Il sogno di Berlino è un’Europa senza Londra

Il sogno di Berlino è un’Europa senza Londra

(articolo aggiornato oggi alle 12.30 con le ultime affermazioni in merito del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaüble)

BRUXELLES – «Tutti parlano di Grecia, Spagna. Ma il grosso problema sta diventando un altro. La Gran Bretagna». Il diplomatico di un grande paese dell’eurozona sintetizza così la crescente preoccupazione a Bruxelles per le posizioni sempre più centrifughe della Londra di David Cameron. E la sensazione che il treno sia già partito, sensazione sempre più forte soprattutto a Berlino. Da mesi nei famosi “corridoi” bruxellesi si sente parlare dell’irritazione dei tedeschi per l’atteggiamento sempre più ostile dei britannici – lo si è visto a dicembre 2011, quando Londra (insieme a Praga) è rimasto l’unico Stato Ue a dire no al Fiscal Compact di Angela Merkel. E da tempo cresce la sensazione che i tedeschi, ormai rimasti unico vero traino politico dell’Unione, siano arrivati alla conclusione che tanto valga mandare al diavolo la Perfida Albione e andare avanti da soli. «Che se ne vadano», titola un articolo del settimanale Der Spiegel sulla posizione tedesca contro i britannici.

Un’irritazione comprensibile. Se a inizio ottobre il premier Cameron aveva preannunciato un veto britannico sul difficilissimo negoziato per il nuovo bilancio multiannuale dell’Ue 2014-2020, negoziato che entra nel vivo con il summit straordinario del 22-23 novembre, gli esempi si susseguono. Uno anche ieri: il ministro dell’Interno Theresa May ha ufficializzato, in nome dell’«interesse nazionale», che la Gran Bretagna uscirà da 130 programmi comuni Ue nell’ambito della giustizia e degli affari interni, tra cui spicca il mandato di cattura europeo a suo tempo faticosamente negoziato.

È solo la punta dell’iceberg: Londra blocca ovunque si cerchi di approfondire l’integrazione Ue, ad esempio ha stoppato – unica contro gli altri 26 – un quartier generale per le missioni internazionali di pace dell’Ue, come qualsiasi forma di politica estera comune, arrivando a cercare di fermare dichiarazioni dell’Ue in consessi internazionali come l’Onu. Da ultimo, in barba agli impegni presi con i partner sull’aumento coefficiente di capitale di alta qualità per le banche, Londra ha autorizzato improvvisamente una deroga per i propri istituti proprio nel settori dei mutui – facendo infuriare anzitutto i tedeschi.

A sintetizzare il pensiero britannico, sul Daily Mail, è stato Michael Gove, ministro dell’Istruzione: «Dobbiamo dire loro (l’Ue, come se Londra non ne fosse una parte, ndr) che, se non ci restituiranno alcuni degli importanti poteri che ci hanno soffiato, noi ce ne andremo». Secondo il Daily Mail, 8 dei 32 membri del gabinetto Cameron vorrebbero lasciare immediatamente l’Ue. Il 12 luglio il ministro degli Esteri William Hague ha ordinato a ogni dipartimento governativo di valutare vantaggi e svantaggi delle direttive Ue nella vita quotidiana, in vista di un rapporto entro fine 2014. Ufficialmente, dice Hague, «non implica un disimpegno britannico dall’Ue», ma sono in molti a temerne le conseguenze.

La grande preoccupazione, lo dicevamo, è anzitutto per il bilancio, che ha bisogno di 27 sì. Cameron lo ha identificato come uno dei primi punti in cui «indicare le linee rosse britanniche» qualora «non sia assicurato un controllo adeguato della spesa». Il problema è che la storia del bilancio 2014-2020 rischia di intrecciarsi suo malgrado con la nuova proposta rivoluzionaria lanciata dal presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, d’intesa con Berlino e Parigi: quella di una fiscal facility, un bilancio specifico dell’eurozona (si parla di 20 miliardi di euro), per far fronte a shock che colpiscono solo alcuni paesi (l’idea francese) o dare incentivi a riforme per competitività e crescita (l’idea tedesca). Londra si dice d’accordo con l’idea, ma solo se questo vuol dire una riduzione parallela, di pari entità dell’intero bilancio Ue (e dunque dei contributi birannici). Non è quello che vogliono Parigi e Berlino, per i quali la “facility” dell’eurozona sarebbe qualcosa in più. E si decide, comunque, a Ventisette.

Secondo Der Spiegel, l’idea del bilancio separato è in realtà la prova che ormai Berlino e Parigi pensano a una “doppia Ue” sotto lo stesso tetto formale, che approfondirà il solco tra eurozona e gli altri. Solo che non sarà facile, Londra è intenzionata a difendere strenuamente i suoi interessi, anche a costo di fermare progetti cruciali anzitutto per l’eurozona in crisi. È il caso della sorveglianza bancaria Ue, in fase negoziale e che deve essere approvata da tutti e 27 gli Stati. Cameron vuole strenuamente difendere i diritti della City e della Bank of England. E punta a limitare i poteri della Bce nella sorveglianza, per evitare che la BoE si trovi in minoranza, chiedendo oltretutto un doppio sistema di voto (euro e non-euro) che praticamente darebbe diritto di veto per Londra sulle misure decise in ambito di sorveglianza Ue.

A lungo la cancelliera Merkel avrebbe voluto tenere “on board” il Regno Unito. Proprio come Mario Monti: il premier ha avuto vari incontri con Cameron, e si mostra preoccupatissimo di un eventuale distacco britannico dall’Ue, con danno soprattutto sul fronte del mercato unico. La rigidezza di Cameron, però, ha ormai snervato i tedeschi e non solo. È così che è nata la Tobin Tax a 11 (con la cooperazione rafforzata). Ed è in quest’ottica – riferisce Der Spiegel – che Berlino punta un controllo democratico delle nuove strutture dell’eurozona, ma solo attraverso gli europarlamentari provenienti dai 17 paesi della moneta unica – tagliando fuori, così, i non euro e soprattutto i britannici sempre più dominati dall’ultra-euroscettico Nigel Farage, dell’Ukip – la spina nel fianco di Cameron. Una situazione molto pericolosa proprio in un momento, oltretutto, in cui Berlino preme per una modifica dei trattati verso più integrazione, mentre Londra potrebbe portare al risultato opposto: un nucleo più integrato intorno all’euro (o aspiranti euro) e invece la Gran Bretagna, e magari qualcun altro, fuori.  Fra l’altro proprio oggi, attraverso la stampa tedesca, Wolfgang Schaüble, il ministro delle Finanze tedesco, ha rilanciato con forza l’idea di una modifica dei trattati assieme all’idea di un commissario economico dotato di forti poteri sottolinenando anche la necessità di una più netta cessione di sovranità verso Bruxelles da parte degli stati membri. Insomma lo scenario di una Londra fuori dalla Ue, pensano in molti a Bruxelles, ormai sempre più difficile da evitare.