Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 / S. Giorello (Rockit)

Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 / S. Giorello (Rockit)

10 // SuperTempo – Denim Boy

Un minuto e quaranta di pop-garage con una freschezza che è lo schiaffo del soldato, e che se non vi lascia stupiti vuol dire che state guardando altrove. I SuperTempo hanno tantissime qualità e sono appena al primo disco, di solito in questi casi si esulta.

 https://www.youtube.com/embed/WI-dE_dWmDM/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

09 // Indian Wells – Night Drops

Il suono di Burial, Four Tet, Cloud Boat e Mount Kimble. Questo cosentino ha tutte le carte in regola per essere definito un genio. Se ne esce on un disco tutto fatto su rumori campionati da una partita di tennis e di conseguenza un immaginario infinito che si perde in queste onde dub. Magnifico.

 https://www.youtube.com/embed/Ggs-d_7aqzs/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

08 // Cosmetic – Colonne d’errore

I Comestic sono trentenni che da una parte crescono ma dall’altra restano incompleti. Dal canto loro continuano, semplicemente, a raccontarti di quel pezzo che gli manca. Alla Kurt Cobain per intenderci. E sinceramente io continuo a trovarlo romantico.

 https://www.youtube.com/embed/x5zNai5Bwgo/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

07 // Maria Antonietta – Questa è la mia festa

Forse l’eleganza sta tutta in quel “questo è il mio martini cocktail e non sarà il solo”, che è la classica frase di un ventenne ad un passo dall’abbandonare l’adolescenza che tenta goffamente di darsi un tono. Maria Antonietta è riuscita a restituirti il sesso e gli psicofarmaci come in Inghilterra ce l’ha fatta solo Skins e pochi altri. Una piccola perla di immaturità/onestà, quello che dovrebbe fare una cantautrice sempre ma che difficilmente si ha il coraggio di fare.

 https://www.youtube.com/embed/G9asBiCER0s/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

06 // The Analogue Cops – OCPX1

Hanno inaugurato la Green Series del portale Bleep.com, l’on line store della famosa Warp Records. Questi due padovani tasferitisi a Berlino riescono a cambiare più volte in una traccia da cinque minuti, che per natura della techno vorrebbe rimanere imperterritamente uguale. Passano dall’ambient all’UK garage più acido, con una bravura e una cattiveria da manuale.

 https://www.youtube.com/embed/9RrGBBaRqf0/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

05 // Colapesce – Restiamo in casa

Ha il grosso pregio di cambiare tra le righe il modo di fare i cantautori. E’ difficile scoprirlo subito, a maggior ragione in questo disco che suona praticamente tutto uguale, ma tu finalmente incominci a sentire gli Sparklehorse vicino a parole italiane belle che non sono più quelle degli anni ’60. Compare la tecnologia del quotidiano ma non è la poetica delle piccole cose, o, meglio, non è solo questa.

 https://www.youtube.com/embed/tqcQv83MqfE/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

04 // Ronin – Fenice

Lasciate perdere il ritorno continuo delle parti come rimando al rinascere dell’animale, o che per Bruno Dorella (mente dei Ronin) significa ripartire da zero con la band dopo un precedente disco andato male, e dopo aver chiuso la sua etichetta (Bar La Murte, punto di riferimento pluridecennale per tutta una fetta musica “altra” italiana). Bastano l’ultima manciata di secondi, quando entrano gli archi e vi spiegano tutta la potenza immaginifica di questo gruppo. La migliore band che sonorizza film mai scritti.

 https://www.youtube.com/embed/qw1Bbg-rH6k/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

03 // Man on wire – A Thousand Legs

Il rock non è solo roba degli Americani. Anzi, lo è, ma non è detto che un italiano non possa pesare in quel modo, come Salgari descriveva luoghi che non aveva mai visto (non penso sia molto diverso scrivere un libro dallo scrivere una canzone). In Thousand Legs c’è la scioltezza di chi non solo immagina ma ha proprio tutto davanti, anche se si trova a Pordenone. Un piccolo bel momento folk/pop d’oltreoceano.

 https://www.youtube.com/embed/qhtni2fyNH8/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

02 // Nicolò Carnesi – Mi sono perso a Zanzibar

Forse è meglio non esagerare con Carnesi, che ha solo 24 anni. Ma è certamente uno dei cantautori più freschi e sbalorditivi che abbiamo scoperto nell’ultimo anno e mezzo. E’ esplosivo, è propulsivo, e ingenuamente naif. Per ora non chiederei di meglio.

 https://www.youtube.com/embed/JahzSm_Otf4/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

01 // Dimartino – Non ho più voglia di imparare

Semplicemente perchè quel “non ho più voglia di imparare”, appena dopo i primi 30 secondi del pezzo, ecco, non mi capacito proprio come se lo sia inventato. Ti si apre di colpo, tipo farfalla, e non importa nemmeno di cosa parli la canzone, ma ribadisce che ci vuole del talento per fare il cantautore, altrimenti basterebbe copiare Guccini. Se poi nel disco ne infili altre otto così vuol dire che hai scritto l’album dell’anno.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter