Il buon cinema italiano ci rende protagonisti in Argentina

Il buon cinema italiano ci rende protagonisti in Argentina

Con il film Cesare deve morire, di Vittorio e Paolo Taviani, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2012 e ora candidato come film italiano agli Oscar, è stata inaugurata due settimane fa, la seconda edizione del BACI, il Festival di cinema Italiano a Buenos Aires, diretto da Barbara Nava e sponsorizzato da Telecom Italia.

Al Festival sono stati presentati quasi trenta titoli selezionati tra film, documentari e cortometraggi di registi affermati ed emergenti, prodotti negli ultimi due anni e relazionati alle diverse regioni italiane, oggi sempre più unanimi nel sostenere il cinema italiano nel mondo. L’Argentina ha sempre dimostrato grandissimo interesse per il cinema italiano e queste due edizioni del Festival lo dimostrano. Per una settimana un pubblico argentino, e italo-argentino, appassionatissimo di cinema nostrano ha partecipato a quello che è diventato un appuntamento fisso della vita culturale italiana in Argentina.

Il meglio del cinema italiano ha prodotto così un nuovo incontro culturale tra i due paesi, arricchito dalle numerose e dissimili caratteristiche di ognuna delle regioni italiane rappresentate nella programmazione dei film. «Il Festival ha confermato la forza della creatività del nostro cinema nonostante la crisi, ed è riuscita a mettere a nudo le diverse realtà italiane con un viaggio virtuale attraverso le regioni, grazie a opere maestre capaci di emozionare il mondo, che aspirano a mostrare le differenti anime di una nazione esplorando, senza censure, tutti gli aspetti incluso quelli più controversi, misteriosi, e nonostante ciò senza dimenticare quelle opere che propongono una visione più surrealista ed ironica della società italiana», ha spiegato a Linkiesta Barbara Nava, direttrice del Festival durante la serata inaugurale.

Il cinema italiano, negli ultimi anni sembra aver finalmente recuperato il suo antico prestigio. «Dagli anni Settanta, soffriva la mancanza di grandi produttori e grandi temi, sminuiti a causa di investimenti ricevuti esclusivamente da capitali televisivi che imposero una certa superficialità dei argomenti trattati», ha aggiunto l’organizzatrice del Festival. Gli argentini, durante il Festival hanno quindi scoperto una nuova Italia, più autentica, più attuale e reale di quella che ha dominato il loro immaginario collettivo fino ad oggi.

Nella sala affollatissima del Teatro Coliseo di Buenos Aires, lo storico teatro italiano della capitale, prima della programmazione di “Cesare non deve morire”, Giovanna Taviani, ospite d’onore della prima serata, ha proiettato un video, un omaggio del padre ottantatreenne, Vittorio Taviani, che, seppur assente, ha fatto sentire la sua intelligente presenza con la forza delle sue parole, pronunciate con un autentico accento toscano, e insistenti sul tema della libertà, centrale nel suo film.

Scusandosi con gli argentini per la sua assenza, nel video Vittorio racconta della prima volta che venne in Argentina, con suo fratello Paolo. Erano passati prima per l’Uruguay, che ancora si trovava sotto la dittatura fascista, mentre Buenos Aires si era liberata da poco e loro ci andavano per presentare « La Notte di San Lorenzo», il film che raccontava la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. «Il film fu accolto con una grande festa collettiva», ricorda Taviani, «ricevemmo così la conferma di quanto siano uniti i nostri due paesi», ricorda il regista.

La libertà del film che ha inaugurato il Festival non riguarda solo quella dai fascismi. «”Cesare non deve morire” è stato scelto per inaugurare il Festival proprio perché parla della libertà, soprattutto quella di pensiero», ha detto Barbara Nava, e il concetto ben si esplicita durante lo scorrere delle scene del film, quando, i detenuti del carcere romano di alta sicurezza di Rebibbia mettono in scena il Giulio Cesare di William Shakespeare. Attraverso il teatro, i detenuti si sentono finalmente liberi, prima di tornare alle loro celle, alla loro condizione di «fine pena mai» (cioè condannati all’ergastolo), quando allora si conclude il film, con una frase di un attore-detenuto, che lascia senza respiro: « da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione». Allora la relazione tra arte e libertà diventa uno spunto di riflessione valido per entrambe i paesi, Italia e Argentina, una alle prese con la crisi, l’altra alle prese con le limitazioni alle libertà.

L’Italia penalizzata dalla crisi politica ed economica del post berlusconismo, è esplicitamente raccontata da “Italy: love it or leave it”, il documentario di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, che dipinge con grande sincerità la situazione attuale, mentre “La nave dolce” di Daniele Vicari, esprime il drammatico tema migratorio degli albanesi, attraverso le brucianti testimonianze di chi fu rispedito indietro nel 1991. Anche il corto “Io sono Li” (Soy Li), di Andrea Segre tocca il tema migratorio ritraendo la vita di una ragazza cinese obbligata a lavorare al sud di Venezia, e di un pescatore slavo.

Crisi a parte, il cinema italiano sta attraversando un periodo di grande creatività e fertilità, nei documentari in particolare, dove l’Italia sta ottenendo riconoscimenti internazionali e tra i film presentati al Festival già si contano numerosi premi. “Terraferma” di Emanuele Crialese, “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek, con ben 8 nomination ai David di Donatello 2012, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, “Reality” di Matteo Garrone, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2012, “Sette opere di misericordia” di Gianluca e Massimiliano De Serio, “L’intervallo” di Leonardo Di Contanzo, “Scialla” di Francesco Bruni che ha ottenuto 5 nomination al David di Donatello 2012 e il Premio come miglior regista esordiente, e “ACAB” di Stefano Sollima che ha ottenuto 6 nomination ai David di Donatello, confermano che il cinema nostrano è in grande fermento.

Tra i cortometraggi visti in questa edizione va menzionato “Sotto Casa” (2011) di Alessio Lauria, vincitore di numerosi premi tra cui il Creative Contest – Short Film Festival di Roma 2012 per il miglior cortometraggio e il miglior attore a Riccardo De Filippis. A coronare il gemellaggio tra Italia e Argentina è stato bandito un concorso che, secondo le aspettative di Marcello Foti, direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, permetterà fare un confronto tra la cultura cinematografica italiana e argentina, due paesi storicamente e culturalmente molto legati. Seguendo il titolo “Italia e Argentina, uguali e differenti: Memorie del futuro”, Telecom Italia insieme all’Università di Buenos Aires ha dotato i partecipanti di mini tablet per realizzare dei cortometraggi durante i giorni del festival. Al vincitore, Lucas Sebastián Martinelli, autore del cortometraggio “Siamo fuori”, è stata data l’opportunità di un viaggio di studio della durata di due settimane a Roma presso il Centro Sperimentale. Un periodo forse un po’ breve per non rimanere fuori da tante novità.