Obama-Romney, la sfida tv è decisiva anche per chi li intervista

Obama-Romney, la sfida tv è decisiva anche per chi li intervista

Alla prestigiosa scuola di giornalismo della Columbia University a New York insegnano che il reporter “is never the story”, il giornalista non è mai la notizia. Questo dogma di stampo anglosassone viene spesso violato dal gotha del giornalismo in occasione di eventi particolarmente importanti. Ed è proprio quello che succede in America alla vigilia dei dibattiti televisivi presidenziali che, con ogni probabilità, non decideranno l’esito delle elezioni di novembre, come ci ha spiegato in un’intervista Ryan Lizza, giornalista del New Yorker, ma di fatto rappresentano, per i contendenti, l’ultima opportunità di mostrarsi a decine di milioni di telespettatori/elettori.

E quindi, se dei due candidati in lizza, Barack Obama e Mitt Romney, si conoscono difetti e virtù, dei giornalisti che condurranno i quattro dibattiti – da qui alla fine di ottobre – si sa pochino. Di regola vengono scelti volti conosciuti, con una solida esperienza in materia di arbitraggio politico ma non è sempre così.

Il New York Times è andato a “infastidire” i quattro anchor che da agosto, mese in cui la Commissione sui dibattiti presidenziali (una no-profit fondata nel 1988) ha scelto i nomi, si stanno allenando per una performance che deve aspirare all’eccellenza. Il popolo americano, tanto generoso quanto esigente, si aspetta di vedere all’opera professionisti equilibrati, chiari, preparati, imparziali ma anche vivaci. Insomma la classica ricetta dell’infotainment, quella che da noi fatica un po’ a decollare.

Chi sono, dunque, i fatidici arbitri? Due donne e due uomini, innanzitutto. A moderare il primo dibattito presidenziale, che si terrà domani alle nove di sera ora americana, le tre del mattino di dopodomani ora italiana, nell’Università di Denver in Colorado, è stato scelto Jim Lehrer, ex anchor della PBS, la tv pubblica americana. Lehrer, giornalista rodatissimo, è al dodicesimo dibattito, “ma sono ugualmente suscettibile di critiche come gli altri” ha detto al NYTimes. Il suo nome non è piaciuto a molti colleghi americani: troppo prevedibile, troppo vecchio, troppo bianco. Ma lui ha risposto con un laconico, “mi sono preparato mentalmente”. Lehrer avrà il compito di formulare domande di politica interna e i candidati avranno ciascuno due minuti per rispondere.

Per capire bene la pressione cui gli anchor sono sottoposti, Janet H.Brown, direttore della Commissione, ha spiegato al quotidiano newyorchese: «rivolgersi al candidato per dirgli “il tempo è scaduto”, anche questo può scatenare una reazione violenta nel pubblico del tipo “non è giusto, gli ha tolto la parola” o cose simili».

Disintossicazione da social network è stata, invece, la scelta della seconda giornalista in vista dell’11 ottobre quando modererà al Center College a Danville in Kentucky il dibattito tra i due candidati alla Vice-presidenza, Joe Biden e Paul Ryan. Martha Raddatz, l’unica dei quattro a non essere una anchor ma una corrispondente per il canale ABC News, ha raccontato di aver evitato Twitter perché temeva di leggere critiche negative sul suo conto. Purtroppo per lei, però, suo figlio ha ritwittato una frase di un utente che ha fatto il giro del social e che diceva “Who the heck is Martha Raddatz?”, Chi cavolo è questa Martha Raddatz? Colpo mortale per una che lavora in televisione da anni, almeno tredici, e che conferma come gli esteri non siano la passione degli americani e spesso nemmeno dei candidati.

Il terzo dibattito del 16 ottobre alla Hofstra University a Hempstead nello Stato di New York sarà condotto da un volto stranoto del giornalismo, una star della Cnn, Candy Crowley. «Mi sto preparando da settimane, ma ci sarà sempre qualcuno che davanti alla televisione urlerà “perché questa non fa le domande giuste o perché non sa certe cose”». Accontentare 60-70 milioni di telespettatori (una media dei dibattiti del 2004 e 2008) è una chimera ma la Crowley che conduce ogni domenica “State of the Union” ha tutto sotto controllo: ogni domanda potenziale o buona idea l’ha appuntata su un blocco di foglietti blu che ora, stando a quanto ha raccontato al NYTimes, hanno invaso casa e ufficio. «Ho la scrivania piena di biglietti. Ne ho una pila anche sul comodino accanto al letto e nel bagno, nel caso mi venisse in mente qualcosa mentre mi lavo i denti», ha detto. La Crowley ha confessato di aiutarsi anche con la meditazione trascendentale che pratica due volte al giorno per fare pulizia dai cattivi pensieri. Il format del dibattito della Crowley è particolarmente interessante e forse più delicato rispetto a quello dei suoi colleghi: si tratta del “town meeting” vale a dire che avrà la struttura di un incontro cittadino in cui le domande verranno poste dal pubblico sulla politica interna e estera e i candidati avranno, anche in questo caso, solo due minuti per rispondere.

L’ultima fatica spetterà a Bob Schieffer, capo del politico alla CBS e conduttore di “Face the Nation”. Il 22 ottobre Schieffer, che ha già moderato un dibattito nel 2008, si concentrerà solo sulla politica estera alla Lynn University a Boca Raton in Florida. “Sulla mia scrivania ho un fascicolo di fogli che ogni giorno diventa sempre più voluminoso e ricco di spunti: dal Pakistan a Israele, non passa giorno che non appunto qualcosa”. Per fortuna Schieffer, che si dice uno scrittore un po’ lento, ha a disposizione un assistente che lo aiuta a riordinare le idee e a fare telefonate a “quell’elenco di persone smart che possono darmi buoni consigli”. Questo sarà l’ultimo incontro-scontro tra Romney e Obama prima delle elezioni e Schieffer ne è consapevole. Tant’è che ha dichiarato di aver deciso di non coprire i tre dibattiti precedenti per “evitare eventuali accuse di imparzialità”. Oggi la politica, ha detto, “è tossica”.

Tutti e quattro i dibattiti verranno trasmessi in diretta dalla ABC, CBS, FOX, NBC e C-Span e da tutti i canali di news via cavo tra cui CNN, Fox News e MSNBC. Comprensibile la pressione e l’ansia da prestazione dei candidati e dei giornalisti; ognuno, quella sera, si gioca un pezzo di carriera. 

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