“Parlamentarie” del Pd, fase due: il voto regala poche sorprese

“Parlamentarie” del Pd, fase due: il voto regala poche sorprese

La seconda giornata di primarie per la selezione dei parlamentari – ieri si è votato in 11 regioni (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna) – ha consentito di superare il milioni di elettori, come si era prefissato lo stato maggiore del Pd. «Un ottimo esercizio di democrazia», spiega un alto dirigente del Pd a Linkiesta, «sopratutto se si pensa che questi sono giorni di feste, giorni nei quali la gente stacca la spina dalle notizie e dalla politica». E anche in questa seconda giornata di primarie ci sono state conferme, diverse sorprese, e alcuni esclusi di lusso, come il responsabile nazionale del mezzogiorno Sergio D’Antoni, o a Bologna l’esclusione quasi certa dell’ex portavoce di Romano Prodi, Sandra Zampa

Ma veniamo ai risultati. Gli occhi erano puntati su Taranto, provincia nella quale aveva deciso di misurarsi l’ex capogruppo al Senato dei democratici e “derogata”, Anna Finocchiaro. Due giorni fa all’arrivo in città la siciliana era stata aspramente fischiata. «Ma il seggio era blindato, ed eravamo sicuri non vi fosse stato alcun problema per lei», spiega a Linkiesta un dirigente pugliese. E infatti Finocchiaro si posiziona al primo, veleggiando intorno al 50%, e ottenendo 5mila voti sui circa 9mila utili.

Stesso discorso vale per Francesco Boccia, vicinissimo ad Enrico Letta, il quale vince nettamente le primarie in provincia di Barletta-Andria-Trani, per Paola De Micheli, fedelissima del segretario Bersani, che espugna nettamente il seggio di Piacenza, e per Felice Casson a Venezia.

Altra partita interessante, dove si misuravano big di un certo peso, è stata quella di Roma città. Un match, che ha confermato gli equilibri interni al partito, facendo primeggiare il responsabile economico e bersaniano di ferro Stefano Fassina, e forte del sostegno della Cgil romana. Piazzato in quinta posizione il giovane turco Matteo Orfini, sostenuto «dalla sinistra del Pd romano». E confermati gli uscenti: Ileana Argentin, voluta da Veltroni nel 2008, l’ex radicale Roberto Giachetti e Marianna Madia. Fra gli esclusi niente da fare per il senatore vicino a Franceschini, Roberto Di Giovan Paola, e per il senatore bersaniano Vincenzo Vita.

A Firenze fa sentire il suo peso il rottamatore Matteo Renzi, competitor del segretario nazionale Pier Luigi Bersani in occasione delle primarie del centrosinistra dello scorso 25 novembre. Se il primo posto viene raggiunto da Elisa Simoni, 39 anni e assessore provinciale al Lavoro, al secondo posto si piazza il vicesindaco Dario Nardella, e al terzo l’assessore alla scuola Rosa Maria Di Giorgi. In sostanza secondo e terzo posto sono in “quota Renzi”. Esclusi sicuri invece tre parlamentari uscenti: Rosa De Pasquale, Achille Passoni, Vittoria Franco, e Giacomo Billi.

Nella “rossa” Bologna trionfa l’ex segretario cittadino Andrea De Maria, ma le polemiche non mancano, e si apre un piccolo giallo. Il settimo posto, l’ultimo che teoricamente sarebbe utile per ottenere uno scanno da parlamentare, rischia infatti di essere in bilico. Ad aggiungere tensione il fatto che i due contendenti non sono due nomi qualsiasi: si tratta della portavoce di Romano Prodi, Sandra Zampa, e del presidente dell’associazione delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi. La querelle nasce dal fatto che, secondo un’interpretazione delle regole, l’alternanza uomo-donna sarebbe partita dal candidato più votato. Quindi, visto che il maggior numero di voti li ha avuti Andrea De Maria, i teorici sette deputati bolognesi sarebbero dovuti essere quattro uomini e tre donne. Tuttavia la donna quarta classificata, Sandra Zampa, ha avuto 5.715 voti, oltre 1.200 in più di Paolo Bolognesi e circa 900 in più di Sergio Lo Giudice, terzo classificato fra gli uomini. La questione sarà rimandata alla direzione regionale che il 5 gennaio stilerà le liste definitive. Sempre a Bologna finisce nella fascia “a rischio” il renziano Salvatore Vassallo, che in questo modo potrebbe di non entrare al Parlamento.

Passando in rassegna le regioni del sud, la “sorpresa” Liliana Ventricelli, giovane barese di 26 anni, è stata la più votata nel capoluogo pugliese, surclassando deputati uscenti di peso, come Gero Grassi, fioroniano doc, e Dario Ginefra, bersaniano di ferro. Mentre non dovrebbe farcela Alessandro Emiliano, fratello del sindaco di Bari, Michele Emilano.

Scendendo ancora più sud, Magda Culotta è la sorpresa siciliana che ha sbancato alle primarie di Palermo. Culotta, già sindaco di Pollina, era sostenuto dal’ex capogruppo all’Ars, Antonello Cracolici. Sempre a Palermo si registra l’ottimo risultato del renziano Davide Faraone, e della deputata uscente, Alessandra Siragusa. Sconfitto il componente della segretaria Sergio D’Antoni, responsabile mezzogiorno del Pd, e già segretario nazionale della Cisl. A Caltanissetta per una manciata di voti primeggia Daniela Cardinale, figlia di Totò Cardinale, ex Ministro del governo D’Alema. E per finire una curiosità: ad Enna trionfa il senatore uscente Vladimiro Crisafulli, detto Mirello. Memorabile una sua frase: «Io ad Enna vinco con il maggioritario, con il proporzionale, e con il sorteggio». Su 7266 votanti, “Mirello” fa la voce grossa e colleziona 6348.

@GiuseppeFalci