L’ultimo Monti sembra un politico navigato

L’ultimo Monti sembra un politico navigato

Doveva essere il presidente del Consiglio meno apprezzato dagli italiani, come ha più volte detto lui. E invece Mario Monti rischia di passare alla storia come uno dei premier dal maggior consenso. Tanto da guardare con tentata attenzione a chi crede che la lista Monti dovrebbe essere e con lui in campo: come scrive oggi senza ricevere alcuna smentita Repubblica.

Quando un anno fa il Professore si è insediato a Palazzo Chigi ha evitato accuratamente grandi proclami. Per salvare il Paese – questo il senso del suo primo intervento – è necessario il sacrificio di tutti. Non proprio il miglior spot elettorale. Eppure negli ultimi mesi di mandato, il governo sta approvando un provvedimento popolare dopo l’altro. Le polemiche legate alle riforme di lavoro e pensioni sono un lontano ricordo. Adesso la squadra dei tecnici sembra essersi sintonizzata con la pancia del Paese.

Si avvicina la campagna elettorale, dicono i detrattori del Professore. L’esecutivo cerca di ottenere il consenso necessario per giustificare un nuovo mandato. I leader politici tremano («Chi pensa a una legge elettorale per favorire il Monti-bis è fuori come un balcone» ha detto poche ore fa il segretario Pd Pier Luigi Bersani). Mario Monti respinge qualsiasi illazione. Anzi, intervistato da Bruno Vespa, si è recentemente augurato che il futuro impegno politico dei suoi ministri sia estremamente circoscritto. «Spero che le eventuali candidature siano limitate nel numero e distribuite politicamente per non consentire a nessun osservatore una chiave di lettura retrospettiva sul colore politico di questa compagine». Sarà. Intanto il governo sembra aver abbandonato la sua missione “tecnica”. Finito il compito richiesto da partiti e Quirinale – il ddl anticorruzione è stato recentemente approvato dal Parlamento, la legge di Stabilità lo sarà presto – l’esecutivo si è dedicato ad argomenti più vicini al sentire comune. Dal taglio dei vitalizi per i consiglieri regionali alla riduzione delle poltrone negli enti locali. Passando per il decreto sulla liste pulite e l’incandidabilità dei condannati e gli annunci sulla riduzione delle tasse. Se qualcuno fosse in cattiva fede potrebbe quasi pensare che il presidente del Consiglio e la sua squadra siano alla ricerca di popolarità. Con buona pace di Pier Luigi Bersani. 

Con il passare dei mesi, il taglio strettamente tecnico dell’esecutivo sembra essere stato accantonato. Come considerare i diversi annunci del premier sulla prossima fine della crisi economica? Slogan da politico navigato. Sull’argomento Monti ha insistito parecchio, spesso poco sostenuto da dati scientifici. La scorsa estate lo ha ripetuto più volte. La crisi? Gli italiani stiano tranquilli, sta per terminare. Intendiamoci, la luce in fondo al tunnel intravista dal Professore è ancora poco rispetto ai ristoranti sempre pieni che avevano colpito Silvio Berlusconi. Ma la natura del messaggio è simile. 

Sempre in tema di comunicazione, lo scorso 27 settembre hanno stupito più di qualcuno le dichiarazioni di Monti dagli Stati Uniti. A New York, dove era volato per partecipare ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente del Consiglio ha espressamente assicurato di essere pronto a servire ancora il Paese, magari di nuovo a Palazzo Chigi. Ovviamente «se me lo chiedono». Un altro annuncio molto poco tecnico. Più simile, secondo alcuni osservatori, a un’autocandidatura. 

E poi il tormentone sul taglio delle tasse. «Non escludo che si possa individuare un percorso, anche soltanto per una prima tappa, di riduzione del carico fiscale», ha anticipato Monti a inizio ottobre. Un piccolo taglio all’Irpef è stato effettivamente introdotto dal governo – intervento poi modificato – nella recente legge di Stabilità. Anche qui la storia insegna. C’è gente che su promesse del genere ha costruito un’intera carriera politica. 

Senatore a vita, Mario Monti non ha mai smesso di sottolineare la distanza tra sé e i colleghi parlamentari. I partiti sono finiti spesso al centro di moniti e avvertimenti. Un ruolo molto apprezzato, in un periodo di antipolitica dilagante. È stato il governo tecnico a ridurre drasticamente costi e privilegi della politica locale. Un decreto approvato a Palazzo Chigi ai primi di ottobre, nei primi giorni degli scandali dei Consigli regionali di Lazio e Lombardia. L’esecutivo tecnico ha agito dove il Parlamento non è riuscito. Sono stati tagliati i compensi di consiglieri e assessori, ridotti i finanziamenti ai gruppi consiliari. Sforbiciati vitalizi e numero delle poltrone. Un intervento pensato per sistemare il bilancio dello Stato. Ma anche per dare un segnale al Paese. «L’opinione pubblica – le parole di Monti – è sgomenta di fronte a fatti che minano gravemente la fiducia e la reputazione del Paese e la sua credibilità».

Stesso discorso per le liste pulite. Il provvedimento con cui il governo chiuderà le porte del Parlamento ai condannati. «Entro pochi giorni vedrò i colleghi Paola Severino e Filippo Patroni Griffi» ha annunciato la titolare dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Al massimo entro una settimana l’esecutivo vieterà ai politici condannati la candidatura alle prossime Politiche. Un’altra decisione popolare, in linea con le attese di gran parte dei cittadini. Non è un caso se qualche anno fa Beppe Grillo ne ha fatto una delle sue prime battaglie politiche. 

Domenica, il colpo da maestro di Mario Monti. Un viaggio a sorpresa in Afghanistan per testimoniare la sua vicinanza ai nostri militari. Certo, lui è il presidente del Consiglio italiano. Non può esimersi da certi obblighi istituzionali. Eppure non sfugge a nessuno che una visita di questo tipo rischia di assomigliare parecchio a un appuntamento pre elettorale. A Herat, di fonte ai nostri soldati, il grande annuncio. «Voglio assicurarvi che per ciò che mi compete, mi impegnerò, ci impegneremo per questo doveroso progresso». Perché l’Italia «sia sempre più orgogliosa di voi e voi più fieri di rappresentare il Paese, che sta facendo, partendo da condizioni difficili, un rilevante progresso civile». Un impegno solenne che guarda al futuro del Paese. Mancano pochi mesi alle elezioni, ma sembrano le parole di chi è convinto di governare per i prossimi cinque anni. 

L’articolo di Repubblica sulla lista civica per Monti del 16 novembre

(data di prima pubblicazione: 5 novembre)