Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 // Marco Jeannin (Rockol)

Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 // Marco Jeannin (Rockol)

10 // A Place To Bury Strangers – Why I can’t cry anymore / Revenge

Suoni d’altri tempi, new wave e post punk portati all’estremo. Un sound che manca da troppo e che gli A Place To Bury Strangers sono riusciti a fare loro alla grande. I pezzi sono due, nel disco vengono uno dopo l’altro. Per quanto mi riguarda li considero una cosa unica. RUVIDI.

09 // Japandroids – The house that heaven built

La quintessenza del talento di questi due ragazzi. Travolgente. 

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08 // David Byrne & St. Vincent – Who

Una delle sorprese migliori di tutto il 2012. Lui lo conosciamo. Lei la stiamo conoscendo sempre meglio. Classe, eleganza ed inventiva concentrati in un solo pezzo. La bellezza dell’unione di due artisti veri all’opera. Geniale.

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07 // Mount Eerie – Yawning sky

Pura atmosfera. Musica coperta di nebbia. Immaginifica.

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06 // Deftones – Leathers

Se c’è una band in grado di dare ancora un senso ai singoli, questi sono i Deftones. Come fare sette dischi e non perdere mai un colpo. Letale. 

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05 // Bruce Springsteen – Land of hope and dreams

Tecnicamente non è un pezzo nuovo, però fa parte dell’ultimo “Wrecking ball”, uscito quest’anno, e per me basta e avanza. Probabilmente il pezzo più adatto da cantare in questo preciso momento storico. Springsteen è più unico che raro. Un inno. Come sempre.

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04 // The Tallest Man On Earth – There’s no leaving now

Cosa ci fa uno svedese di un metro e sessanta in canotta con una chitarra in mano? Belle canzoni. In questa poi la chitarra non c’è, ma in compenso ci troviamo tutta la bellezza che questo ragazzo cresciuto a pane e Bob Dylan sa regalare. Poesia. 

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03 // Cloud Nothings – No future/No past

Probabilmente la rivelazione dell’anno. I Cloud Nothings sono la creatura di Dylan Baldi, un ragazzo poco più che ventenne che per questo disco ha pensato bene di affidarsi alle amorevoli cure di un maestro come Steve Albini. “No future / No past” è un pezzo che cova rabbia, disillusione, amarezza come non si sentiva da parecchi anni. Dilaniante.

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02 // Motorpsycho – La Lethe

I Motorpsycho sono nella mia personalissima top5 dei migliori gruppi in attività. Il motivo sono pezzi come questo. Pezzi che vanno ben oltre la definizione di genere rompendo, anzi, travolgendo completamente i confini di qualsivoglia forma precostituita. Musicisti prima di tutto. Arte vera.

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01 // Godspeed You! Black Emperor – Mladic

Il ritorno della band canadese è conciso con la pubblicazione di una delle loro opere più stupefacenti, opera di cui “Mladic” è la punta di diamante. Come per i Motorpsycho anche qui vale la regola della distruzione di un genere, portata avanti a colpi di distorsione per la bellezza di quasi venti minuti. Si parla di post rock. Si parla di perdere i sensi restando svegli. Capolavoro assoluto. 

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