Parmalat, perquisizioni Gdf in casa Lactalis e Mediobanca

Parmalat, perquisizioni Gdf in casa Lactalis e Mediobanca

La Procura di Parma stringe il cerchio attorno all’operazione infragruppo che ha portato all’acquisizione per oltre 900 milioni di dollari della Lactalis America da parte della Parmalat, entrambe controllate dalla Lactalis della famiglia Besnier. Questa mattina la Guardia di finanza di Parma, in collaborazione con il Nucleo di polizia tributaria di Bologna, ha avviato una serie di perquisizioni e sequestri nei confronti di Parmalat, di Lactalis Italia, la società di revisione Pricewaterhouse Coopers, Mediobanca e lo studio legale D’Urso Gatti e Bianchi. Il reato per cui si procede è appropriazione indebita con l’aggravante dell’abuso di autorità o relazioni di ufficio.  Mediobanca è l’istituto che ha dato parere di congruità sul prezzo pagato, mentre lo studio D’Urso Gatti e Bianchi è storico consulente legale della Lactalis. Uno dei partner dello studio, l’avvocato Francesco Gatti, è consigliere di amministrazione di Parmalat, nonché fra gli 80 soci de Linkiesta. Nel pomeriggio, la Pricewaterhouse Coopers ha precisato che il suo coinvolgimento è «limitato all’acquisizione, da parte della Guardia di Finanza, di documentazione in merito all’attività di revisione svolta sui bilanci di Parmalat». 

L’inchiesta è stata originata dalla denuncia presentata in procura a Parma da un gruppo di azionisti di minoranza di Parmalat. Sulla questione si era mossa anche la Consob. L’operazione, secondo gli azionisti di minoranza, sarebbe stata approvata in contrasto con gli interessi di Parmalat, che all’83% è controllata dalla Sofil della famiglia Besnier. In sostanza, per alleggerire la posizione finanziaria a monte della galassia Besnier, la Sofil francese avrebbe deciso di “girare” le controllate americane al gruppo di Collecchio, che invece aveva liquidità ne aveva per circa 1,4 miliardi di euro (pre-acquisizione). Il prezzo originariamente fissato in 904 milioni di dollari è stato poi alzato 957 milioni, ma dovrebbe essere corretto al ribasso a fine anno, secondo un meccanismo di aggiustamento previsto nel contratto, visto che i risultati di Lactalis America sono al di sotto del budget.

All’inizio di ottobre, quando era circolata notizia dell’inchiesta – in quella fase senza né indagati né ipotesi di reato – i vertici del gruppo di Collecchio avevano ribadito che «l’operazione è stata effettuata in modo trasparente, oltre che secondo termini corretti e nel rispetto di quanto previsto da tutte le normative vigenti». Forti dubbi, comunque, aleggiano all’interno del cda. Due amministratori indipendenti, eletti nella lista di minoranza, Umberto Mosetti e Antonio Mastrangelo, hanno espresso voto contrario in due occasioni, anche in relazione all’efficacia del meccanismo di aggiustamento del prezzo.

Nel procedimento in corso al tribunale di Parma, la Parmalat è rappresentata da un curatore speciale nominato dallo stesso tribunale, in quanto gli amministratori del gruppo di Collecchio sono parte coinvolta. Si tratta del commercialista Alberto Guiotto, dello studio associato Agfm di Parma. Guiotto, 45 anni, è anche compenente del collegio sindacale della Friuladria, banca controllata da Cariparma, e quindi dal Crédit Agricole, che è stato uno dei finanziatori dell’Opa di Lactalis sulla Parmalat.

Ultimo aggiornamento h 18:30

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