Grillo riempie le piazze, la stampa lo tratta da guitto

Grillo riempie le piazze, la stampa lo tratta da guitto

«Siciliani nel mondo, ovunque voi siate». In vista delle elezioni regionali di domenica, Beppe Grillo si appella anche agli emigrati. «Potete fare molto, cambiare tutto perché, almeno una una volta nella Storia, tutto cambi veramente». Da quando è arrivato a nuoto sulla spiaggia di Messina, lo scorso 10 ottobre, il leader del Movimento 5 Stelle sta girando senza sosta le piazze delle principali città dell’isola. Due, tre, quattro comizi al giorno. Intanto si rivolge anche oltreoceano. «I treni del vero cambiamento passano poche volte nella vita – così poche ore fa sul suo blog – uno di questi rarissimi treni sta percorrendo in questi giorni la Sicilia, da Messina a Palermo, da Termini Imerese a Cefalù».

Più che un treno, lo sbarco di Grillo in Sicilia assomiglia a un ciclone. In una delle campagne elettorali più sottotono che la gente ricordi, il blogger genovese è riuscito a risvegliare l’interesse dei siciliani. L’unico. I candidati dei partiti tradizionali sono costretti a organizzare gli incontri nelle sale convegni degli alberghi, pena l’imbarazzo di parlare a una piazza vuota. Ma i comizi a cinque stelle sono tutti sold out. Intanto il movimento cresce nei sondaggi. È il clamoroso risultato del becero populismo grillino? Chissà, forse sarà anche così. Ma per chi non è fisicamente in Sicilia, scoprirlo è difficile. Perché del fenomeno ne parlano in pochissimi. Statista o demagogo, Grillo è il protagonista delle amministrative (e dopo le elezioni dello scorso maggio il suo successo non è neppure una novità). Ma i giornali e la politica lo snobbano. I leader di partito lo considerano un insignificante effetto collaterale della crisi, nel migliore dei casi. Le analisi degli organi di stampa non vanno oltre il divertito pezzo di “colore”. Spesso intriso dello stesso snobismo.

Intanto il M5S cresce. Allo sbarco di Grillo in Sicilia, il Movimento era dato al 5 per cento. È salito fino all’otto. Complice il black out dei sondaggi nel periodo pre elettorale, oggi è impossibile saperne di più. Ma secondo diversi esperti le Cinque stelle sono già oltre le due cifre. Qualcuno azzarda addirittura il 15 per cento. E se il candidato governatore grillino Giancarlo Cancelleri non ha grandi possibilità di vincere, per il partito questa tornata elettorale rischia di rappresentare la definitiva consacrazione.

Ma Grillo è poco più di una macchietta. L’informazione lo dipinge sempre così. Stando ai principali sondaggi, il Movimento 5 Stelle è ormai il secondo partito italiano. A livello nazionale avrebbe raggiunto il 17,7 per cento secondo i dati pubblicati ieri sera da Emg. Il 17,5 per l’Ipr Marketing. Ancora più eclatanti le rilevazioni Swg: un’analisi effettuata tra il 15 e il 17 ottobre ha fotografato il Partito democratico al 25,9 per cento. E i grillini poco distanti, al 21 per cento. Il Pdl – di cui tanto si legge – arranca sette punti indietro. Eppure il leader resta un personaggio di spettacolo. Un’attrazione esotica. Il suo tour elettorale in Sicilia si è trasformato in una serata di cabaret. Sui giornali si sprecano i reportage: dall’attraversamento a nuoto dello stretto di Messina all’ascesa sull’Etna. Per carità, Grillo non fa nulla per non spettacolarizzare il suo viaggio. Ma il contenuto dei suoi comizi resta un affare per pochi (almeno per chi si informa su giornali e tv). Meglio raccontare la sua corsa stile Forrest Gump sul lungomare di Mazara del Vallo e la passeggiata in risciò a Lipari. Oppure le scarrozzate a bordo del tipico carretto a Favara e sulla vecchia littorina a Vizzini.

