La notte in cui si passò da Eleonora Brigliadori al ragionier Spinelli

La notte in cui si passò da Eleonora Brigliadori al ragionier Spinelli

I tre “alba”, come Alessio chiama Laurenc, suo fratello Illirjan e Marjus, hanno fame e sono disposti più o meno a tutto. (Figuriamoci a rapire un ragiunat). I tre italiani stanno valutando varie ipotesi, anche molto diverse tra loro, sempre sul filo criminal-stravagante, ma ancora non si è raggiunto un accordo. Hanno ammesso gli albanesi alle loro riunioni solo da un paio di sere. In funzioni di uditori. Non possono dire una parola, solo ascoltare. Appena uno fa la mossa di intervenire, Francesco il capo, barese da una vita a Milano, li cazzia duramente: «Uè Alba, allora non ci siamo capiti. Voi siete qui per miracolo, non avete l’uso della parola: chiaro?»

Si trovano al bar-biliardo del Sante (chiamato così dai genitori in onore di Gaiardoni, vecchio pistard del Vigorelli), in una saletta dietro i sacri tappeti verdi. Tre “alba” e tre italiani, appunto. Francesco il capo, l’Ale il comasco e il Pierluigi, piombato per l’occasione da Roma. Due zanza riconosciuti e un (teorico) illibato. C’è l’idea di chiudere la partita con la vita grama, un ultimo colpo di quelli giusti per mettere il culo in sicurezza e non pensarci più.

Già, un ultimo colpo di quelli giusti. Con le rapine mordi e fuggi non è più possibile, scartate. Prendi poco, rischi troppo. Le rapine, che paradosso, ti ri-consegnano al lavoro del sempiterno zanza. E due dei tre hanno già dato. Adesso c’è da svoltare ma con le maniere giuste. Francesco il capo riassume alla sua maniera: «Noi siamo qui dal Sante, periferia aperta di Milano, che idee possono venire, del cazzo, no? Allora voi dovete pensare in grande, dovete immaginare che stiamo passeggiando in Montenapo come tre signori più tre “alba” al seguito. Come se la lampadina dovesse accendersi tra i dolcini di Cova e le vetrine di Prada, è chiaro?»

Francesco il capo si è sempre vestito bene, vestito bene come dice lui. È a Milano da una vita e la grana che girava larga lo ha portato da subito sulla retta via modaiola. Gli piace il triangolo milanese e su questa parolina magica si è sempre divertito a costruire le sue patetiche gag: «A me mi piace il triangolo… – urlava agli amici nei bar dell’aperitivo – della moda, cos’avete capito…». E’ evidente che per il suo ultimo colpo vuole lasciare un segno definitivo, qualcosa che lo riconsegni con tutti gli onori a una certa grandezza criminale. Perché gli zanza, quando immaginano un colpo, lo immaginano pensando sempre alla possibilità di essere «cattati dalla pula», insomma beccati dalle forze dell’ordine. In fondo è quello il vero momento della celebrazione, se non ti prendono mai – è la sua filosofia spicciola- «chi cazzo ti conosce?»

Quella sera dal Sante ha deciso che parleranno i suoi ragazzi e lui ascolterà, come un vero padre nobile degli zanza. Vuole capire fino in fondo cos’è per loro pensare in grande, cos’è un’idea grande, a quale livello vogliono vivere. Gli ha dato solo un paio di dritte, giusto per non deragliare con le cazzate. «Noi dobbiamo sbarcare nel grande mondo, dove c’è la politica e girano anche i soldi. Solo così possiamo dare una botta e via, ritirarci e goderci la grana. Siamo o non siamo a Milano, la terra dei finanzieri, delle banche, degli imprenditori, della bella gente che sta tranquillina nelle sue belle case? Dai, adesso tiratemi fuori il progetto…, l’unica cosa è che il colpo lo dobbiamo fare in 24 ore, una giornata secca, e poi sparire».

Francesco è il re dei sequestri-lampo, gli altri lo sanno. Ha fatto cose egregie in passato, per cui parliamo di un serio professionista. Sanno che quando sta zitto e si mette all’ascolto le probabilità d’essere pubblicamente sfanculato si moltiplicano vorticosamente. Ci vuole fegato, quel tot di fantasia per dire il nome giusto, e soprattutto sperare in dio.

