1994: l’ultima volta che la società civile prese il potere

1994: l’ultima volta che la società civile prese il potere

In attesa di capire chi entrerà in Parlamento con il voto del 24-25 febbraio, e quanto ricambio di classe dirigente produrranno le prossime elezioni, pubblichiamo la fotografia di chi fu eletto per la prima volta nel 1994, agli albori della Seconda Repubblica. Per certi versi la prossima legislatura sarà simile a quella della discesa in campo di Silvio Berlusconi e della sconfitta della Gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto: allora fu una cesura giudiziaria, Tangentopoli, a spazzare via la Prima Repubblica insieme al vecchio album politico e partitico del novecento; oggi è uno tsunami economico-finanziario devastante ad aver innescato la miccia di una crisi di sistema che, a fine 2011, ha travolto l’esecutivo di centrodestra guidato da Berlusconi, insieme agli ultimi fuochi di Seconda Repubblica. Costringendo i tecnici a tornare in campo per riacciuffare il paese dall’orlo del baratro. Un’altra volta. Vent’anni dopo.

In quello speranzoso 1994 ci fu un’infornata di new entry davvero epocale: ben 588 su 945 membri del parlamento italiano (64,26%). Addirittura 413 su 630 alla Camera dei Deputati, pari al 65,5% del totale. Un pezzo intero di nuova Italia, di paese reale come si ama dire, entrò fragorosamente nelle stanze dei bottoni. Imprenditori, avvocati, medici, docenti, magistrati, giornalisti. Con i vecchi politici messi quasi in minoranza. La densità ovviamente cambia a seconda del partito e degli schieramenti: imprenditori e i liberi professionisti soprattutto nelle file di Lega e Forza Italia, anche in rappresentanza della rinascente Questione settentrionale; docenti, giornalisti e “nuovi” politici in quelle dell’allora Pds.

Ma è indubbio che in quella legislatura ci fu un grande travaso di società civile nelle sue diverse articolazioni. Una età media più bassa del passato e curricula formativi e professionali dei neo parlamentari che, per la prima volta, bypassano le tradizionali “fabbriche” politiche della Prima Repubblica – scuole quadri o gavetta amministrativa sul territorio che siano-, spazzate via da Mani Pulite. Per questo è importante riandare a quegli anni. Chi oggi giustamente invoca ricambio di classe dirigente e sangue nuovo al posto dei professionisti della politica, si ricordi che già vent’anni fa la società civile prese il potere, innervando i partiti, frequentando le commissioni parlamentari e occupando i posti di governo. I risultati li abbiamo visti. Chi doveva riformare il paese uscito dall’abisso del 92-93 per tenerlo al passo della globalizzazione, alla fine lo ha ricacciato nel baratro…

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Linkiesta Paper Estate 2020