
Le chiamano «spose a basso prezzo». Mogli bambine, facili da trovare, facili da portare via, con le famiglie disposte a tanto pur di veder migliorate anche solo di poco le loro disastrose situazioni economiche nei campi profuhi sempre più gremiti e disperati lungo il confine. Il mercato è fiorente e in crescita. Tanti tassisti di Amman ormai si sono industriati. Attendono i ricchi sauditi e dei Paesi del Golfo all’aeroporto o di fronte agli hotel a cinque stelle.
Basta poco per capire cosa vogliono. «Le donne siriane piacciono nel mondo arabo. Sono chiare di pelle in una parte del globo dove il solo abbronza e invecchia troppo in fretta, alte, gli occhi grandi», raccontano gli attivisti locali per la difesa dei diritti umani a Cassandra Clifford, nota militante americana per le garanzie dei più deboli e fondatrice dell’organizzazione umanitaria «Bridge to Freedom Foundation». Costano poco, bambine di 15 o 16 anni cedute dalle famiglie appena sfuggite agli orrori della guerra civile per cifre che posson restare nei limiti dei 1.000 e 2.000 euro. Una quisquilia, noccioline per gli uomini d’affari del Golfo. Sono abituati a spendere ben di più. Una notte in compagnia di prostitute ucraine in un albergo a Dubai può costare anche il doppio. […]
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*articolo tratto da Corriere della Sera, 28-11-2012, pag. 15