Ai seggi tante code, poche schede elettorali e il voto non è segreto

Ai seggi tante code, poche schede elettorali e il voto non è segreto

La situazione più curiosa accade al Labaro, estrema periferia Nord di Roma. Il seggio delle primarie è stato allestito in un gazebo lungo la strada. Proprio di fronte è stato piazzato un altro banchetto. Falci e martelli ovunque. «Loro sono gli esclusi» ironizzano i volontari a pochi metri di distanza. I militanti di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani – qui c’è una delle sezioni più importanti della città, con un centinaio di iscritti – raccolgono le firme per alcuni referendum. Sono quattro quesiti: dall’abolizione dell’articolo 18 al taglio della diaria per i parlamentari. Più tardi, seppure controvoglia, attraverseranno la strada. «Noi non vorremmo, ma Diliberto ha chiesto a tutti di partecipare alla primarie di centrosinistra. È arrivata un’indicazione ufficiale: dobbiamo votare in blocco per Nichi Vendola».

Al seggio intanto si registrano incessantemente gli elettori. «Questa è zona bersaniana», spiega il rappresentante di lista di Matteo Renzi. «Qui il segretario vince facile». Già alle 9.30 di mattina hanno votato una cinquantina di persone. Molti sono costretti a iscriversi al gazebo. «Ma anche chi ha fatto la registrazione on line deve mettersi in coda. È una procedura che non serve quasi a niente». Una settimana fa alla Leopolda, quartier generale del sindaco fiorentino, i responsabili del comitato elettorale si erano raccomandati: per evitare brogli, in ogni seggio dovranno essere presenti almeno due nostri rappresentanti. Al Labaro ce n’è uno solo. «A quanto mi risulta – rivela – in tutta Roma ci sono anche alcuni seggi scoperti, dove non siamo riusciti a mandare nessuno».

A poca distanza, lungo la via Flaminia, c’è Prima Porta. Altro quartiere popolare all’estremità settentrionale della città. Qui si vota direttamente nella sezione del Partito democratico. Mentre registra i votanti, il segretario racconta orgoglioso di aver già iscritto 400 elettori. «Entro stasera saranno almeno 600». Anche qui, almeno sulla carta, la spunta Bersani. Ma rischia di raggiungere un buon risultato anche Nichi Vendola. Renzi arriva terzo? «E speriamo» ridono alcuni in coda. Il rappresentante del sindaco di Firenze è un signore in giacca e cravatta. Siede vicino all’urna, guardato male da buona parte degli scrutatori. Controlla attentamente le procedure di voto, se qualcosa non lo convince si alza e verifica. Alle 10 di mattina già raccontano la sua prima discussione con uno dei volontari. «Voleva mandare via due persone disabili perché non hanno la residenza nel quartiere».

Andando verso il centro della capitale si sale su Collina Fleming. Zona borghese lungo Corso Francia, qui Matteo Renzi ha potenzialmente un buon bacino di voti. «Certo, non siamo mica a Trastevere» spiega uno dei volontari. A Piazza Monteleone da Spoleto si vedono le prime file. Sono quasi tutti over 50. Mentre aspettano pazientemente di registrarsi si lamentano: «Internet? Il sito era bloccato da ieri». Verso le 10.30 hanno già votato 200 persone. ll rappresentante renziano è vicino al bar, dall’altra parte della strada. È sicuro che almeno qui non ci saranno brogli. «Gli scrutatori sono tutti bersaniani – dice – ma è gente onesta». Come va il sindaco? «Ho spizzato un po’ di schede, ci sono tanti voti anche per il segretario». Ecco un’altra curiosità. In alcuni seggi il voto non è del tutto segreto. Non ci sono cabine, si vota su un tavolino bianco. Spesso lo scrutatore di turno può tranquillamente osservare dove viene tracciata la croce.

Piazza Euclide, il cuore dei Parioli. A metà mattinata le code iniziano a essere lunghe. In linea teorica anche in questo seggio Renzi dovrebbe avere vita facile. Eppure gran parte dei votanti sono anziani. Avranno apprezzato l’idea della rottamazione? (Renzi è in difficoltà con l’elettorato in età avanzata). Dall’altra parte di Villa Glori c’è Piazza Grecia, villaggio olimpico. Verso le 11 ci sono “solo” una decina di persone in coda per registrarsi. «Siamo ben oltre le più rosee aspettative» raccontano. «Eppure l’impressione – rivela il rappresentante renziano – è che qui vince Bersani».

In Prati ci sono le file più lunghe. Ieri pomeriggio a colorare piazza Mazzini erano migliaia di vessilli di CasaPound – il corteo dei “fascisti del terzo millennio” partiva proprio da qui – oggi sventolano ovunque bandiere Pd. Il seggio e l’ufficio elettorale sono pieni di gente. Tanto che i volontari, per non fare confusione, indossano pettorine di diverso colore. Arancioni e gialle. Eppure nessuna contestazione: votano tutti tranquilli e sereni.

Il cliché della rottamazione si trova a piazza dei Carracci, vicino allo stadio Olimpico. Su otto volontari presenti al seggio, l’unico sotto la sessantina è il rappresentate renziano. Ha trent’anni. Alcuni votanti spaventati dalle code se ne vanno. «Era fisiologico» ammette lui. «Le procedure sono state fatte apposta per scoraggiare le persone». Poi si lamenta dei “registratori”. «Sono troppo lenti, sono loro che creano le code. Ma io che posso fare?». Anche qui colpisce l’affluenza. Almeno così assicurano. «L’ultima volta c’era molta meno gente. Ed era stato allestito un seggio solo in tutto il quartiere. Stavolta sono due».

A Tomba di Nerone, sulla Cassia, si vota velocemente. Poche persone in coda. Eppure verso l’ora di pranzo stanno già per finire le schede. «Qua bisogna mandare subito qualcuno a Ponte Milvio (dove c’è la sezione del Partito democratico, ndr)» si lamenta il presidente di seggio. Andando verso il raccordo anulare, stessa storia. Via di Grottarossa. Nel verde della periferia, il seggio è deserto. Mentre cinque-sei persone stanno aspettando di essere registrate. «Ma hanno già votato in 400» assicurano gli scrutatori. Anche tra i volontari non c’è nessun renziano. A un certo punto arriva un’auto di corsa. Dal finestrino viene consegnato un pacco di schede elettorali: erano finite anche qui.  

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