Il programma del Movimento cinque stelle? Chissenefrega. I cittadini che scendono in piazza per ascoltare i comizi? Semplici curiosi, se non addirittura sprovveduti. Il tono di chi racconta gli incontri del blogger è sempre pervaso da una fastidiosa supponenza. Grillo sembra uno finito lì quasi per caso. La gente lo segue, certo. Ma solo perché divertita dallo spettacolo di un comico di successo. Chissà, forse per screditare il movimento basterebbe analizzare seriamente il suo progetto. Ma non lo fa quasi nessuno. A partire da quei leader politici che forse, più di altri, avrebbero tutto l’interesse a scoprire il principale avversario.

In questi giorni al massimo tiene banco qualche polemica per il documento “La voce del movimento” fatto firmare ai candidati grillini. Un impegno solenne – in caso di elezione – a rimettere il proprio mandato ogni sei mesi ai cittadini siciliani. Una sorta di dimissioni in bianco da presentare due volte l’anno davanti ad assemblee pubbliche convocate di volta in volta nella provincia di elezione. Ma anche un impegno economico: la parte eccedente i 2.500 euro dello stipendio dovrà essere versata in beneficenza. Regole anticostituzionali, secondo alcuni. Norme di rivoluzionario buonsenso, probabilmente, per gran parte dei siciliani che domenica andranno al voto.

E così Grillo riempie le piazze. Stasera sarà a Gela. La città è diventata un incubo per tanti candidati alle Regionali. Qui finora sono stati fischiati tutti. La contestazione dei gelesi non ha risparmiato neppure Rosario Crocetta, l’ex sindaco in corsa per la presidenza dell’isola. Invece, appena arrivato in città, Grillo ha dovuto modificare il programma. Non parlerà nella centrale piazza Umberto, ma in periferia. Uno spostamento giustificato da questioni logistiche: c’era bisogno di una location più grande per accogliere tutti i curiosi. Ieri sera il leader del Movimento 5 stelle era a Enna, dove pochi giorni prima aveva parlato il segretario Pd Pier Luigi Bersani. Anche qui, rivela qualcuno, la piazza si è riempita solo per il blogger genovese. I giornali locali raccontano stupiti la mobilitazione dei siciliani. Duemila persone a Piazza Armerina, cinquemila a Marsala, diecimila a Trapani. Una sorpresa. Anche, soprattutto, in una campagna elettorale all’insegna del disinteresse. Che rimarrà indelebilmente legata all’immagine del comizio di Gianfranco Micciché a Santa Caterina Villarmosa, nel nisseno. Con l’ex ministro che parla dal palco a una città deserta.

Basterebbe questo successo di piazza per giustificare un interesse nel fenomeno. Invece niente. Sembra che i leader dei principali partiti non se ne siano neppure accorti. Grillo? In generale lo ignorano. Se costretti lo screditano. «Non fa anti politica ma solamente spettacoli comici» ha detto la settimana scorsa a Ragusa Angelino Alfano. Il Movimento cinque stelle fa paura al Pd? «Per l’amor di Dio – ha sorriso Bersani il giorno dopo – inviterei a riflettere che stiamo parlando di una persona che diceva che l’Aids non esisteva, per dirne una». E via così. «Non serve attraversare a nuoto lo stretto di Messina per avere credibilità», ha spiegato il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Se il Pd facesse propria la rottamazione – è convinto Matteo Renzi – Grillo sarebbe al due per cento». In alcuni casi l’approccio distaccato serve probabilmente ad esorcizzare la paura: «I comizi di Grillo mi ricordano la mia giovinezza, quando giravo con Giorgio Almirante e incontravamo piazze piene e poi le urne erano vuote…» ha raccontato il candidato Pdl Nello Musumeci.

Si preferisce far finta di niente. Con rara miopia. Un disinteresse istituzionalizzato di recente addirittura dal Quirinale. Il primo a chiudere gli occhi di fronte al fenomeno Grillo è stato proprio Giorgio Napolitano. Subito dopo i risultati delle amministrative di maggio, quando il Movimento aveva conquistato la città di Parma, qualcuno chiese al capo dello Stato un giudizio sul boom grillino. «Boom, quale? Io ricordo solo quello degli anni Sessanta. Altri non ne vedo». Chissà che lunedì mattina il presidente non avverta il botto.