Portineria MilanoNatale in casa Pdl? Sembra il remake di “Parenti Serpenti”

Natale in casa Pdl? Sembra il remake di “Parenti Serpenti”

«Parenti serpenti». Basta il titolo di un commedia di Mario Monicelli per descrivere la situazione del Popolo della Libertà in Lombardia alla vigilia del Natale. Divisi in tutto, nelle alleanze, nel sostegno a Roberto Maroni della Lega Nord e Gabriele Albertini (Pdl, Ppe?) in vista delle elezioni politiche e regionali, sabato 22 dicembre 2012 passa alla storia come una delle giornate più assurde per il partito di Silvio Berlusconi.

È una situazione che al momento (lo dicono nel Pdl) non fa che favorire la candidatura di Umberto Ambrosoli, il candidato del centrosinistra. In mattinata Albertini organizza a Milano una conferenza stampa per presentare la sua candidatura insieme all’europarlamentare Mario Mauro, in corso Venezia al 48. A pochi metri di distanza, in corso Venezia al 47 (sic!), c’è invece l’assemblea del Pdl milanese, con Mariastella Gelmini, Licia Ronzulli e Daniela Santanchè. Saranno cento metri, ma sembrano chilometri.

Nella prima conferenza Albertini afferma di stare con Monti e si presenta come governatore. Nella seconda si fa il punto della situazione, si appoggia come candidato nazionale Berlusconi e in Lombardia Maroni. Allo stesso tempo, Matteo Salvini, coordinatore nazionale della Lega Lombarda, attacca Albertini, conferma di non volere Berlusconi come candidato e lancia pure due frecciate contro Ambrosoli: «Residuati dell’Udc».

L’ex sindaco di Milano dopo aver distribuito una lettera dove annuncia di aver detto di no alle offerte di Berlusconi (sul piatto un posto da capolista al Senato per le politiche ndr), conferma la sua candidatura in Lombardia, spaccando di fatto pure il tentativo di approccio tra la Lega e Berlusconi, con la prima che ne chiedeva la testa. Albertini presenta anche un simbolo. Con lui c’è Mauro, uno che il Cavaliere vede come il fumo negli occhi dopo il vertice del Ppe delle scorse settimane.

Eppure l’europarlamentare di Comunione e Liberazione non pare temere gli strali berlusconiani. Anzi alza il tiro sulla candidatura di Berlusconi a premier: «Prima o poi ci sarà un’assemblea di partito in cui decidere se procedere in questo modo, almeno questo è quello che succede nei partiti democratici». È il tutti contro tutti.

Nei minuti in cui Mauro e Albertini discutono pure della discesa in campo di Mario Monti, al 47 c’è invece un Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale del Pdl, che appare disperato. «Sarà una campagna elettorale difficile, nuova. Si vota il 24 febbraio, tra la neve e non abbiamo molte risorse». Del resto, che Berlusconi non stia più finanziando il partito lo si capisce dalla mesta tavolata allestita per natale: fette di panettone in piatti di plastica con una bottiglia d’acqua. Il prosecco o i regali del Cavaliere sono un lontano ricordo. Tanto che i pidiellini milanesi si portano a casa solo un panettone alla fine dell’assemblea. 

A guardare il numero dei partecipanti ai due incontri non si può non constatare che il vincitore sia Albertini, anche se la sala è più piccola. L’europarlamentare è più determinato che mai. Se gli si domanda se lascerà il Pdl, lui risponde che spera ancora che il Pdl diventi il Ppe. Se gli si chiede se straccerà la tessera del partito, risponde che – come consigliato da Mario Mantovani (coordinatore) – basta non rinnovarla. A un certo punto al 48 arriva Giorgio Stracquadanio, che non si capisce da che parte sta, se con Albertini o con Maroni, anche perché Tiziana Maiolo, con cui ha condiviso tante battaglie politiche, sta in prima fila al 47 con la Gelmini e Mantovani.

Alla fine, a margine, i commenti fanno esplodere il partito. Mauro vuole chiarimenti sul coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa che ne ha fondato uno nuovo, Fratelli d’Italia. Daniela Santanchè chiede ad Albertini di dimettersi dall’europarlamento. La Gelmini la mette così: «Albertini ha fatto fin dall’inizio corsa a sè, tra l’altro senza preoccuparsi del fatto che, provocando la divisione del centro destra, avrebbe offerto un colpevole aiuto alla sinistra. Ora il tempo è scaduto e il nostro obiettivo è vincere: con Berlusconi in campo a livello nazionale e con Maroni in Lombardia».

Mantovani ci va giù più pesante: «Non possiamo stare dietro a tutte le schegge impazzite. Albertini è un Miccichè lombardo che lavora per consegnare alla sinistra la Lombardia». Non si capisce praticamente nulla. Perché poi tutti insieme, Pdl, Lega, Ppe e altri ancora, iniziano a sparare numeri a raffica di sondaggi dove è tutto il contrario di tutto. L’ex primo cittadino sostiene di essere al 25%. Mantovani sostiene invece che è al 2 per cento. Maroni al contrario piazza Albertini al 7 per cento. I leghisti però sono anche convinti che una candidatura di Antonio Di Pietro possa alla fine spaccare il centrosinistra. In ogni caso, tutti però sono solidali nel sostenere che Ambrosoli è sopra il 20 per cento. In Parenti Serpenti di Monicelli, alla fine, esplode la casa di famiglia. Nel centrodestra manca poco.  

@ARoldering