La politica fallisce ancora, ora gli Usa rischiano un altro downgrade

La politica fallisce ancora, ora gli Usa rischiano un altro downgrade

Tutto da rifare. Il rischio che per gli Usa scatti il Fiscal cliff, ovvero la fine degli sgravi fiscali americani introdotti dall’amministrazione di George W. Bush, cresce esponenzialmente. La dura lotta fra il presidente Barack Obama e John Boehner, speaker repubblicano della Camera, si è arenata come da previsioni. Se non sarà trovato un accordo entro il 31 gennaio, gli Usa vedranno crollare il sistema su cui si è basata buona parte della crescita economica degli ultimi anni. In ballo ci sono più di 600 miliardi di dollari fra tagli e incrementi delle imposte. E come ha messo in guardia il Congressional budget office (Cbo) nel caso non si trovi un accordo entro la fine dell’anno, l’America corre il pericolo di entrare in recessione nel 2013.

Doveva essere l’incontro cruciale. Invece è stata l’ennesima prova che il rapporto fra la Casa bianca e i repubblicani è ben lungi dall’essere ottimale. Come successo per il debt ceiling, ovvero l’innalzamento del tetto del debito pubblico che ha tenuto banco nel 2011, anche per il Fiscal cliff è totale disaccordo fra Obama e Boehner. Conscio del fatto che l’America rischia di schiantarsi contro un muro da oltre 600 miliardi di dollari, Obama ha spiegato di voler innalzare le imposte a chi guadagna più di 250mila dollari l’anno, ma è disposto ad arrivare fino alla soglia dei 400mila, l’ultima offerta disponibile. Di contro, i repubblicani puntavano sul Piano B di Boehner: innalzamento delle aliquote solo a chi supera il reddito di un milione di dollari. Questa notte, lo stallo. Boehner ritira la sua proposta e mette in pericolo gli Usa. «Non avevamo i voti, ho dovuto fare l’unica cosa ragionevole», ha detto lo speaker repubblicano. Per quest’ultimo la sconfitta è significativa, come l’imbarazzo di fronte ai suoi colleghi di partito. Dopo aver puntato tutto sul suo Piano B, Boenher ha dovuto fare marcia indietro ed esce dalla porta secondaria dalla discussione sul tema.

Le trattative fra la Casa bianca e i repubblicani riprenderanno il prossimo 27 dicembre. A discutere saranno Obama e il senatore democratico Harry Reid. L’obiettivo è quello di trovare un accordo entro la fine dell’anno. E secondo le opinioni della banca americana Goldman Sachs, non ci saranno problemi. «Obama e Boehner sanno che non possono permettersi altri ritardi», ha scritto la banca guidata da Lloyd Blankfein in una nota. La Casa bianca è stata chiara. «Abbiamo l’obbligo di raggiungere un accordo, ma queste deve essere equo e sostenibile», ha detto il portavoce della Casa bianca, Jay Carney. Quest’ultimo ha inoltre rimarcato che Obama ha già fatto molti passi avanti per adattare le sue richieste a quelle dei repubblicani, ma gli spazi di negoziazione si stanno assottigliando sempre più. L’inquilino della Casa bianca ha spiegato che il target resta invariato: La tutela della classe media e dell’economia.

Il problema è che la soluzione deve essere trovata subito. «Il fallimento delle trattative fra Obama e Boehner è il segno di un problema di coordinamento politico da parte degli Stati Uniti», avverte Hsbc. Il colosso bancario anglo-asiatico ritiene infatti che, proprio come accadde per il debt ceiling, lo stallo possa andare avanti ancora per molto. «Il pericolo, oltre alla recessione, è quello di un ulteriore downgrade da parte delle agenzie di rating», spiega Hsbc. E nessuno, fra New York, Washington e Los Angeles, vuole vedere un’America ancora declassata, dopo la perdita della tripla A, avvenuta per mano di Standard & Poor’s nell’agosto 2011.

Nel frattempo, il nervosismo degli investitori è stato notevole. Le Borse asiatiche hanno sofferto per tutte le rispettive sedute, con il Nikkei 225 che si è contratto dello 0,99% e l’Hang Seng in calo dello 0,68 per cento. Sotto pressione anche l’Europa, con il FTSE 100 in calo, a mezzogiorno, di quasi un punto percentuale e l’Eurostoxx 50 dello 0,80 per cento. Colpa soprattutto dei timori intorno al fiscal cliff. Del resto, come ha ricordato oggi Deutsche Bank in una nota, «è altamente improbabile che Casa bianca e repubblicani si possano accordare prima delle festività natalizie». Non solo. È probabile che il deal sul baratro fiscale sia raggiunto solo nel 2013. Dopo cioè l’innalzamento automatico delle imposte per il 98% delle famiglie americane e per il 97% delle imprese. Proprio quello che tutti stanno cercando di evitare.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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