzierà una riduzione significativa dello spread tra il costo del lavoro per l’imprenditore e il netto in busta paga del lavoratore. 

Ne è convinto Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano, che spiega a Linkiesta: «Per quanto abbandonare le velleità della manovra precedente, a saldo negativo per le famiglia, sia un’ottima idea, per attuare una riduzione seria del cuneo fiscale non è possibile continuare a mantenere i saldi invariati». «Dubito», continua l’esperto, «che le risorse reperite dall’Irpef siano tali da finanziare una riduzione di punti fiscali o previdenziali significativa. Personalmente ritengo che sarebbe efficace una misura straordinaria di riduzione della tassazione sul lavoro, anche con una prospettiva temporale limitata a due anni». Il motivo, evidenziato inesorabilmente dall’Istat, sta proprio nell’aumento dei senza lavoro, che da effetto collaterale della crisi attuale sta diventando causa della crisi futura. Uno spostamento che nessuna riforma del lavoro può contrastare, per combattere il quale vanno stanziate risorse, ad esempio, dalla riduzione del numero dei parlamentari. 

Il nuovo Dl Stabilità sicuramente sarà apprezzato da Confindustria. Il presidente dell’associazione degli imprenditori, Giorgio Squinzi, non perde occasione per sottolineare che le imprese stanno morendo di fisco. Sempre Squinzi, nei giorni scorsi, ha chiesto una spending review effettiva sugli incentivi alle imprese pubbliche. Un altro canale, quello degli aiuti a pioggia individuati dal superconsulente Francesco Giavazzi, che potrebbe essere impiegato per alleggerire la tassazione nei confronti di chi deve dare lavoro. 
 

X