Mi consentoLa forma è sostanza. Ecco perché Napolitano è freddo con Monti

La forma è sostanza. Ecco perché Napolitano è freddo con Monti

Le persone use di mondo amano dire che la “forma è sostanza”. E con ogni probabilità è quel che deve aver pensato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nelle ultime settimane, quando il  presidente del Consiglio Mario Monti ha prestato il fianco, volendo essere magnanimi, a un comportamento quanto meno ambiguo. E oggi, con ventiquattro ore di ritardo su quanto scritto da Federico Geremicca su La Stampa, i quotidiani nazionali raccontano il grande freddo tra il Quirinale e Palazzo Chigi. Una freddezza resa plastica dalle ultime righe scritte da Marzio Breda sul Corriere: il quirinalista addirittura indugia sull’imbarazzo del professore per una stretta di mano presidenziale che tardava ad arrivare.

Ma torniamo al punto, e cioè alla forma che è sostanza. E la forma, che pure in politica non è certo richiesta, in alcune circostanze offre la misura di quel che si sta dispiegando sotto i nostri occhi. E se persino a un europeista ortodosso (perché definirlo europeista convinto è poco) come Napolitano, il comportamento di Monti deve essere parso irrituale, figuriamoci a un italiano medio che abbia comunque a cuore il rispetto del protocollo istituzionale. Aver accettato l’invito del Ppe ed essersi di fatto lasciare sponsorizzare – in maniera che definire ostentata non è eccessivo – da Bruxelles è un atteggiamento che mal si concilia con la sobrietà che ha contraddistinto l’azione di governo, e non solo, di Mario Monti.

Con la sua freddezza, il presidente della Repubblica ha manifestato le perplessità e le contrarietà di tanti, peraltro ben rappresentate qualche giorno fa sul Corriere della Sera da Angelo Panebianco (non è certamente un sovversivo) che ha sottolineato come, con questo atteggiamento, si andassero prefigurando elezioni a limitata sovranità nazionale.

E non solo. È forse un ragionamento troppo nobile, ma non ha torto Peppino Caldarola quando scrive che, candidandosi, Mario Monti sarebbe sleale perché verrebbe meno agli impegni presi, sfrutterebbe una posizione di privilegio – conquistata proprio grazie a Napolitano che lo ha chiamato a Palazzo Chigi – per poi dipanare una sua carriera politica. Parole cui hanno fatto seguito quelle piuttosto esplicite di Massimo D’Alema che ha definito di “dubbia moralità” il progetto di volersi coandiddare contro chi fin qui lo ha sostentuto per il bene del Paese. Dichiarazioni che hanno particolarmente colpito il presidente del Consiglio.

Ciò detto, in politica le parole date contano ben poco alla prova dei fatti. Di qui a qualche giorno, Mario Monti comunicherà agli italiani le sue reali intenzioni. E la chiarezza contribuirà a stemperare un nervosismo dovuto anche ai tentennamenti di chi, probabilmente, in cuor suo è davvero combattuto sulle decisioni da assumere.

Di certo, come gli ha ricordato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel corso dell’incontro di ieri a Palazzo Chigi, una sua eventuale candidatura priverebbe Monti di quel riguardo fin qui dovuto alla terzietà e alla “nobiltà” del suo ruolo. Ed è forse questo l’aspetto che più di ogni altro sta facendo ancora tentennare il professore.  

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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