Portineria MilanoPer le sue liste Monti punta su Dambruoso e perde Formigoni

Per le sue liste Monti punta su Dambruoso e perde Formigoni

In Lombardia la lista che appoggerà Mario Monti (o la sua agenda) alle prossime elezioni politiche è quasi già pronta. Certo «il cantiere è ancora aperto», come ricorda un montiano di ferro, ma appare ormai sicuro che Corrado Passera, ex ministro per lo Sviluppo Economico, sarà il capolista alla Camera. Al secondo posto, invece, ci potrebbe essere Stefano Dambruoso, l’altro magistrato insieme con Antonio Ingroia e Pietro Grasso che ha chiesto l’aspettativa al Csm. Sono loro due, insieme con il giuslavorista Piero Ichino che invece correrà al Senato, gli uomini su cui l’ex presidente del Consiglio vuole puntare nel cosiddetto “Ohio” d’Italia, paragone con le ultime presidenziali negli Stati Uniti.

Tutto sarà perfezionato nel fine settimana. Anche perché non è ancora chiaro quante saranno le liste che appoggeranno il professore e come lo appoggeranno. Bisognerà capire infatti come si posizioneranno Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, l’Udc di Pieferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini, come altre liste civiche in appoggio all’ex rettore della Bocconi. E poi chi sarà candidato? Chi tra i vecchi politici sarà sacrificato e chi imbarcato? «C’è poco tempo, ma ci stiamo arrivando», avverte uno che sta lavorando sulle liste in queste ore.

La strategia elettorale montiana, però, non sta piacendo ai partiti. In particolare ad alcuni del Popolo della Libertà come i ciellini Roberto Formigoni e Maurizio Lupi, che speravano di salire sul carro dei «moderati» del professore e che in quest’ultimo mese si erano radunati intorno alla candidatura «montiana» in regione di Gabriele Albertini, l’aspirante governatore che sta facendo indispettire la Lega Nord di Roberto Maroni e pure Umberto Ambrosoli, l’avvocato sostenuto dal Partito Democratico. Nelle ultime ore c’è stata una brusca sterzata da parte di questa fetta di Comunione e Liberazione, che con Mario Mauro, l’europarlamentare pidiellino, è stata la prima a criticare Silvio Berlusconi a livello europeo.

Del resto, l’ex ministro Andrea Riccardi è stato chiaro in diverse occasioni: «Non vogliamo fare il patto dell’ammucchiata». E la Lombardia, per la sua importanza anche elettorale dal punto di vista degli equilibri per i seggi a Camera e Senato, può essere un ottimo esempio per capire la strategia dei sostenitori dell’ex professori della Bocconi. Basta prendere Formigoni, il governatore uscente, che per quasi un mese ha sostenuto con forza la candidatura di Albertini in Lombardia. Lo ha fatto via twitter, via interviste e si era persino speso ufficialmente per Monti. Poi però deve essere successo qualcosa. Dopo la conferenza stampa di fine anno a palazzo Chigi nulla è stato come prima e l’ex governatore si è mostrato deluso. 

E così il Celeste ha smesso di sostenere pubblicamente l’ex sindaco di Milano e ha rifilato qualche bordata proprio vero il professore della Bocconi. Anzi, un articolo di Libero ha di fatto certificato il suo ritorno all’ovile berlusconiano. A quanto pare Berlusconi, che lo ha incontrato per fermare la candidatura di Albertini, gli avrebbe offerto un posto da capolista al Senato, quello che aveva rifiutato proprio l’ex sindaco di Milano. E il politico di Cl (prima volta in parlamento nel 1977) sembra orientato per un sì. Stesso discorso vale per Lupi, che al contrario è sempre stato critico nei confronti di Monti e spesso filo Cavaliere.

La questione, per gli ambienti ecclesiastici e religiosi è spinosa. Anche perché Monti ha incassato una promozione a pieni voti da ‘L’Osservatore romano’, il giornale del Vaticano, entusiasta soprattutto per l’utilizzo dell’espressione ‘salire in politica’. Di quell area moderata si segnalano anche la Cisl di Raffaele Bonanni (che ha già annunciato che non si candiderà) e un ex Acli come Andrea Olvero.

Pier Ferdinando Casini, leader Udc, intanto ha già fissato i confini entro i quali secondo l’Udc dovrà e potrà muoversi chi intende impegnarsi con il premier: «Al lavoro per un’area di responsabilità nazionale. Ci sarà spazio per tutti coloro che credono nel valore della buona politica e nell’impegno della società civile. Non dovrà esserci spazio per opportunisti dell’ultima ora».

A quanto pare i giochi non sono ancora chiusi. In ballo per una candidatura in Lombardia c’è anche Benedetto Della Vedova, esponente di Futuro e Libertà molto stimato da Monti. Il resto delle candidature poi sarà preso nella società civile, come dalle Università. La Lombardia è una delle regioni su cui il gruppo montiano sembra puntare di più. Sia per sconfiggere Silvio Berlusconi nella sua tana, sia per togliere più voti a un Popolo della Libertà che ancora adesso si ritrova ad aspettare le mosse della Lega Nord di Maroni che non ha ancora sciolto la riserva sulle alleanze.

Dalle parti di Giulio Tremonti, l’ex ministro dell’Economia che ha fondato il partito 3L, sono sicuri che Bobo nel fine settimana lancerà proprio lui come candidato premier per un accordo a livello regionale e nazionale. Ma in via Bellerio continuano a insistere in una corsa solitaria in Lombardia e a Roma «Sarà Monti contro Tremonti», sostengono alcuni vicini al tributarista di Sondrio. Ma per capirlo bisognerà aspettare ancora qualche giorno.