Mi consentoL’Italia di Bersani è terribilmente uguale a quella che viviamo

L’Italia di Bersani è terribilmente uguale a quella che viviamo

Come nel judo, qui si proverà a usare la forza dell’avversario, avversario tra virgolette ovviamente, per metterlo al tappeto. E allora, calandomi nella parte del renziano, dolosamente e maliziosamente attribuitami da Peppino Caldarola, cercherò di spiegare perché è proprio la sua affermazione su Bersani a condannare elettoralmente il segretario del Pd.

Domenica prossima ci saranno le primarie del centrosinistra. Gli affezionati alla politica lo sanno bene. I candidati sono cinque. Di fatto, però, nonostante i proclami di Nichi Vendola (che ha stranamente tenuto un profilo molto basso in questa campagna elettorale), il duello sembra essere tra Bersani, appunto, e Renzi.

Ecco, cosa ha scritto Caldarola qualche giorno fa: «Se Bersani, come credo, vincerà le primarie, subito o al secondo turno, saremo di fronte alla smentita più clamorosa della vecchia credenza per cui in politica prevale chi si muove di più. Bersani infatti è stato praticamente fermo. Mentre il suo competitor principale e più insidioso si è dato da fare minacciando sfracelli e, in queste ore, cercando di mettere riparo alle intemerate della prima ora, il segretario ha tenuto la posizione che si era guadagnata in questi anni. Quieta non movere».

Ed è da qui che vorrei partire. In questa campagna elettorale, il segretario del Pd ha, abilmente, giocato una battaglia di contenimento, quasi di retroguardia. Ha gestito, parrebbe efficacemente, il vantaggio iniziale. E, di fatto, ha condotto una non campagna elettorale. Per buttarla sul pugilistico, ha fatto un po’ come un mito della mia infanzia, quel Vito Antuofermo capace di fare pari con Marvin Hagler. Si gettava al corpo, Antuofermo, ti abbracciava e l’avversario impiegava tante energie nel toglierselo di dosso da risultare poi poco lucido nel combattimento.

Per carità, probabilmente domenica sera i risultati gli daranno ragione, ma quella di Bersani, caro Caldarola, è stata una campagna elettorale priva di slanci. Che ha sempre, dal primo momento, guardato al risultato. Elloso che starai scuotendo la testa, pensando alla mia beata ingenuità. Ma mi dici tu quale idea di futuro ti sei fatto seguendo Bersani in queste settimane? Addirittura è riuscito per lunghi tratti nel capolavoro di non sciogliere il dubbio sull’alleanza con cui vorrebbe governare. Inclusivo, inclusivo al di là del bene e del male. Al punto da tenere sotto lo stesso tetto sia Casini sia Vendola. Solo quando è stato messo alle strette, ha detto che starebbe con Vendola. Ma lo ha fatto quasi strizzando l’occhio, come si fa coi bambini.

Ha giocato in difesa anche sulle regole. Da sempre, e tu lo sai, da sempre il Pd si è vantato dell’affluenza alle primarie. Da sempre avrebbero fatto votare anche gli animali, se avessero potuto. Stavolta no. Stavolta hanno introdotto la doppia registrazione (ma che cos’è, una cassetta di sicurezza?), hanno tolto il voto ai sedicenni, hanno alimentato l’idea che domenica per provare a mettere una ics su quella scheda si dovrà affrontare un mostro burocratico che rischia di fagocitarti per ore e ore.

Ha il partito dalla sua, Bersani. Lo sa, è forte di questo. Ha il sostegno della Cgil. A Roma, al cinema Farnese, quando hanno presentato la responsabile dei pensionati della Cgil, c’è stata quasi un’ovazione. E mi sono immaginato gli autobus che domenica porteranno i pensionati ai seggi. Per carità, nulla di male Peppino, non ho nulla contro chi è pensionato, ci mancherebbe. Solo grande rispetto, come sai. Però è un’immagine che suona strana. Solo in Italia un candidato è costretto a una copertina riparatrice con le nonne, come è successo con Renzi su Oggi, per cercare di non passare come troppo giovane. Come se fosse un qualcosa di cui vergognarsi. Ammettilo, un po’ viene da sorridere.

Ha dalla sua la Cgil, Bersani, però ha dichiarato che nel suo governo vorrebbe Elsa Fornero, credo una delle ministre del Lavoro più odiata nella storia della Repubblica. Nemica giurata di Susanna Camusso. 

Ha incassato persino un favore dal suo avversario. Perché ha dovuto aspettare che lo svolgesse Renzi il lavoro sporco di togliergli un po’ di vecchia nomenclatura. Ha sfruttato la rottamazione e con fare sornione ha incassato l’abbandono volontario di Veltroni e quello, un po’ meno disinvolto, di D’Alema.

Lo so, tu dirai che così si fa politica. E io incasso. Ma mai un guizzo. Mai un sogno. Mai un’illusione. Mai uno scatto. Mai un’idea. Come si dice, se po’ fa sta vita? E dire che Bersani, a mio avviso, e a suo modo, è un innovatore. Lo è stato. Anche un uomo politico coraggioso. È stato l’uomo delle liberalizzazioni, l’uomo che, tanto per fare qualche esempio, ha eliminato la commissione da pagare ai gestori per la ricarica dei telefonini, l’uomo che ha consentito di non subire troppi ricatti dalle assicurazioni. Ma questo suo profilo col tempo si è appannato. È rimasto invischiato nelle pastoie di quel partito che è croce e delizia per tanti cittadini di sinistra.

Non lo so chi vincerà. Probabilmente Bersani. Almeno così leggo. C’è chi dice persino al primo turno. Ma so che nulla di questa sua campagna elettorale mi è rimasto impresso. Se non, e probabilmente non è poco, una considerevole abilità tattica nel cercare di arginare l’avversario e renderlo, o provare a renderlo, via via inoffensivo. È la politica, dirai tu, caro Peppino. Ed è vero. In questo, Bersani ha mostrato sapienza tattica e lucidità. Non ha quasi mai perduto la testa. In realtà l’ha fatto solo una volta, a proposito dei banditi delle Cayman. Eppure in quell’occasione è riuscito a trasformare un passo falso in un successo. Grazie soprattutto all’ingenuità e alle egotiche frequentazioni dell’avversario.

Ti sento ridere, Peppino. So che per te, e forse anche per altri, ho tratteggiato il profilo del leader tranquillo, tenace, l’uomo dalle spalle larghe che attraversa il mare in tempesta. Ma non è proprio così. Lunedì, a vittoria ottenuta, se vittoria sarà, o dopo il ballottaggio, Bersani sarà il candidato di una coalizione di centrosinistra che guarda al centro. Da Vendola a Casini, con una spruzzata di Renzi. E saremo di nuovo punto e accapo.

Non ho parlato di Renzi. L’ho fatto in altre occasioni e lo farò ancora. Dico solo che se perderà, avrà perduto – per colpa sua – un’occasione storica. Che non ricapiterà più. Né a lui né a un’Italia che ha voglia di cambiare. E di sentirsi meno polverosa. Con tutti i difetti del personaggio, che di certo non mancano. E del nuovismo che a tratti può risultare insopportabile. Così come, però, risultano insopportabili i commenti della sinistra ortodossa per cui di fatto Renzi equivale a Berlusconi.

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