Portineria MilanoAlbertini minaccia di lasciare il Pdl (e inguaia Ambrosoli con l’Udc)

Albertini minaccia di lasciare il Pdl (e inguaia Ambrosoli con l’Udc)

C’è chi la definisce «l’ultima mossa disperata», chi invece «una trovata geniale» per rimescolare le carte tra i centristi (Udc, Fli, società civile milanese) e nello stesso Popolo della Libertà. Sta di fatto che la minaccia di Gabriele Albertini – ex sindaco di Milano in corsa per le regionali lombarde- «di strappare la tessera del Pdl» nel caso in cui i pidiellini scelgano di appoggiare il leghista Roberto Maroni, sta facendo rumore a Milano. E anche a Roma, dove Luca Cordero di Montezemolo di Italia Futura presenterà sabato la sua creatura politica.

Bisogna guardare e studiare con attenzione a questo groviglio centrista lombardo (e non solo), motore dell’economia della regione più ricca d’Italia, per capire tutte le problematiche che stanno attanagliando le tre candidature. In particolare quella di Umberto Ambrosoli, l’avvocato figlio dell’eroe borghese Giorgio sponsorizzato dal Pd di Pierluigi Bersani, alle prese con una sinistra sul piede di guerra (su Facebook sono in tanti a cercare chiarimenti) nel chiedere primarie «vere» e non «civiche». Il gruppo di ex Dc che si è stretto intorno al consigliere di Rcs, infatti, sta sempre sulla porta, proprio come Fli e Udc, che in un comunicato di qualche giorno fa avevano spiegato che avrebbero deciso di scegliere Ambrosoli o Albertini entro «il 17 novembre».

Qualche difficoltà, assicurano diversi interlocutori, arriva pure da una situazione di governo «leggermente frizzante», con una legge elettorale ancora in cantiere (su cui preme il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e un’aspra polemica tra Pdl, Pd, Udc e persino la Lega Nord, che oggi per bocca di Roberto Calderoli dice la sua sul vecchio porcellum, tirando qualche bordata ai vecchi «ricatti» di Pierferdinando Casini. La questione lombarda, in un mondo o nell’altro, non fa quindi che salire la temperatura all’interno delle varie coalizioni.

Questa mattina Ambrosoli ha concesso un’intervista a Radio Popolare, storica emittente vicina alla sinistra milanese. Il punto più importante spiegato dall’avvocato è in soldoni questo: da sola la sinistra non va da nessuna parte: «L’Udc come altri partiti devono essere ascoltati nella loro volontà di partecipare a un progetto di rinnovamento, dobbiamo pensare che il mondo della sinistra, per come si era presentato alle precedenti elezioni, da solo non e’ sufficiente per vincere». L’esempio arriva proprio dall’ultima tornata elettorale, dove Roberto Formigoni vinse per la quarta volta di fila. «Lo schieramento» ha continuato Ambrosoli «che ha sostenuto Filippo Penati ha raccolto il 33% dei voto e «con il 33% oggi altro non farebbe che replicare la sconfitta».

Quindi, secondo Ambrosoli, «bisogna trovare punti di incontro con le altre realtà, impegnarci su un programma concreto, che deve essere la priorità nello sviluppo dell’attività regionale, e capire quali sono all’interno dei diversi schieramenti i soggetti con i quali questo programma può essere realizzato». È un ragionamento che non fa una piega, guarando agli insuccessi del centrosinistra su questo territorio, ma se fatto sta a significare che gli «accordi» non sono ancora stati siglati. Proprio in questo spazio si muove Albertini, che forzando la mano con una minacci di addio al Pdl vuole mettere spalle al muro anche i pidiellini che hanno già dato il loro endorsement a Maroni: tra i più noti Guido Podestà e l’ex ministro dell’Economia (alle prese però con un nuovo partito) Giulio Tremonti.

Tutto ruota sempre intorno al sistema di potere che ha governato per 17 anni la Lombardia. L’attivismo di Formigoni nell’intitolarsi la candidatura di Albertini «non aiuta», sostengono i sostenitori dell’ex sindaco di Milano, ma questa è la situazione. Lo stesso Ambrsoli lo ha detto chiaro e tondo: «Albertini è la continuazione di Formigoni». Ma dall’altra parte, tra i vecchi amici dell’inquilino di palazzo Marino c’è chi ricorda che «Ambrosoli allora ricorda Bruno Ferrante», il prefetto rosso che perse contro Letizia Moratti. Non solo. In tanti insistono su un punto: l’unico che abbia capacità di cosa pubblica è proprio Albertini che continua a insistere sull’asse Pdl-Ppe europeo, cosa ben diversa dal Carroccio.  

Non è un caso che il segretario lombardo Matteo Salvini, proprio oggi, abbia rilasciato alle agenzie di stampa questa dichiarazione. «Dal Pdl ci sono molti messaggi controversi. La Lega non sta lì ad aspettare, noi abbiamo già cominciato a correre con Roberto Maroni». Allo stesso tempo, però, Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, ha rilanciato la candidatura del segretario federale leghista. «Escludo che Gabriele intenda una preclusione sulla persona, perché la persona di Maroni non mi sembra che abbia alcun motivo di essere messa all’indice».