Renzi è certo di vincere. Ma “teme” gli anziani e la Puglia

Renzi è certo di vincere. Ma “teme” gli anziani e la Puglia

Firenze. Un comizio improvvisato. Non se lo aspettava nessuno alla Leopolda. Matteo Renzi arriva alle 16 per salutare i comitati elettorali riuniti per preparare gli ultimi giorni di campagna. E i pochi minuti per ringraziare i presenti si trasformano in un lungo discorso. Alla fine il sindaco di Firenze parla per un’ora. Poca politica, tanti consigli. È il discorso del generale al suo esercito di militanti. Una chiacchierata a porte chiuse – ma con la presenza di telecamere e qualche giornalista – scandita da una frase ricorrente. «Ce la possiamo fare». Renzi lo ripete ossessivamente. Tanto da far venire il dubbio che sia solo propaganda. Difficile conoscere la verità. Secondo i sondaggi del sindaco, Pier Luigi Bersani sarebbe a un passo. «È una sfida che ci giochiamo alla pari».

Il segreto per la vittoria? Portare più gente possibile ai seggi. «Se vota un numero molto significativo di persone, la partita è aperta. Per non dire altro». Renzi insiste: «I nostri dati danno un differenziale del 2 per cento. Ce la giochiamo sul filo dei voti».

Anche per questo – spiegano i renziani – il partito avrebbe cercato di ostacolare l’affluenza alle urne. Renzi lo ripete, parla del discusso regolamento delle primarie. Il sindaco di Firenze assicura di non voler insistere con le polemiche. Ma torna più volte sull’argomento. «Ragazzi, è chiaro che rispetto alle altre volte sono state fatte delle regole per restringere la partecipazione». Rispunta il voto negato ai più giovani. «Mi fa male che non facciano votare i sedicenni e i diciassettenni (al contrario delle ultime primarie, ndr). È una sconfitta. La giustificazione che hanno dato è meschina: dicono che loro non votano alle elezioni. E allora gli immigrati?».

Renzi è certo di potercela fare. La vittoria è a portata di mano. Eppure mette le mani avanti. Difende i suoi in caso di sconfitta elettorale. Molti hanno sostenuto il sindaco «sapendo che rischiavano qualcosa». Il sindaco di Firenze li tranquillizza: «Se per caso si perde, io non scappo. Non farò un altro partito. Anche se non voglio premi di consolazione. Ma se toccano anche solo uno in periferia, è come se toccano noi». Dalla sala si alza un’ovazione. «Lo dico all’ala democristian-comunista…». Renzi avverte i suoi. «In questi otto giorni vi diranno di tutto. Arriveranno frasine, minaccine. Non portiamo rancore, non facciamo polemiche, non cediamo all’insulto».

L’intervento è personale, concreto. Dei grandi temi si parlerà domani, durante il discorso ufficiale alla Leopolda (anticipato alle 12 per esigenze televisive). «Molti ci dicono che non abbiamo un programma. Non vi preoccupate, il programma c’è». Il sindaco ne parlerà tra 24 ore. «Ma non si vincono le elezioni con il programma. Si vincono raccontando un sogno». Renzi offre tanti suggerimenti “pratici” per l’ultima fase della campagna elettorale. Ai cittadini bisogna sottolineare i punti di maggior differenza tra i candidati alle primarie. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e l’abbassamento della pressione fiscale, ad esempio. «Io sono l’unico che chiede queste cose». Nessun partito leaderistico, però. L’obiettivo è quello di dare l’immagine di una squadra. Non deve passare l’idea di «un uomo solo al comando». Anche per questo, forse, Renzi parla sempre al plurale. «Noi» prenderemo voti». «Noi» vinceremo.

Parte l’operazione “Give me five”. Il sindaco rottamatore chiede a tutti i presenti – saranno un po’ più di un migliaio, in rappresentanza degli oltre duemila comitati elettorali nati nelle ultime settimane – di convincere cinque persone. «Cinque nomi, uno a testa». Se andranno al voto la vittoria è a portata di mano, assicura lui. «Prendete il telefono, scorrete i vostri contatti. Sono sicuro che molti non sono stati ancora chiamati». Poi Renzi dà una spiegazione che troverebbe qualcuno poco d’accordo. «Non abbiamo giornali, non abbiamo poteri forti, ci resta solo il tam tam».

Certo, i sondaggi evidenziano anche qualche problema. Anzitutto tra gli anziani. Rispetto a questo elettorato «siamo nettamente sotto, 57 a 32». Ecco perché in settimana il sindaco è pronto a un paio di iniziative «shock» sull’argomento. Ci sono poi alcune zone del Paese dove il messaggio di Renzi non passa. Qui Bersani è ampiamente in vantaggio. Soprattutto una parte del Meridione, e nello specifico la Puglia. In settimana il primo cittadino di Firenze sarà lì (ma tornerà anche in Emilia Romagna).  

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