“Non lasciamo morire il decreto Sviluppo, l’Italia ne ha un grande bisogno”

“Non lasciamo morire il decreto Sviluppo, l’Italia ne ha un grande bisogno”

Era sul decreto Sviluppo, aveva detto Mario Monti a ottobre, che si sarebbe dovuta costruire «l’Italia nuova». È stato proprio con il Decreto Sviluppo, ironia della sorte, che l’Italia vecchia è tornata prepotentemente alla ribalta. Lo scorso 6 dicembre, mentre il testo veniva approvato al Senato senza l’apporto dei parlamentari del Pdl (e di conseguenza senza la maggioranza assoluta), la crisi di governo prendeva ufficialmente il via. In queste ore concitate, il decreto sta vivendo il suo momento più difficile: il tempo stringe dato che l’approvazione dovrebbe avvenire entro il 18 dicembre. E l’uso del condizionale è d’obbligo, vista l’incerta situazione odierna e la priorità accordata da Monti ai decreti più urgenti, cioè stabilità e bilancio.

«Sono ancora fiducioso», allontana i fantasmi Alessandro Fusacchia, che neimesi scorsi ha coordinato “Restart, Italia!”, la task force del ministero dello Sviluppo economico dedicata ai temi delle startup e del digitale fortemente voluta da Monti e dallo stesso Passera. Insieme a un parterre variegato di teste pensanti, da Andrea di Camillo a Luca de Biase, da Riccardo Donadon a Selene Biffi – perlopiù gente che si è sporcata per anni le mani nel settore del digitale quando ancora non era così cool – Fusacchia ha cercato di fornire le coordinate di una rivoluzione prima culturale che economica, affrontando una sfida non semplice: importare in Italia il concetto di startup, dargli valore legale e fornire un base giuridica su cui implementarlo. Tenendo bene a mente alcune parole chiave: giovani, imprenditoria, innovazione.

Nata nel grembo di un governo a scadenza per definizione, l’Agenda Digitale è avanzata a tappe forzate. Il suo testo era sulla scrivania del Ministro Passera a metà luglio, in anticipo sui tempi previsti. A settembre ha assunto la sua forma definitiva; un mese dopo, era già stato trasformato in un decreto legge. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 ottobre 2012 come “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, ha cominciato il suo iter parlamentare sotto i migliori auspici, recependo diversi emendamenti ed incontrando resistenza soltanto dalle commissioni finanziarie. Ora però che la scadenza per la ratifica si avvicina, gli sconvolgimenti politici delle ultime ore rischiano di complicarne inaspettatamente il percorso.

«Quattro giorni fa mi sarei detto sicuro al cento per cento dell’approvazione, oggi posso dirmi solo fiducioso» precisa Fusacchia, 34 anni, a capo della segreteria tecnica del ministero delle Infrastrutture e trasporti. Che dieci mesi di lavoro si vanifichino sul filo di lana non è lo scenario più probabile, ma è comunque una possibilità. Da Berlino, a margine di un incontro con i fondatori di DigItaly Berlin, ha parlato del lavoro già compiuto e dei possibili scenari futuri. «Noi abbiamo fatto del nostro meglio, cercando di sviluppare l’Agenda in modo collaborativo e partecipato, coinvolgendo tutti gli attori e ascoltando tanti pareri diversi. La traduzione legislativa è stata abbastanza rapida; abbiamo insistito perché fosse un decreto legge in modo da avere tempi certi per il passaggio parlamentare. Un’eventuale “non approvazione” del decreto a questo punto sarebbe un grave errore, un’occasione sprecata per il Paese».

Il decreto Sviluppo, formalmente Decreto Crescita 2.0, definisce in primo luogo il concetto di startup, un buco legislativo storico che necessitava d’essere tappato. La sua approvazione permetterebbe inoltre di stanziare 200 milioni di euro tra finanziamenti e fondi di investimento, insieme a un contributo speciale per le startup nate nel Mezzogiorno. Tra le misure previste, anche le agevolazioni fiscali per gli investitori ed il “riconoscimento istituzionale” del crowdfunding. Infine il decreto interviene negli ambiti dell’identità digitale (anagrafe unificata e documento elettronico unico), del digital divide, dell’istruzione e della sanità.

Ora Fusacchia spera che l’approvazione arrivi nei tempi e nelle forme auspicate. «Dobbiamo compiere questo passo, è troppo importante. Il decreto contribuisce a creare un mondo nuovo, un mondo che prima non esisteva. Sicuramente possono essere fatti alcuni miglioramenti, ma l’importante era iniziare con delle riforme concrete. Del resto, sono sicuro che il decreto abbia la potenzialità di “uscire” dalla Gazzetta Ufficiale ed “entrare” nel tessuto socioeconomico del paese». E il dopo? Il nuovo governo dovrà seguire la strada tracciata, secondo Fusacchia. «Chiunque succederà al governo Monti deve capire l’importanza di lavorare su questi temi. Noi abbiamo avuto l’onore e l’onere di farlo, speriamo che ora tutto si concretizzi». Nell’augurio che i gelidi spifferi dicembrini non lascino un sapore troppo amaro in bocca.