Obama vince sulla estera, ma nessuno parla di Europa

Obama vince sulla estera, ma nessuno parla di Europa

Obama sembra aver vinto l’ultimo confronto con Romney ma questo pare non cambiare molto il testa a testa in cui si sono avvitati i sondaggi. Insomma, se il dibattito di stasera doveva evitare uno scenario come quello delle elezioni del 2000, con la guerra Bush-Gore, non pare esserci riuscito. Piuttosto sono altre due le cose che vale la pena notare subito: Romney si è spostato così al centro, voleva sembrare così presidenziale, che su Siria, Afghanistan e droni la musica era la stessa. Ma soprattutto: di Europa non si è mai parlato (a parte quando Romney ha detto che i problemi di bilancio degli Usa sono tali che «rischiamo la Grecia» ma non è esattamente una consolazione). 

Romney ha attaccato su Israele rimproverando Obama di non averlo incluso nel suo primo tour in Medioriente  e Obama ha attaccato Romney sul fatto che abbia indicato la Russia come principale pericolo per gli Usa («ma in termini geopolitici» ha sempre specificato il repubblicano). Ma mentre Obama continuava ad andargli sotto, Romney non ci cascava e teneva bene il punto anche se a tratti appariva poco corente e ovviamente meno preparato del Commander in Chief, ruolo in cui comunque, a fine dibattito, il 60% degli americani ha detto che farebbe bene, e questo è un ottimo successo per lui. Uno dei momenti migliori del dibattito è stato quando l’ex governatore ha attaccato Obama sulle spese militari («ora abbiamo una Marina più piccola che nel 1916» come ha ripetuto spesse volte in queste ultime settimane), il presidente era pronto e ha potuto replicare con sarcasmo («abbiamo anche meno cavalli e baionette, è il mondo che cambia»). 

Altrimenti, ad esempio sull’Afganistan ma anche sull’Iran, le differenze erano davvero poche (anche sulla Libia stavolta il repubblicano non ha attaccato). Con qualche novità: anche Romney stasera si è detto d’accordo sul ritiro delle truppe da Kabul e dintorni nel 2014 (una posizione più netta del solito su questo punto, cosa che ha già fatto storcere il naso a qualche conservatore), e sull’Iran ha attaccato dicendo che «ora siamo 4 anni più vicini alla bomba» ma per il resto l’approccio multilaretale era lo stesso, nessuno pensa a usare ancora le armi a meno che Israele non finisca sotto attacco. Obama ha ribadito che non è vero, come dice il New York Times, che ci saranno negoziati bilaterali con Theran dopo le elezioni e ha ribadito che con lui alla Casa Bianca gli ayatollah non avranno mai il nucleare (il sospetto è che l’Iran stia giocando col nucleare anche per avere in cambio dagli Usa una promessa di scambio: non riunciamo ai missili, voi al farci fuori). 

Per il resto appena poteva Romney si spostava sull’economia ripetendo su questo argomento e sulla Cina molte delle battute dell’ultimo dibattito, con Romney che accusa Obama di avere distrutto lavoro e di essere debole come leadership e il democratico che lo accusava di avere investito in aziende che hanno portato lavoro in Cina e di proporre un piano fiscale non sostenibile ( e questo non è l’unico a dirlo, anche a destra alcuni concordano). Però niente gaffe, nessuna scivolata. Alla fine i sondaggi danno Obama vincente. Cbs dice che il 53% degli indecisi ha detto che ha vinto lui e anche il sondaggio di Cnn lo dà in testa (col 48%).

Visto fuori dagli Usa colpisce appunto il non avere manco parlato di Europa. Niente, non recepita.  Hanno parlato a lungo di Pacifico e del Medio Oriente, Romney ha citato anche l’importanza del Sudamerica per la crescita Usa (e, implicitamente, per il voto dei latinos), ma l’Europa era come l’Africa: sparita dalla cartina del dibattito, anche se, almeno nel caso dell’Africa, si è parlato di Tunisia ed Egitto. Sapevamo che questo fosse il secolo asiatico, ma vederlo rappresentato in maniera così plastica in un dibattito come questo fa impressione. Tanto più visto che sono i temi economici quelli su cui gioca la sfida e che i dolori europei hanno un impatto su quelli americani. Eppure niente. 

Così come colpisce, in altro modo, anche l’accordo totale fra i due sull’uso dei droni ben poco discusso durante la campagna elettorale, e sempre più usati dall’amministrazione ma in maniera opaca e poco trasparente, un problema che il prossimo inquilino della Casa Bianca dovrà porsi per forza (specialmente dopo che l’ex segretario alla Difesa di Obama, Bob Gates, disse che qualsiasi suo successore che dovesse proporre l’utilizzo di truppe di terra «dovrebbe avere la testa esaminata»).

Il noioso e ingessato intervistatore, Bob Schieffer, ha fatto una domanda generica («cosa ne pensate?» senza chiedere se la mancanza di processi per le persone assassinate, fra cui un cittadino Usa, sia un problema) e Romney si è limitato a dire che «Obama fa bene a usarli ma occorre una strategia più omnicomprensiva». La estera di Obama è sempre stata molto in linea con quella dei conservatori e stasera lo si è visto in maniera plateale. Ma questo dei droni resta uno dei grandi punti inevasi. «Si può argomentare che, attraverso guerre segrete, l’amministrazione ha violato la sovranità di più paesi e più volte di qualsiasi altra amministrazione» ha detto al Financial Times David Rothkopf, ex funzionario dell’amministrazione Clinton ora alla testa della rivista Foreign Policy. E secondo una ricerca della New American Foundation i droni della Cia hanno ucciso, dal 2004 ad oggi, fra le 1.907 e le 3.220 persone di cui i miliziani sarebbero fra i 1.618 e i 2.765, in pratica i civili sarebbero circa il 15% dei morti. La domanda che ci si fa è: quando potrà farlo anche la Cina vivremo in un mondo migliore?  

Twiter: @jacopobarigazzi

L’uso dei droni (tabella del Financial Times)