Storia MinimaQuando gli Usa erano un esempio per Gramsci e Togliatti

Quando gli Usa erano un esempio per Gramsci e Togliatti

Walt Whitman (West Hills, 31 maggio 1819 – Camden, 26 marzo 1892)

Nel 1919, mentre l’Europa esce malconcia dalla guerra, si diffonde il mito dell’America come un Paese dalle forti speranze di rinnovamento. E, per quanto sorprendentemente, è L’Ordine Nuovo, il giornale diretto da Antonio Gramsci, che promuove quell’immagine pubblicando, in occasione del centenario della nascita di Walt Withman (1819-1892) la traduzione di A un rivoluzionario europeo che è stato vinto, forse l’inno più accorato che l’America manda agli europei, perché non disperino.

«Quando la Libertà lascia il suo posto, essa non è la prima che se ne va, né è la seconda, né la terza che se ne va, Essa aspetta che tutti siano partiti – essa è l’ultima», scrive Whitman a metà di questa composizione.
La sfida è possibile, perché, come scrive Whitman, «Fino a che tutto non venga meno, nemmeno tu non devi venir meno». Quelli che brontolano e scuotono sconsolatamente la testa, e dichiarano che è «meglio stare a casa», sono avvisati. 

Walt Whitman 
A quelli dell’altra sponda perché non mollino.*

I

Coraggio ancora! mio fratello o sorella mia!
Avanti! bisogna servire la Libertà qualunque cosa accada;
Non è nulla ciò che è stato abbattuto da una, da due, o da parecchie cadute,
O dall’indifferenza o dall’ingratitudine del popolo o da una fede mancata.
O dal potere che mostra le zanne: soldati, cannoni e leggi penali.

Quello in cui noi crediamo attende sempre, nascosto in tutte le terre, in tutte le isole e gli arcipelaghi del mare;
Quello in cui noi crediamo non invita nessuno, nulla promette, sta in quiete ed in luce. è reale;
è padrone di sé, non conosce scoraggiamenti
Attende con pazienza, attende la sua ora.

(Non canti di fedeltà soltanto san questi,
Ma canti di rivolta anche,
Perché io sono il poeta giurato di tutti gli audaci ribelli, per il mondo intiero,
E chi a me si accompagna, lascia dietro a sé la pace e l’usato lavoro,
E la vita sua è la posta che ad ogni momento può esser
perduta).

II

La battaglia infuria con alti e, ripetuti allarmi, con frequenti avanzate e ritorni;
L’infedele trionfa – o crede trionfare,
E prigione, patibolo, corda, manette, collari e ceppi ferrati, e palle di piomba compiono l’opera
loro;
Famosi ed oscuri eroi trapassano ad altre sfere,
Grandi oratori e scrittori sono in esilio giacciono malati in terre lontane,
Assopita è la causa – le voci più gagliarde tacciono, soffocate nei loro proprio sangue,
I giovani chinano a terra le ciglia quando s’incontrano;
Ma per tutto ciò la Libertà non ha abbandonato il suo posto, né l’infedele ha preso pieno possesso,

Quando la Libertà lascia il suo posto, essa non é la prima che se ne va, né è la seconda, né la
terza che se ne va,
Essa aspetta che tutti siano partiti – essa è l’ultima.

Quando non più ricordi vivranno di. martiri e di eroi,
Quando tutte le vite, quando le anime tutte degli uomini e delle donne saranno spente in qualche
parte della terra,
Allora soltanto in questa parte della terra la libertà,. l’idea della libertà saranno spente.
E l’infedele avrà pieno possesso.

III

Coraggio, dunque, rivoluzionario rivoluzionaria d’Europa!
Fino a che tutto non venga meno, nemmeno tu non devi venir meno.
Io non so per qual fine tu sei, (neanche di me stesso non
so per qual fine io sia, né di alcuna. cosa lo so),
Ma anche vinto lo andrò cercando con ansia,
In disfatta. in povertà, in sfiducia, in prigionia, perché anche queste cose sono grandi.

Rivolta! e una palla per i tiranni!
Pensavamo noi grande la vittoria?
Essa lo èma ora mi pare che, quando la forza vien meno, grande è la disfatta,
E anche la morte e il venir meno sono grandi.

 *Walt Withman, A un rivoluzionario vinto d’Europa, in L’Ordine nuovo, I, n. 8, 28 giugno – 5 luglio 1919, p. 68. Traduzione di Palmiro Togliatti.