Storia MinimaIl prete di Lerici, e quello sguardo padronale sulle donne

Il prete di Lerici, e quello sguardo padronale sulle donne

Nei giorni scorsi il tema della violenza subita dalle donne è tornato prepotentemente a imporsi e due scene diverse si sono guardate a distanza senza che nessuno le collegasse: da una parte le notizie sempre più inquietanti che sono giunte (e continuano a giungere) dall’India; dall’altra le discussione sulle parole affisse in bacheca a Lerici da Don Pietro Corsi sulla violenza sulle donne come conseguenza della rilassatezza di costumi e di atteggiamenti da parte delle donne (una valutazione, sia detta di passata, che è la stessa che corre in India e che è fatta propria non solo da coloro che stuprano e violentano, ma anche dagli spettatori intorno che non reagiscono, che “guardano”).
Forse non è improprio senza fare tante prediche della domenica, riprendere in mano alcune parole di Mary Wollstonecraft (1759-97) che nel 1792 pubblica I diritti delle donne.
La tesi fondamentale in essa sostenuta forse oggi ci appare lontana, appartenente a una fase superata dell’emancipazionismo femminile. Tuttavia a me pare che quel passaggio oggi riguardi, se non le donne, certamente gli uomini, incapaci di vederne una personalità e comunque ossessionati dal vederle solo con occhi maschili: e dunque di non riconoscere loro una loro personalità. Insomma, senza guardarle come persone. In questo senso una condizione decisamente e preoccupantemente attuale. In India, ma anche a Lerici. E per quel che ci riguarda da vicino mi chiedo: solo a Lerici?

Mary Wollstonecraft, Educare le donne come gli uomini.

[…] Quelle del mio sesso, spero, mi vorranno scusare se le tratterò da creature razionali, piuttosto che adulare le loro grazie ammaliatrici, e considerarle come se fossero in uno stato di infanzia perpetua, incapaci di stare in piedi da sole. Io desidero seriamente indicare in che cosa consistono la vera dignità e la vera felicità umana. Desidero persuadere le donne a fare di tutto per diventare più forti, nella mente e nel corpo, e convincerle che frasi tenere, cuori impressionabili, sentimenti delicati, gusti raffinati, sono quasi sinonimi di debolezza, e chi è solo oggetto di pietà e di quella specie di amore che per definizione le è parente, diventa presto oggetto di disprezzo.
[…] L’educazione delle donne recentemente è stata oggetto di attenzione maggiore che nel passato; esse tuttavia sono considerate ancora sesso frivolo, ridicolizzate o compatite dagli scrittori, che si sforzano di migliorarle con la satira o con l’insegnamento. È risaputo che le donne passano gran parte dei primi anni di vita ad acquistare una vernice di qualità formali; nel frattempo le forze del corpo e della mente vengono sacrificate a idee frivole di bellezza e al desiderio di raggiungere una posizione attraverso il matrimonio: l’unica via per cui le donne possono elevarsi socialmente. E siccome questo desiderio fa di loro semplici animali, una volta sposate si comportano alla maniera che ci si aspetterebbe dai bambini: si agghindano, si imbellettano e dànno soprannomi alle creature di Dio.
[…] Sono profondamente convinta che ci libereremmo di certi modi puerili se si permettesse alle ragazze di fare sufficiente moto piuttosto che stare segregate in camere chiuse fino a fare rilassare i muscoli e distruggere le funzioni digestive. Se infatti, per continuare ancora quell’osservazione, la paura delle ragazze, invece di essere assecondata e forse inculcata, venisse trattata alla stregua della vigliaccheria nei ragazzi, vedremmo presto donne dall’aspetto più dignitoso. È anche vero che allora non le si potrebbe con eguale proprietà definire i dolci fiori che sorridono sul cammino dell’uomo; ma sarebbero membri più rispettabili della società ed esplicherebbero i compiti importanti della vita alla luce della propria ragione. «Educate le donne come gli uomini – dice Rousseau – e quanto più rassomiglieranno al nostro sesso, tanto minore sarà il potere che avranno su di noi». È proprio questo il punto a cui miro. Io non mi auguro che abbiano potere sugli uomini, ma su se stesse.