«Gerry Scotti!»
Un urlo muove la polvere della stanza che al buio, in controluce, appare come nevischio sospeso. Pierluigi, l’ultimo arrivato, ha sparato la sua. Adesso, come tutti gli altri, è in religioso silenzio in attesa della sentenza. (A beneficio del lettore, diremo che P. è un grande appassionato di «Chi vuol essere milionario», di cui non ha mai perso una puntata. L’idea di passare una giornata intera con il suo beniamino lo affascina, e neppure lo sfiora il dubbio che un certo conflitto di interessi (sentimental-televisivi) possa inquinare la purezza dell’impresa. Nella sua testa la possibilità di vivere in simbiosi 24 ore col dottor Scotti vale il famoso concorso delle Figurine Panini: «Vinci una giornata col tuo campione!»).
Gli altri si guardano negli occhi, senza il coraggio di prendere posizione: cagata colossale o abbiamo svoltato? Lentamente, ruotano i loro volti in direzione di Francesco, l’unico autorizzato a chiudere la questione in un modo o nell’altro.

«Dimmi un po’, ma tu dove minchia vivi?»
(Ok, cagata colossale.)
«Io mi chiedo da dove ti è uscita una roba del genere. Gerry Scotti, ma sei cretino? Lasciamo stare il fatto che non sappiamo bene neppure quanta grana ha, ma se non avete ca-pi-to, noi dobbiamo trovare una persona che è molto cara a qualcun altro. E’ proprio quel qualcun altro che deve metterci la grana. Che cazzo ne sappiamo noi di Gerry Scotti?»
(A quel punto, nessuno dirà più un nome nemmeno sotto tortura, la riunione è morta, defunta, sepolta).
«Io ho idea…»
Dalle tre sedie degli “alba” in fondo alla stanza arriva un sussurro, una voce appena accennata, un timido e coraggioso sbocco di partecipazione.
«Chi è che ha parlato?», minaccia Francesco.
«Io…»
(Illirjan, 33 anni, non ha paura. Si gioca le sue carte con gli italiani alla pari. Non è venuto qui per sentire e basta)

«Berlusconi…»
«Chi ha parlato, chi ha detto Berlusconi?»
Illirjan alza solo il braccio, non parla e non risponde. Si fa solo identificare.
«Senti alba, se sei venuto qui a prendere per il culo dillo subito che non abbiamo tempo da perdere. Lo sa anche il mio nipotino di cinque anni che Berlusconi è pieno di grana, adesso vieni qui tu dal mare aperto e ci tieni la lezioncina?»
«Io volevo dire Berlusconi, ma non volevo dire lui. Volevo dire qualcuno che lui vuole bene. Se noi prendiamo qualcuno che lui vuole bene, lui poi pagherà. Dev’essere persona non di famiglia, troppi intorno, troppa sicurezza, persona che lui vuole bene fuori di famiglia. Capito adesso?»
Alessio si avvicina all’orecchio di Pierluigi e gli sussurra qualcosa, l’altro alza gli occhi, sorride e si lancia nel vuoto per conto terzi.

«Galliani!», uscita geniale di tutta una vita (e che gli costerà molto cara).
Nel frattempo, Francesco ha preso in mano una stecca, atteggiamento altamente rappresentativo di un malessere più generale.

(Seguiranno, nella più totale insensatezza della serata una serie impressionante di nomi, tutti riconducibili in un modo o nell’altro al Cavaliere e meritevoli, secondo i nostri 6 eroi (3 italiani + 3 alba) di essere sequestrati per sole 24 ore e rilasciati a fronte di un congruo riscatto milionario. Qui di seguito alcuni nomi sparsi, emersi nella più totale insensatezza della serata: il cuoco Michele, Marinella, l’ex segretaria di una vita, Guido Possa, caro e vecchio compagno di scuola, Briatore, Niccolò Querci, segretario particolare dei primi anni ’90 evocato incredibilmente dall’alba Marijus, Francesca Dellera, il primo comandante, ormai novantenne, della nave su cui il Cav. suonò il piano con Fedele Confalonieri, Marco Van Basten, Gullit, Pippo Inzaghi e Arrigo Sacchi per restare al calcio, suo fratello Paolo, il Gabibbo, Fiorella Pierobon, Eleonora Brigliadori, Fabrizia Carminati e Susanna Messaggio, le prime annunciatrici di Telemilano evocate altrettanto incredibilmente dall’alba preparatissimo Laurenc, Vittorio Feltri, Belpietro e Sallusti per restare al giornalismo, Maria Rosaria Rossi, l’ultima delle sue badanti).

Neppure mezzo di questi nomi ha ottenuto il benestare di Francesco. Il quale, solo alle prime luci dell’alba, i suoi uomini ormai stremati, stesi privi di forze sui tavoli da biliardo, ha evocato il nome del ragionier Spinelli. Nessuno lo ha cagato. Era decisamente quello giusto.