Cravatta e ventiquattrore, in piazza a Milano il popolo di Giannino

Cravatta e ventiquattrore, in piazza a Milano il popolo di Giannino

Stando a quanto afferma Luigi Zingales, economista e professore che vive da anni negli Stati Uniti, nel Grand Canyon ci sarebbe un cartello rivolto ai turisti, con scritto: «Non date da mangiare agli animali selvatici». La spiegazione è riportata sotto («Perché si sa, che gli americani devono sempre spiegare tutto»): se gli date da mangiare voi, perdono l’abitudine di cacciare il cibo da soli. Ecco, l’Italia descritta dal palco di Fermare il Declino è vagamente così: uno zoo gigantesco di creature più o meno letargiche (imprese, università, consigli regionali, controllate del Tesoro…) e dall’altra parte del recinto qualcuno che porta da mangiare. Nella fattispecie, gli italiani riuniti ieri sera nella piazza milanese di San Fedele.

È stata la prima manifestazione di Fermare il Declino organizzata a Milano, il primo incontro con il pubblico cittadino da quando il movimento politico è nato, lo scorso agosto. Sul palco sono saliti i fondatori: Oscar Giannino, Michele Boldrin, Alessandro de Nicola, Carlo Stagnaro e Luigi Zingales. Parole d’ordine: rinnovamento, merito, mercato, concorrenza.

Per entrare nello spirito della serata, però, bisogna partire proprio dalla piazza. San Fedele è a una cinquantina di metri da piazza della Scala, dove già nel tardo pomeriggio sono schierati – con tanto di striscione e pettorina rossa – i volontari, che prontamente indirizzano gli incerti (o più spesso, i ritardatari) verso il palco. Nella piazza – va detto, gremita – c’è una distesa silenziosa in giacca e cravatta. Non molte le donne, e pochi i ragazzi, la maggior parte sono manager dai trentacinque in su: a vederli “manifestare” fa quasi impressione. Anche Oscar Giannino ci scherza su: «Hanno detto che ci troviamo in Piazza San Fedele apposta, così poi andiamo al Biffi (un locale storico di Milano, ndr) a fare l’aperitivo».

E se è vero che in San Fedele è in atto una protesta piuttosto insolita, è anche vero che i temi all’ordine del giorno non sono molto diversi da quelli sentiti altrove: bisogna rinnovare la classe politica. Per i liberali di Fermare il declino, la Seconda Repubblica è anche peggio della prima: lo Stato è inefficiente, ladro, parassita e corrotto.

Il Governo Monti? Ha perso la spinta al cambiamento e non si è rivelato all’altezza delle aspettative. Il mondo del lavoro (sindacati compresi) fa di tutto per mantenere lo status quo, a scapito di giovani e donne, e il sistema scolastico non premia il merito, e infine il nepotismo dilagante blocca del tutto la mobilità sociale. A sorpresa, l’emblema del nepotismo non è solo Roma, ma anche la Chiesa cattolica, e Zingales infiamma il pubblico quando si lancia in una versione teologica del principio di libera concorrenza: «Il monopolio toglie l’incentivo a essere efficienti, ecco perché la Chiesa sta perdendo i fedeli. Negli Stati Uniti c’è meritocrazia anche nella religione, da noi invece c’è corruzione anche nella Chiesa». Nell’entusiasmo generale, c’è chi azzarda un timido «Santo subito!».

A smorzare i toni anticlericali ci pensa Oscar Giannino, la vera star della serata, che invita a essere «una sola voce di popolo», e non ci sta a passare per una combriccola di «professorini cagadubbi». Alla fine del suo monologo, dopo aver parlato di Lazio e della Lombardia post Formigoni, del Pd di Renzi e Vendola e di un Pdl «muto di fronte al disfacimento che Berlusconi ha portato nella destra italiana», Giannino si rivolge al pubblico e chiude al grido di «Fermare il declino!». Lì per lì sono tutti un po’ spiazzati, ma alla fine anche i manager più ingessati si fanno prendere la mano.

Mentre dal palco partono le note di Bocelli (firmatario del manifesto), il pubblico rompe le righe e si scambia qualche parere. E quando alla gente si va a chiedere se davvero la panacea per tutti i mali sono il mercato, le privatizzazioni e la libera concorrenza, sono in tanti a rispondere “sì!” e a invocare più volte il modello americano.

Quel che è certo, al di là delle soluzioni proposte dal gruppo di Giannino (quando non sono più vicine a uno slogan, che non a un progetto effettivo), è che Fermare il declino intercetta un bisogno reale tra la cittadinanza. Ci sono persone venute apposta da Sondrio, altri dal Piemonte, e sostenitori che ne parlano come della «nostra unica speranza». Ci sono i dirigenti e gli impiegati, chi lavora nella comunicazione e chi viene da esperienze all’estero. Ci sono anche i disuccupati, e qualche pensionato. La risposta è sempre la stessa: «Siamo stanchi, c’è bisogno di dare una scossa, è arrivato il momento di cambiare». 

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