E Zingaretti spinge il Pd tra le braccia di Vendola e Di Pietro

E Zingaretti spinge il Pd tra le braccia di Vendola e Di Pietro

Prima l’accordo con Sinistra Ecologia e Libertà, poi il dialogo con l’Udc. La politica delle alleanze proposta dal Partito democratico rappresentava già un difficile esercizio di equilibrismo. Ora rischia di venire definitivamente superata dagli eventi. Nella scelta tra Pier Ferdinando Casini e Nichi Vendola, la libertà di movimento del segretario Bersani si comprime giorno dopo giorno. Complici le dinamiche pre-elettorali di Roma e dintorni e i veti reciproci dei diretti interessati, la strada sembra ormai segnata. Per il Pd si fa concreta l’ipotesi di un’alleanza esclusiva con Sel (magari allargata all’Idv e altre forze di sinistra). Mentre si allontana ogni progetto di intesa con l’Udc.

A costringere Bersani a fare una scelta di campo sono loro, gli ipotetici alleati. Nonostante gli sforzi di mediazione del Pd, nelle ultime ore il presidente Udc Rocco Buttiglione ha chiarito che «se ci sarà un’alleanza con Vendola non ci saremo». Poco prima il leader di Sel aveva spiegato che da parte sua non potrà «mai stare in una coalizione con Casini, che rappresenta un’idea conservatrice, che guarda al privilegio della cultura dominante».

Ma è a Roma che si materializzano i peggiori incubi dei democrat come Beppe Fioroni. I più convinti della necessità di un dialogo con i moderati. Perché l’improvvisa candidatura di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio ha cambiato decisamente le strategie dei partiti. Spingendo il Pd verso sinistra e riavvicinando Di Pietro.

Fino a poche settimane fa l’intesa con l’Udc era a un passo. Gli uomini di Casini alla Pisana, parte della maggioranza a sostegno di Renata Polverini, avevano dato la propria disponibilità a un nuovo accordo con il centrosinistra. Un’alleanza con Bersani, suggellata da un grande scambio elettorale. Un uomo del Pd alla Regione, un esponente vicino all’Udc in Campidoglio. Era stato trovato anche l’avversario di Gianni Alemanno: il ministro Andrea Riccardi. Protagonista del governo Monti, esponente moderato benvisto dal Vaticano. Insomma, con tutte le carte in regola per accontentare i centristi.

Poi, il colpo di scena. Prima la scelta dei dirigenti Pd di candidare Nicola Zingaretti alla Regione, senza alcun confronto preventivo con l’Udc. In seguito la decisione di Riccardi di ritirarsi dalla corsa al Campidoglio. Un passo indietro che ha suscitato la dura reazione dei vertici centristi. «Il ministro Riccardi non poteva accettare che il suo prestigioso nome venisse utilizzato nei giochi di organigramma in cui è impegnata la dirigenza locale del Pd – si è lamentato stizzito il segretario Udc Lorenzo Cesa – Quello che avviene a Roma e l’abbraccio tra Zingaretti e Di Pietro meritano valutazioni ponderate e attente: noi le faremo a tempo debito».

Già, perché nel frattempo il presidente della Provincia ha già deciso con chi costruire il suo progetto politico in Regione. Con i vecchi alleati nel Consiglio Regionale, gli stessi che siedono in maggioranza anche alla Provincia. Idv e Sel. E non è sfuggito a nessuno che poche ore dopo aver annunciato la sua candidatura alla Regione, ZIngaretti sia salito su un palco insieme ad Antonio Di Pietro, in una festa locale dell’Italia dei Valori. «Il Pd deve fare chiarezza sulla sua linea politica – ha lanciato l’ultimatum Casini – È chiaro che non si può conciliare l’alleanza con Vendola e Di Pietro con l’idea di fare un patto con i moderati».

Zingaretti non sembra troppo preoccupato. Eppure le sue strategie pre elettorali rischiano di condizionare anche la scena politica nazionale. Incassato l’apprezzamento di Vendola («Quella di Zingaretti è un’ottima scelta»), l’inquilino di Palazzo Valentini non ha fatto mistero, pubblicamente, di considerare un accordo con l’Udc in Regione «molto difficile». Colpa dei centristi, spiegano dallo staff del candidato. Nonostante le tante parole, infatti, gli uomini di Casini sarebbero ancora schierati a fianco della Polverini. Decisi a rimandare il più possibile la data delle Regionali, magari fino ad aprile. D’accordo con la governatrice e contro la linea del Partito democratico (deciso a votare il prima possibile).

È chiaro che i movimenti del Pd in Regione condizioneranno le elezioni comunali a Roma. Il 20 gennaio sono in programma le primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra: ormai è più che probabile che il Partito democratico presenti un suo uomo anche per il Campidoglio. E a pochi mesi dalle Politiche, nel momento in cui Bersani è costretto a scegliere tra Vendola e Casini, è difficile immaginare che le dinamiche capitoline non possano influire sui prossimi movimenti del Pd. Con buona pace dei tanti esponenti democrat che continuano a predicare l’assoluta necessità di un’intesa con i moderati.

Il più contento sembra Antonio Di Pietro. Improvvisamente uscito dall’angolo in cui l’aveva relegato il segretario democrat. L’ultima dichiarazione del leader Idv suona particolarmente beffarda: «Bersani ieri ha detto che con noi non si fa l’accordo. Vorrei segnalare al mio amico Bersani, al quale auguro che i suoi sforzi possano essere coronati, che prima si deve votare nel Lazio. E lì abbiamo già fatto l’accordo con Zingaretti». 

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