Pisa e Livorno unica provincia, “Il Vernacoliere”: «I pisani restano pisani»

Pisa e Livorno unica provincia, “Il Vernacoliere”: «I pisani restano pisani»

«Meglio un morto ‘n casa che un pisano all’uscio». «Le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi», rispondono sotto la torre pendente. L’approvazione del decreto legge per l’accorpamento delle province da parte del Consiglio dei ministri ha risvegliato il campanilismo delle due province più “rivali” d’Italia: Pisa e Livorno. Le due città toscane si fonderanno in un unico capoluogo a partire dal 2014, insieme a Lucca e Massa Carrara. E a mantenere lo status di capoluogo della costa tirrenica sarà Livorno. Notizia che ha scatenato le ire dei pisani più agguerriti. «Bimbi ve ne racconto una: a Roma indovinate che vendono dei souvenir oltre ai vari Colosseo, fontana di trevi eccetera…La nostra Torre. La famosa torre di Livorno», si legge sul gruppo Facebook “Pisa DEVE rimanere Capoluogo di Provincia”, che ha superato i 23 mila iscritti. «Non c’entra niente il campanilismo», tranquillizza Mario Cardinali, direttore e fondatore della storica rivista satirica livornese Il Vernacoliere. Fu lui nel 1997 a titolare: “L’arbanesi affondati. La Marina si scusa. S’erano presi per pisani”. Ma sul risveglio della rivalità dovuto all’accorpamento delle province è critico: «I livornesi continueranno a esser livornesi e i pisani pisani. Quello che viene accorpato sono gli enti amministrativi. È stato rinfocolato questo campanilismo solo perché verranno meno parecchie poltrone politiche».

Direttore, prima di tutto ci spieghi da dove nasce questa storica rivalità tra Pisa e Livorno.
La Toscana è la terra dei campanili per eccellenza, è la terra dei guelfi e dei ghibellini. Basta leggere Dante Alighieri per capirlo. La verità è che i livornesi attuali sono “atoscani”, con l’alfa privativa. Livorno è nata da un crogiolo di etnie per volere dei Medici. Ferdinando I de’ Medici emanò le cosiddette leggi livornine per incrementare il numero degli abitanti di Livorno e fare un nuovo porto. La più importante fu quella che permetteva a chiunque fosse arrivato a Livorno di esser fatto libero da un sacco di colpe commesse. Così arrivò a Livorno gente che scappava di galera e altri malfattori. Era una città di frontiera, qui si stabilirono anche molti ebrei. Insomma, al contrario degli altri toscani fortemente identificati, che hanno puppato il latte dei guelfi e dei ghibellini, noi siamo un popolo anomalo. A Livorno c’erano teatri, spettacoli di ogni tipo. E i livornesi si guadagnarono la fama di popolo scialacquatore, di popolo di cicale in una terra di formiche. Livorno si fonda sulla trilogia “gastro-ano-genitale”, i comandamenti sono mangiare, cacare e trombare. Quella dei livornesi è una vita basata sul rischio, è una città di mare e di marinai. Una città da far West, dove venivano parecchie donnine allegre. È per questo che dicono che siamo “figli di puttana”. I pisani guardavano con sospetto e scandalo a Livorno.

E i pisani come sono?
Livorno è appartenuta per molto tempo a Firenze. Mentre i pisani sono sempre rimasti orgogliosamente pisani. Pisa era una Repubblica marinara, che ha fatto una sua crociata. Insomma, noi diciamo che è gente un po’ con la puzza sotto il naso. Diciamo che sono come i ghiozzi, i pesci che nella fauna ittica equivalgono allo struzzo perché mettono la testa tra gli scogli. Ghiozzo è un po’ sinonimo di stupido. Il livornese vede il pisano come un contadino un po’ babbeo, una persona che si va a battere il petto in chiesa. È un topos tipico degli anni Trenta: la città contrapposta alla campagna. Un campanilismo basato sugli stereotipi. Non ci sono forti motivi dietro questa rivalità come per le altre città toscane.

E con l’accorpamento delle province cosa succederà?
I livornesi continueranno a esser livornesi e i pisani pisani. Quello che viene accorpato sono gli enti amministrativi. È stato rinfocolato questo campanilismo solo perché verranno meno parecchie poltrone politiche. Gli amministratori locali hanno richiamato gli antichi sentimenti campanilistici, ma il motivo è tutto politico. Il problema per loro sarà che le rappresentanze politiche resteranno solo nel capoluogo. È una tragedia per i politici, non certo per i cittadini, che hanno ben altri problemi.

E con le squadre di calcio come siete messi?
La rivalità tra Pisa e Livorno è anche e soprattutto una rivalità calcistica. Anche se il calcio ormai s’è trasformato in uno spettacolo beota e violento. Io non vado più allo stadio da quando ho visto tutti quei tornelli. E comunque il Livorno sta in serie B, il Pisa è parecchio sotto.

Il più bel titolo che ha fatto sui pisani?
È stato quello in occasione dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. Scrivemmo: “Nuvola atomica. Primi spaventosi effetti delle radiazioni: è nato un pisano furbo”. Sottotitolo: “Stupore ner mondo, sgomento ‘n Toscana”. Ah, e poi c’è quello fatto quando venne approvata la legge sulla tutela degli animali: “I pisani sono bestie anche loro, vogliamoni bene”. E quell’altro ancora quando si parla dei matrimoni gay: “Matrimoni partiolari. Altro che ghèi! Si sono sposati du’ pisani. Raccapriccio ner mondo. Come faranno a giovassi l’un dell’altro?”.

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