Peccato, la copertina del “Time” con Fabiola Gianotti non era niente male

Peccato, la copertina del “Time” con Fabiola Gianotti non era niente male

Peccato. Perché la copertina del Time con Fabiola Gianotti non era niente male. La fisica italiana, che a luglio aveva annunciato al mondo intero la “cattura” del bosone di Higgs, era, infatti, una dei finalisti candidati come “personaggio dell’anno” per il settimanale americano. Insieme a lei, la Ceo di Yahoo! Marissa Mayer, il presidente egiziano Mohammed Morsi, Bill e Hillary Clinton, la studentessa pakistana ferita dai Talebani Malala Yousafzai, gli immigrati clandestini, il Ceo di Apple Tim Cook e il presidente americano Barack Obama che per la seconda volta (la prima era stata nel 2008) si aggiudica la copertina.

Fabiola Gianotti è arrivata quinta. Ottimo risultato per chiudere il 2012. «Un anno memorabile» come lei stessa lo definisce, «per la fisica delle particelle, che resterà nella memoria di tutti noi
come un anno molto intenso». Un anno da ricordare anche sul piano personale per la ricercatrice del Cern, perché se nel 2011 il giornale inglese The Guardian l’aveva inserita fra le «100 most inspirational women», nel 2012, oltre la già citata candidatura del Time, la Gianotti si è aggiudicata anche “l’Ambrogino d’Oro”, la più alta onorificenza conferita dal Comune di Milano e una delle più prestigiose a livello italiano.

Romana di nascita ma milanese dii formazione, la Gianotti, da grande appassionata di letteratura, arte e musica, frequenta il liceo classico e si diploma anche in pianoforte al Conservatorio. Dopo la maturità, però, ha un cambio di rotta e decide di studiare fisica delle particelle all’Università di Milano, dove si è laureata, e successivamente di prendere un dottorato in fisica subnucleare nella stessa università, dove diventa ricercatrice. «Ho scelto fisica perché, nonostante il mio amore per le materie umanistiche, allo stesso tempo volevo trovare una risposta alle domande che da sempre l’uomo si pone, sulla sua natura e l’origine dell’Universo. Così, ho pensato che questo tipo di studi mi avrebbero permesso di affrontare alcune di queste domande in modo concreto», racconta la Gianotti in un’intervista concessa alla rivista scientifica Linx Magazine.

Nel 1994 ottiene una borsa di studio al Cern, il laboratorio europeo di fisica delle particelle. Qualche anno dopo vince un concorso per un posto permanente di ricercatore presso lo stesso laboratorio e si trasferisce definitivamente a Ginevra. Si occupa fin da subito di Lhc (Large
Hadron Collider
), il più grande acceleratore di particelle mai realizzato, «un grande anello sotterraneo di 27 km», come spiega la stessa ricercatrice, «dove vengono fatti circolare, a velocità prossime a quelle della luce e in senso contrario, due fasci di protoni. Lo scopo de Lhc è quello di rilevare e studiare le particelle prodotte dallo scontro di questi due fasci, che avviene in quattro punti lungo l’anello. In corrispondenza di questi punti si trovano dei grossi rilevatori di particelle, ognuno dei quali fa capo ad un grosso esperimento: Atlas, Cms, Alice e Lhcb».

Nel marzo del 2009 Fabiola Gianotti diventa responsabile dell’esperimento Atlas, alla guida di 3.000 scienziati provenienti da 38 paesi diversi. Democraticamente eletta proprio da loro, come prevede la prassi in questo campo. Tra le altre cose, è la prima donna a coprire un incarico di tale responsabilità al Cern.

Compito di Atlas, come Cms, è quello di risolvere i misteri della struttura della materia, dalla composizione dei quark, alla materia oscura passando per il bosone di Higgs: esiste o no questa fantomatica particella ipotizzata dal fisico scozzese Peter Higgs e inseguita per così tanto tempo?

La risposta arriva finalmente questa estate, quando in contemporanea i ricercatori di Atlas e Cms arrivano allo stesso risultato: l’individuazione di una nuova particella che sembra essere proprio lui, il tanto ricercato bosone di Higgs. Il tassello mancante che permette di spiegare perché le particelle hanno una massa e confermare tutte le teorie finora messe in piedi per spiegare la composizione della materia. A lei, Fabiola Gianotti, il compito di dare la notizia in mondo visione, davanti a Peter Higgs che si commuove. 

Ora per la Gianotti e tutti i ricercatori che lavorano in questo grande progetto, il lavoro da fare è ancora tanto. Prima di tutto verificare che tipo di particella sia quella trovata e spiegare come funzioni il meccanismo di Higgs. Poi resta da comprendere si cosa sia fatta la materia oscura dell’Universo e perché ci sia così poca antimateria rispetto alla materia.

L’acceleratore Lhc starà fermo per un breve periodo a dicembre per consentirne la manutenzione come ogni anno, e poi da febbraio si fermerà per due anni. Ma il lavoro come detto è ancora tanto e «nel frattempo avremo comunque moltissimo lavoro da fare perché i dati raccolti finora sono molto più numerosi di quelli attesi».

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