Indagini su Giannini, gli azionisti Fonsai hanno un’arma in più

Indagini su Giannini, gli azionisti Fonsai hanno un’arma in più

I piccoli azionisti di Fon-Sai, da questa settimana, hanno una munizione in più. L’iscrizione del presidente Isvap Giancarlo Giannini nel registro degli indagati da parte della Procura di Torino con l’accusa di concorso in falso in bilancio, a prescindere dall’esito, potrà fornire degli elementi utili a chi volesse costituirsi parte civile. Una volta chiusa l’indagine penale sarà possibile chiedere al giudice civile di acquisire copia dei documenti per intraprendere un’azione civile, sia individuale che collettiva. Alcuni studi legali, come lo studio Calvetti & Partners di Treviso si sono già mossi per raccogliere adesioni. E anche l’Adusbef, associazione consumerista guidata dal senatore Idv Elio Lannutti, ha aggiornato il modulo per aderire alla class action lanciata quando la fusione con Unipol era ancora in fieri.

Già nel 2010, come si legge su una nota diramata ieri dal senatore Idv, Lannutti aveva segnalato che «occorreva verificare, come è nei poteri dell’Autorità vigilante, se vi fosse stata o meno distrazione illecita di fondi societari utilizzati dalla famiglia Ligresti come un bancomat, per almeno 60 milioni di euro». In un comunicato anche Federconsumatori dice di aver dato mandato ai propri legali di «intervenire nei procedimenti penali pendenti a Torino e Milano, al fine di compiere tutti i passi necessari alla tutela dei propri associati e dei piccoli azionisti coinvolti nella vicenda».

Le mosse dei pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio hanno scatenato reazioni sdegnate su Facebook, dove i risparmiatori iscritti al gruppo “Fondiaria-Unipol, Class action e ricorsi legali” si stanno muovendo contro Giannini, infuocati anche dai 3,6 milioni di euro di buonauscita concessi all’ex direttore generale Piergiorgio Peluso, proveniente da Unicredit, dopo appena un anno di lavoro.

L’impianto accusatorio della procura di Torino si concentra sui presunti inadempimenti nell’azione di vigilanza negli anni tra il 2009 e il 2011. In realtà, Giannini e i suoi uomini avrebbero dovuto agire ben prima. La sistematica stima dei costi dei sinistri e gli accantonamenti che ne conseguono, le cosiddette riserve tecniche, si comprende dal consolidato 2011. Le “triangolazioni dei sinistri” evidenziano il costo stimato per i sinistri di ogni anno, che cambia quando l’azienda capisce meglio il livello effettivo dei costi. Prendendo l’esempio della tabella 2011, nel 2002 l’azienda stimava un costo dei sinistri di 2.949 milioni di euro, che nel 2011 è diventato 3.202 milioni di euro. Un aumento di 253 milioni di euro. Esattamente il contrario delle altre compagnie assicurative, tra le quali l’incorporante Unipol. In un’intervista concessa al Sole 24 Ore lo scorso aprile, Giannini ha fatto presente che le ispezioni «hanno un compito di ausilio», ma la vigilanza cartolare (sui documenti contabili, ndr) si è intensificata nel 2009. 

Il percorso della class action non è semplice, ma può vantare un precedente di rilievo. Nel marzo 2011 la Cassazione ha infatti annullato il ricorso del regolatore presieduto da Giuseppe Vegas contro la condanna per omessa vigilanza inflittale nel 2007 dalla Corte d’Appello di Roma per la vicenda Sfa, società di intermediazione mobiliare fallita nel 1994. Tra il 2005 e il 2007 la Consob ha provveduto al risarcimento dei 123 risparmiatori coinvolti nel crac, per un ammontare complessivo di 4,92 milioni di euro. La tutela del risparmio sancita dall’art. 47 della Costituzione, nell’orientamento della Cassazione, ha prevalso rispetto all’interpretazione estensiva della legge 1 del 1991, che disciplina l’attività di intermediazione finanziaria, secondo cui i controlli di Consob hanno natura formale e non sostanziale. In altre parole, la vigilanza sarebbe sulle carte e non sull’attività operativa. Una situazione simile a quanto spiegato da Giannini nell’intervista al Sole 24 Ore.

Nel codice delle assicurazioni non è prevista una periodicità dell’attività ispettiva sulle compagnie assicurative. Ora le cose dovrebbero cambiare con la definizione del nuovo regolamento dell’Ivass, la nuova Isvap che sarà sotto l’ombrello di Bankitalia. Da via Nazionale, dove le vicende di Giannini – nominato commissario per la transizione tra le due authority – destano non poca preoccupazione, fanno sapere che la l’Ivass adotterà in toto le prassi dell’istituto centrale italiano. Che significa sia ispezioni di routine sui profili organizzativi, assetti informatici e controlli interni, sia ovviamente azioni conseguenti all’analisi cartolare o agli esposti.

Le eventuali azioni civilistiche, tuttavia, potrebbero avere un risvoltoparadossale. La Consob aveva imposto – come condizione per l’esenzione dall’Opa da parte di Unipol – l’esclusione della manleva gli azioniti della controllante Premafin, quindi i Ligresti. La manleva, come si legge negli accordi tra le due società, si applica «nei confronti e in favore degli amministratori e sindaci di Premafin, Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni e delle rispettive controllate, in carica nel periodo 2007-2011, che non detenessero, direttamente o indirettamente, anche per il tramite di società controllate, azioni Premafin alla data del 29 gennaio 2012». Gli amministratori e i sindaci ovviamente faranno valere la loro esclusione, e quindi ad aprire il portafoglio potrebbe essere il gruppo di via Stalingrado. In pratica, il risarcimento ai piccoli azionisti di Fon-Sai sarebbe pagato dai piccoli azionisti di Unipol, oltre che dalle grandi Coop che sono azioniste di riferimento del gruppo assicurativo.

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