C’è la solita bega fra stati dietro al no ai soldi Ue per i terremotati

C’è la solita bega fra stati dietro al no ai soldi Ue per i terremotati

BRUXELLES – Non solo vittime del terremoto, ma anche delle beghe politiche tra stati Ue. Alla faccia della solidarietà, oggi l’Emilia-Romagna si è trovata ostaggio del braccio di ferro in corso nell’Unione Europea sul bilancio per il 2013. Al Consiglio Ecofin-bilancio in corso a Bruxelles, infatti, è mancato il via libera ai 670 milioni di euro destinati dalla Commissione Europea ai territori dell’Emilia Romagna, soldi che avrebbero dovuti essere stanziati nell’ambito del fondo di solidarietà Ue. Cinque paesi – per la precisione Austria, Olanda, Svezia, Finlandia e Gran Bretagna – hanno bloccato lo stanziamento per i terremotati. «Non è che siamo contro l’aiuto alle vittime del sisma – dice un diplomatico di uno di quei paesi – l’Italia ha tutto il diritto a chiedere quei soldi. Quello che però diciamo è che si debbono utilizzare soldi già presenti nel bilancio Ue, non nuovi fondi».

Una posizione che la Commissione respinge recisamente. «Il fondo di solidarietà – spiega una fonte comunitaria – non ha niente a che fare con il bilancio Ue, è una scatola vuota da riempire in caso di emergenza con soldi extra versati dagli stati membri proprio per aiutare un paese colpito da un emergenza. Oltretutto, se si attinge al bilancio ordinario Ue, che solidarietà è?». Il fondo, in effetti, fu creato nel 2002 – anno di devastanti alluvioni nell’Europa centrale – per trovare risorse aggiuntive immediate (per un massimo di un miliardo di euro l’anno), appunto in nome della solidarietà tra stati membri, per fronteggiare emergenze che colpiscano uno di loro. Va detto che un importante paese che in un primo tempo, a quanto si apprende, si era espresso in modo analogo agli altri cinque, alla fine ha cambiato idea: la Germania. «Anche noi – spiegano fonti diplomatiche – ufficialmente ci siamo espressi per attingere a fondi già presenti, ma in realtà abbiamo già dato il via libera alla presidenza cipriota dell’Ue».

La verità è che la povera Emilia-Romagna, lo dicevamo, si è trovata ostaggio di tutt’altro. La Commissione Europea ha chiesto una rettifica al bilancio per il 2013 (ultimo anno del quadro finanziario pluriennale 2007-2013) per circa 9 miliardi di euro, per far fronte alla necessità di pagare impegni già presi, che in gergo vengono chiamati Ral (dal francese reste à liquider, resto da liquidare): l’ultimo anno del quadro finanziario è quello in cui si concentra la maggior parte di questi pagamenti. Un nutrito gruppo di paesi pagatori netti (non però l’Italia) nel Consiglio Ue (che rappresenta gli stati membri) ha respinto la richiesta, prevedendo un taglio di circa 6 miliardi rispetto alla richiesta della Commissione. E in fatto di bilancio l’accordo deve essere unanime. A sua volta, il Parlamento Europeo – che deve approvare il bilancio  – ha bocciato la posizione del Consiglio, difendendo quella della Commissione al motto «gli impegni presi vanno rispettati». In gioco programmi importanti nel settore della ricerca ma anche l’Erasmus (scambio studentesco).

Il Parlamento ha chiesto di esaminare punto per punto le voci di bilancio, e il negoziato rischia di essere tutto in salita. Oltretutto, è una trattativa sullo sfondo di quella, ancora più complicata, per il prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, cui sarà dedicato il vertice straordinario Ue del 22 e 23 novembre. «I fondi per l’Emilia nel quadro del fondo di solidarietà non c’entrano con il bilancio, è vero – ammette una fonte diplomatica – ma ormai tutto viene trattato insieme, se non c’è accordo sul bilancio 2013 rischia di non esserci neppure per i terremotati».

I 670 milioni proposti dalla Commissione Europea per l’Emilia Romagna si fondano sulle cifre fornite a Bruxelles dal governo italiano lo scorso 27 luglio, che indicano danni diretti per 13,3 miliardi di euro, pari allo 0,86% del pil. Dunque ben al di sopra della soglia minima perché il Fsue scatti (lo 0,6% del pil). Dei soldi stanziati, 465 milioni di euro sono destinati alla fornitura di strutture ricettiva provvisorie, per ospitare 43.000 persone per un massimo di tre anni. Altri 90 milioni sono previsti per riparare le infrastruttura di base, e oltre 60 per il costo dei servizi di soccorso. Previsti anche dei fondi per il patrimonio culturale e artistico della regione. Sempre che i soldi, alla fine, arrivino.