Sea, il mercato boccia la quotazione e Pisapia punta il dito su Gamberale

Sea, il mercato boccia la quotazione e Pisapia punta il dito su Gamberale

Il mercato ha detto no. Sea, società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa, non si quoterà. Tutto da rifare: gli investitori non hanno ritenuto interessante la società. Confermate dunque le indiscrezioni dei giorni scorsi. Nonostante il posticipo dell’offerta alle 16 di oggi, la domanda ha coperto soltanto il 40% dell’offerta. Due gli elementi che hanno tenuto alla larga i sottoscrittori: la litigiosità dei soci, messa nero su bianco sul prospetto, e l’ottimismo sulle prospettive della società. Se è vero che il nuovo piano tariffario concordato con l’Enac rimpinguerà i ricavi di 80 milioni di euro, paragonarsi con i sistemi aeroportuali di Francoforte e Parigi, come si evince dal prospetto informativo, è stato a dir poco azzardato. Non è bastato nemmeno il consorzio de roi sceso in campo a supporto della quotazione: Morgan Stanley, Mediobanca, Banca Imi e Unicredit. Tutto inutile.

Troppo ottimistiche le previsioni sui dividendi e sul payout (la parte dell’utile distribuita ai soci) al 70%, superiore al principale scalo tedesco (63%), tra i primi in Europa. Troppo anche per F2i, secondo azionista al 29,7% dietro al Comune di Milano, che aveva abbassato nei giorni scorsi la cifra ad un più probabile 50 per cento. È proprio F2i a tirare un sospiro di sollievo dal flop dell’Ipo. 

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia si è scagliato contro Vito Gamberale, capo di F2i, sia pure senza nominarlo esplicitamente:  «Se c’è una marcia indietro bisogna scoprire le cause e i responsabili e penso che siano evidenti a tutti», ha detto Pisapia, aggiungendo «chi ne è responsabile pagherà le conseguenze». Giusto un anno fa, quando Gamberale andava d’amore e d’accordo con il sindaco e con l’assessore al bilancio Bruno Tabacci, F2i aveva ha pagato 5,17 euro per azione la sua partecipazione in Sea. Significa che nella parte alta della forchetta ipotizzata dal cda per la quotazione, (4,3 euro per azione), le minusvalenze si sarebbero assestate a 64,7 milioni, mentre nella parte bassa, 3,2 euro per azione, avrebbero toccato i 146,5 milioni. Intanto, le agenzie riportano di un possibile esposto della società in Consob nei confronti dell’azionista F2i, reo di aver ostacolato la quotazione.

Chi ci perde, per ora, è la Provincia di Milano, che rischia seriamente di sforare il patto di stabilità: non è andata in porto né la quotazione degli aeroporti milanesi né l’asta per la quota di Serravalle detenuta dalla holding Asam, controllata da Palazzo Isimbardi, andata deserta. La vendita in Ipo del 14,56% di Sea sarebbe dovuto servire a togliere le castagne dal fuoco al presidente della Provincia Guido Podestà, evitando il taglio ai trasferimenti statali. Il tempo stringe, ma non è ancora finito. A questo punto, infatti, ritorna prepotentemente d’attualità lo scenario che vede F2i acquisire la quota di Palazzo Isimbardi, salendo al 45 per cento senza correre alcun rischio di dover lanciare un’Opa. Il Comune di Milano resterebbe socio di controllo, ma a questo punto è Gamberale che avrebbe messo un’ipoteca significativa sulla prossima fase delle privatizzazione.

Ieri, infine, F2i ha lanciato un salvagente a Sagat, società che gestisce l’aeroporto di Torino Caselle, mettendo sul piatto circa 40 milioni di euro, meno di quanto avrebbe voluto Palazzo Civico ma ben di più del valore di mercato. Niente di strano se la “generosità”’ di Gamberale possa venire in aiuto anche della Provincia di Milano. 

antonio.vanuzzo@linkiesta.it