Storia MinimaPerché votare ci sembra ormai un rito stanco e inutile?

Perché votare ci sembra ormai un rito stanco e inutile?

«Un’occasione di autentica partecipazione in un momento in cui si diffonde sempre più il sentimento dell’antipolitica; un’occasione per unire tutti coloro che vogliono un’Italia che combatta le disuguaglianze; è un’occasione per scegliere direttamente chi dovrà candidarsi alla guida del prossimo governo».

Probabilmente come me altri milioni di individui hanno avuto lettere, messaggi su Fb che ripetono queste raccomandazioni. Sto la parlando delle primarie che si svolgono oggi. Dire “vinca il migliore!”, non è credibile, rischia di essere percepito come una presa in giro. Magari un pizzico di ironia ha anche un senso, ma poi prevale la tristezza, la sensazione di partecipare a un rito senza un fine.

Questo non toglie che ci sia un elettore che magari si mette anche pazientemente in coda, pur sapendo che il suo voto conta relativamente.

Andare a votare significa avere la sensazione di scegliere (una sensazione che non esiste più nel sistema elettorale del “porcellum”).

Votare diventa un atto gratuito, come il dono disinteressato, un atto compiuto senza un fine. Forse più propriamente la sensazione di contare qualcosa: qualcuno che ti chiede un documento; la consegna di una scheda; una serie di regole perché il proprio voto sia valido. Una trafila codificata di atti tecnici, dentro un’atmosfera di gentilezza, magari anche di simpatica complicità. A suo modo un’emozione, da ricordare. Che chissà quando mai ricapiterà. Perché non portarsi via la matita (come si potrebbe portare via dalla stanza d’albergo la cuffia per la doccia o la penna biro?) Un gesto gratuito, in modo da ricordare quel momento, magari emozionante, sicuramente eccentrico. Meglio: inconsueto, raro,“arcaico”.

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Giorgio Gaber, L’emozione del voto*

Generalmente mi ricordo
una domenica di sole
una giornata molto bella
un’aria già primaverile
in cui ti senti più pulito
anche la strada è più pulita
senza schiamazzi e senza suoni
chissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni.

Una curiosa sensazione
che rassomiglia un po’ a un esame
di cui non senti la paura
ma una dolcissima emozione
e poi la gente per la strada
li vedo tutti più educati
sembrano anche un po’ più buoni
ed è più bella anche la scuola
quando ci sono le elezioni.

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c’è un gran silenzio nel mio seggio
un senso d’ordine e di pulizia
democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina
perfettamente temperata
e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni
e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

È proprio vero che fa bene
un po’ di partecipazione
con cura piego le due schede
e guardo ancora la matita
così perfetta e temperata…
io quasi quasi me la porto via
democrazia!

*Giorgio Gaber, Le elezioni, in Libertà obbligatoria, 1976.

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