Siamo gelosi dei nostri cadaveri. E gli studenti di anatomia devono emigrare

Siamo gelosi dei nostri cadaveri. E gli studenti di anatomia devono emigrare

Un apposito testamento per donare il proprio corpo alla scienza. Una legge per consentire, anche in Italia, la destinazione del corpo post mortem a fini di studio e di ricerca scientifica. Per provare a colmare una lacuna del nostro ordinamento, questa settimana la Camera dei deputati proverà ad approvare una proposta di legge. Se ne parla da tempo. E numerosi sono stati i tentativi di dare una definizione normativa al fenomeno. Solo a Montecitorio sono stati presentati cinque documenti. Altri tre al Senato. Tutte proposte di legge «sollecitate da istituzioni scientifiche, universitarie e associative».

Oggi in Italia la pratica della dissezione dei cadaveri a scopo di studio e ricerca è divenuta poco frequente. Eppure, a detta dei numerosi parlamentari che hanno firmato i provvedimenti, la dissezione «resta l’unico metodo idoneo ad acquisire una conoscenza reale, particolareggiata, e tridimensionale degli organi del corpo umano». E così gli studenti italiani di medicina sono costretti ad “emigrare”. Almeno chi può permetterselo. Ci si reca all’estero. Soprattutto in Francia, Spagna, Belgio. In quei Paesi dove è possibile frequentare corsi pratici su preparati anatomici. «Attualmente, in particolare, il 50 per cento dei partecipanti ai corsi francesi è italiano. In Francia, infatti, è in vigore dal 1960 una normativa che concerne la donazione del corpo, grazie alla quale fino ad oggi sono stati donati alle università francesi oltre 50mila corpi».

Eppure in Italia oggi questo non è possibile. «Allo studente di medicina manca un’effettiva possibilità di approfondire le proprie conoscenze anatomiche, approfondimento che sarebbe poi messo al servizio della collettività». Nel nostro Paese mancano le regole. Non ci sono le leggi. L’utilizzo del corpo post mortem per finalità di studio e formazione è disciplinato unicamente dal Regolamento di polizia mortuaria. Totalmente assenti, invece, norme sulla manifestazione di volontà per donare il proprio corpo. L’unico precedente è la legge 1 aprile 1999 n.91 “Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti. «Quello che con la presente proposta di legge in sostanza si propone – spiegano i deputati – è l’estensione di quel diritto a fare “dono di sé” che è già stato sancito dalla legge sulla donazione degli organi e dei tessuti a fini di trapianto».

Chi può decidere di donare il proprio corpo? «Sotto il profilo medico – spiega un ddl depositato al Senato – tutti i cadaveri possono essere utilmente destinati alla ricerca scientifica, indipendentemente dall’età del defunto. Anche i cadaveri di soggetti di età anziana possono, infatti, contribuire allo studio medico sulle patologie dell’età senile. Ciascun cadavere donato offre molteplici possibilità di utilizzo, in quanto gli interventi che possono essere effettuati sulla medesima salma sono circa un centinaio».

Se la proposta di legge sarà approvata, il ministro della Salute, le regioni e le aziende sanitarie locali dovranno promuovere l’informazione e diffondere tra i cittadini la conoscenza delle disposizioni previste. Per manifestare il proprio consenso sarà sufficiente scrivere un testamento olografo. Consegnando una copia presso i centri di riferimento: strutture universitarie e aziende ospedaliere di alta specialità. La salma dovrà «essere restituita alla famiglia in condizioni dignitose ed entro un anno dalla presa in consegna». La donazione del corpo non potrà ovviamente avere alcun fine di lucro. La famiglia del deceduto sarà però esentata dalle spese per il trasporto e la tumulazione della salma, «a carico dell’azienda sanitaria locale in cui ha sede il centro di riferimento che l’ha presa in consegna».