Che di questi tempi non sia facile trovare lavoro, si sapeva da un pezzo. I dati Istat su settembre non lasciano spazio a dubbi: il tasso di disoccupazione è salito al 10,8 %, con un aumento di due punti nei dodici mesi. Quello che forse non sapevamo, invece, è che non solo si fatica a trovare chi ti offra un mestiere. Adesso, non c’è nemmeno chi si occupa di procurartene uno. Cronaca di un pomeriggio milanese alla ricerca di un’agenzia interinale, quando il lavoro è così scarso che non si sa neanche dove andare a cercarlo. Letteralmente.
Google Maps alla mano, in zona Città Studi, nell’est di Milano, si contano più o meno sei agenzie, sparse tra le varie arterie stradali che partono da piazza Piola. La caccia al tesoro comincia in un pomeriggio piovoso di traffico in tilt e clima di isteria diffusa. Il primo portone dà accesso a un palazzo come ce ne sono tanti in città, di quelli che alternano appartamenti e uffici. Di agenzie, però, neanche l’ombra: il custode scuote la testa come se parlasse di mille anni fa, e pronuncia la sua sentenza: «No, non c’è più».
Cancellata la prima della lista, si prosegue verso viale Abruzzi, ma lo scenario che si ripresenta è sempre lo stesso. Arrivati all’indirizzo segnato, puntualmente manca il nome dell’agenzia tra quelli scritti sul citofono, e se si prova a telefonare una voce meccanica risponde: «Il numero da lei chiamato non è più disponibile». Poi ci sono le varianti sul tema: l’agenzia-fantasma di cui nessuno ha mai avuto notizia, a giudicare dallo sguardo vacuo degli inquilini sulle scale. Oppure quella che potenzialmente esiste, ma ci va soltanto il proprietario. «Sì ogni tanto lo vedo – commenta il custode – è sempre da solo. Prima invece venivano anche delle altre persone». Una poi si è trasferita in zona Maciachini, e tutto sommato è già un buon segno: hanno lasciato un foglietto, appeso con lo scotch, alla cassetta delle lettere.
Quando tutto sembra perduto, compare un’insegna, e sotto, una vetrina con affissi degli annunci. È questo, a quanto pare, l’ultimo baluardo delle agenzie interinali rimasto nel quartiere: un locale minuscolo con una signora gentile seduta alla scrivania, e delle sedie per chi è in attesa completamente vuote. «In questo periodo abbiamo un afflusso di clienti costante – spiega il titolare – più o meno una ventina di persone al giorno tra mattina e pomeriggio». Sono prevalentemente persone tra i 25 e i 45 anni, tra cui i più numerosi sono i giovani nella fascia 25-35.
Pochissimi, invece, quelli sotto i 25 anni, eppure i dati Istat li danno come i più colpiti dalla crisi in corso: in questa fascia d’età le persone in cerca di lavoro sono 608mila, e rappresentano il 10% del totale. Il tasso di disoccupazione, per gli under 25, si colloca intorno al 35,1%. Per quanto riguarda invece il confronto uomini-donne, l’indagine sottolinea come l’aumento della disoccupazione interessi soprattutto la componente maschile. A settembre i non occupati erano il 10,1% del totale, con un aumento di 2,2 punti nei dodici mesi e di 0,4 punti rispetto ad agosto. Per le donne l’aumento è di 1,6 punti nei dodici mesi, ma il tasso resta invariato (11,8%) rispetto al mese precedente.
Al di là delle distinzioni di età e genere, comunque, sono circa 2,8 milioni gli italiani che oggi non hanno un lavoro. Alle agenzie interinali si rivolge chi non punta a un settore specifico, i professionisti sono soliti rispondere direttamente ad annunci mirati. Le aziende, dal canto loro, scelgono di avvalersi di agenzie soprattutto per cercare figure con competenze di tipo tecnico. Ma negli ultimi tempi, molte di queste aziende hanno deciso di fare da sé.
Si capisce allora perché ci siano voluti sei tentativi per trovarne una, e perché nell’unica aperta non si veda nessuno. «Le imprese sono in crisi – continua il titolare dell’agenzia – e tagliano sui costi. Avvalersi di un’agenzia interinale comporta chiaramente delle spese, e per questo tante aziende oggi scelgono di farne a meno». Il risultato è che, nonostante la forte richiesta di occupazione, crollano gli utili di chi gestisce lo scambio tra domanda e offerta: «Dal 2008 – continua – il settore ha avuto un calo del 30%». Le conseguenze si toccano con mano: per cercare lavoro occorrono un po’ di pazienza in più, un elenco aggiornato, e magari un pomeriggio in cui non stia diluviando.