La vera fine del mondo? Al cinema, con Abel Ferrara

La vera fine del mondo? Al cinema, con Abel Ferrara

Nel caso (probabile) che i Maya si siano sbagliati, oggi è il giorno giusto per scaricare dal catalogo di Own Air un film che non è mai stato distribuito nelle sale italiane: 4:44 Last Day On Earth, l’ultimo lavoro di Abel Ferrara, presentato al Festival di Venezia 2011. Un film apocalittico, perfetto quindi per questi giorni (ma non solo), dove si immagina che alle 4:44 di un giorno X la Terra esploderà e tutti moriranno a causa del definitivo azzerarsi dell’ozono nell’atmosfera (“Al Gore aveva ragione”, dicono nel film).

Non bisogna pensare però a un filmone tipo L’alba del giorno dopo o Armageddon. Abel Ferrara sceglie una prospettiva intimistica per raccontare l’angoscia che si diffonde in tutto il mondo di fronte alla prospettiva della catastrofe finale. Il protagonista del film è Cisco (Willem Dafoe) un attore di mezza età con un passato da eroinomane, che si chiude nella sua casa di Manhattan insieme a Skye (Shanyn Leigh), la sua giovane fidanzata pittrice. Lì i due, nelle ultime 24 ore che restano da vivere, scrivono, dipingono, fanno l’amore, meditano, parlano via Skype con madri e figlie, mentre la televisione, sempre accesa, riporta le parole confortanti del Dalai Lama o quelle di denuncia di Al Gore (“stiamo pagando l’avidità dei potenti, questa è la resa dei conti”) e trasmette immagini provenienti da ogni parte del mondo: il Papa che affacciato su una piazza San Pietro brulicante di persone dà l’ultima benedizione, la Mecca meta del pellegrinaggio finale, la corsa impazzita degli elefanti nella savana, festone metropolitano con fuochi d’artificio che aiutino l’oblio.

Succede di tutto, infatti, in questa lenta attesa della fine: c’è chi preferisce buttarsi dal balcone e chi si ubriaca, chi perde la ragione e chi fa finta di niente, chi si abbandona alla propria arte e chi si fuma l’ultima sigaretta (la più buona, si presume), chi ricomincia a farsi, chi si concede un’ultima cena insieme all’amato cane e chi desidera morire durante il sesso, c’è chi litiga e chi chiama la famiglia dall’altra parte del mondo, in un addio commovente che di più non si può.

Il racconto delle ultime ore di Cisco e Skye, così dense e carnali, è intervallato da immagini che si rincorrono in un flusso caotico che richiama il pensiero preconscio: immagini per lo più tratte da documentari o telegiornali, privi di qualità cinematografica e che, da un punto di vista visivo, rendono il film sporco e imperfetto. Ma non meno forte nell’intensità del messaggio. Perché alla fine di un film d’amore si tratta. Di fronte alla fine, infatti, alla luce che arriva a portare via ogni cosa, l’unica risposta possibile è l’amore, ci dice il fu cattivissimo Abel Ferrara, il tenersi stretti in un abbraccio che combatta la paura. E chi ci trasformi, infine, in angeli.

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