Berlusconi è l’unico ad aver capito come funziona il Porcellum

Berlusconi è l’unico ad aver capito come funziona il Porcellum

Silvio Berlusconi tenta la rimonta, almeno nelle intenzioni. Ci sono ancora quaranta giorni di campagna elettorale: il Cavaliere sogna di raggiungere il centrosinistra. O comunque di conquistare i seggi necessari per rendere inutile la vittoria di Pier Luigi Bersani. L’ex premier può contare su un vantaggio non da poco. Conosce perfettamente le regole del gioco: l’attuale legge elettorale. Al momento sembra l’unico. Non a caso il sistema di voto è stato disegnato ormai sette anni fa proprio dall’alleanza Pdl-Lega Nord. Una legge a firma Roberto Calderoli, nata con l’obiettivo (poi raggiunto) di arginare il trionfo annunciato di Romano Prodi.

Rispetto a quelle elezioni ci sono alcune differenze. Anzitutto l’ingresso di altri avversari. Stavolta non sarà una corsa a due. Insieme a centrodestra e centrosinistra spicca la presenza di Mario Monti e del Movimento Cinque Stelle. Due realtà che insieme valgono almeno il 30 per cento. Non solo. Rispetto al 2006, Bersani ha cambiato strategia. Basta ammucchiate: la coalizione che guiderà non è formata da decine di sigle, ma da pochi partiti. Ci sono il Pd e Sel. E in secondo piano i socialisti e la formazione di Tabacci e Donadi. Una scelta chiara, che renderà più facile governare in caso di vittoria. Ma che da subito obbligherà il segretario democrat a un’intesa con i parlamentari di Monti.

Chi ha capito come funziona il Porcellum è Berlusconi. Il Cavaliere sfrutta appieno il sistema elettorale. Tanto da essere rientrato in corsa, dopo che quasi tutti gli esperti ne avevano decretato la marginalità politica. E questo perché l’ex premier interpreta perfettamente i fondamentali della legge Calderoli. Soprattutto due: la legge avvantaggia le coalizioni. E al Senato il premio di maggioranza è attribuito su base regionale.

Le coalizioni, prima di tutto. Il Porcellum premia i raggruppamenti di partiti. Pensata per agevolare il bipolarismo, questa indicazione è responsabile delle alleanze più eterogenee che la vita repubblicana ricordi. Berlusconi l’ha capito e si è adattato. In vista del voto ha stretto un accordo con una decina abbondante di sigle. I contrassegni depositati fino a ieri pomeriggio al Viminale rendono chiaro il concetto. Alla Camera il Pdl correrà insieme a Lega Nord, Fratelli d’Italia, Grande Sud, Pensionati, Intesa Popolare, Moderati italiani Rivoluzionari, La Destra, Liberi da Equitalia. Al Senato le sigle apparentate saranno addirittura quattordici. Risultato: il Pdl forse perderà qualche numero percentuale, ma la coalizione farà il pieno. Tanti partitini che compongono la coalizione non entreranno mai in Parlamento – a Montecitorio la soglia di sbarramento resta al 2 per cento, con il ripescaggio del primo escluso – ma i voti non verranno dispersi. Tutte le preferenze saranno “rastrellate” dalla coalizione. Bersani ha fatto una scelta opposta. La sua alleanza è frutto di un’intesa tra pochi. Grande coerenza, ma in molte regioni meridionali la lista di Antonio Ingroia finirà inevitabilmente per togliere voti all’asse Pd-Sel.

E poi ci sono i premi di maggioranza del Senato. Su base regionale. Anche in questo caso Berlusconi ha individuato la strategia più redditizia. Molte alleanze sono state costruite proprio secondo quest’ottica. La difficile intesa con la Lega Nord, ad esempio, renderà più probabile la vittoria in Lombardia e Veneto. Per carità, a Milano e dintorni la partita con Bersani è ancora aperta. Ma adesso il centrodestra è in vantaggio. Un particolare tutt’altro che marginale. Al Senato, per la coalizione vincente, la Lombardia vale da sola 27 seggi. Una pattuglia di parlamentari che potrebbe essere decisiva per gli equilibri di Palazzo Madama. Stesso copione al Sud. Qui la regione che può regalare più poltrone è la Sicilia. Ebbene, nelle ultime ore Berlusconi ha stretto un accordo con quelle forze che potrebbero regalargli la vittoria sull’isola. Il Grande Sud di Gianfranco Miccichè (con buona pace del segretario Angelino Alfano, mai troppo in sintonia con l’ex sottosegretario). L’Mpa di Raffaele Lombardo. Persino i Popolari di Italia Domani dell’ex ministro Saverio Romano. 

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