Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 / V. Bassan (Linkiesta.it)

Le 10 canzoni che ho amato di più nel 2012 / V. Bassan (Linkiesta.it)

10 // Age of Consent – Heartbreak

Per alcuni è un po’ troppo simile ad un vecchio pezzo di La Roux, ma “Heartbreak” si aggiudica per distacco la Palma di “migliore canzone eighties” del 2012. Merito di una base trascinante e di una voce tanto scazzata da diventare perfetta.

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09 // Cloud Nothings – Wasted Days

L’Everlong dell’anno in corso, la crisi in formato canzone. Il tocco grunge iniziale si fonde all’urgenza punk di chi ha davvero qualcosa da dire. Tre minuti di delirio sonoro chiudono il cerchio lasciando l’ascoltatore piacevolmente frastornato.

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08 // Tallest man on earth – There’s no leaving now

Il suono di un piano abbandonato nel vento di una prateria, il calore di un focolare, lo sguardo al di là della finestra. La voce di Mattsson ci guida tra la solitudine e la malinconia di chi vorrebbe andarsene ma non ci riesce, intrappolato nel gusto dolceamaro dei ricordi.

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07 // First Aid Kit – Emmylou

Restiamo negli Stati Uniti di Scandinavia per un pezzo che fa venire voglia di salire in macchina e guidare dritti nella bocca del tramonto. L’etereo intreccio armonico di Johanna e Klara dà vita ad una delle canzoni pop più riuscite dell’anno.

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06 // Savages – Husbands

Quattro donne cantano di mariti con un’oscurità ansiogena che farebbe passare qualsiasi velleità di matrimonio. Scherzi a parte, il brano della band inglese ha qualcosa di ipnotico e irreale. E si resta sospesi tra voglia di scappare e restare in ascolto.

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05 // The Menzingers – Sun Hotel

“Sono quasi sicuro che questo / sia l’angolo più desolato di tutto il mondo / forse sei tu, forse il barista, questa Budweiser o gli altri clienti”. Storie d’America che si intrecciano nelle camere di un hotel. Dove il punk diventa una scusa, solo una scusa, per raccontare la giovinezza.

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04 // The Gaslight Anthem – Handwritten

Canzone manifesto di un disco bellissimo, scritto a penna sul taccuino nelle notti di luna piena. I poeti esistono ancora, anche nel rock.

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03 // Bob Dylan – Tempest

Ok, Desolation Row resta inarrivabile. Ma questa canzone è quanto di più vicino al suo capolavoro Dylan abbia mai scritto negli ultimi anni. Il menestrello torna a fare quello che gli riesce meglio, cantare la vita degli uomini attraverso le storie. E “Tempest”, ninna nanna sull’affondamento del Titanic, parla di tutto fuorché di barche. (audio non disponibile)

02 // Joseph Arthur – I miss the zoo

Il flusso di coscienza nelle canzoni non funziona quasi mai. Questa è una delle rarissime eccezioni. Una meraviglia sognante, ottima per affogare nei pensieri passeggiando, in inverno, su un lungomare qualsiasi dell’Inghilterra del sud.

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01 // Damien Jurado – Museum of Flights

Damien è un cantautore estremamente sottovalutato e ce lo dimostra per l’ennesima volta. Bastano quattro accordi semplicissimi e meno di tre minuti per dare vita ad una delle più belle canzoni d’amore mai scritte.

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