Portineria MilanoBerlusconi va da Maroni ma nella Lega pensano a Giannino

Berlusconi va da Maroni ma nella Lega pensano a Giannino

Continua la pressione di Silvio Berlusconi sulla Lega Nord di Roberto Maroni per strappare un’alleanza in Lombardia e alle politiche: il Cavaliere ha dichiarato al Tg1 di essere vicino alla chiusura dell’accordo. Ma i nodi da sciogliere sono ancora tutti sul tappeto, dall’intesa sui programmi (trattenere il 75% di tasse in Lombardia ndr) fino al candidato premier della coalizione.

A una manciata di giorni dalla chiusura delle liste, a quattro dal consiglio federale dove il Carroccio prenderà la sua decisione (8 gennaio ndr), Berlusconi ha deciso di recarsi di persona in via Bellerio per risolvere la questione che da quasi un mese attanaglia il centrodestra: sembra disposto a cedere alle richieste di Bobo. A meno di imprevisti, il Cavaliere dovrebbe superare la soglia della sede della Lega Nord per discutere ancora una volta con Maroni e i «rottamatori» leghisti: potrebbe essere un momento a suo modo storico perché di visite di Berlusconi in sede della Lega si contano sulle dita di una mano. 

Le incognite sono sempre le stesse. La prima riguarda il programma. La proposta di Maroni di trattenere sul territorio lombardo il 75% delle imposte non piace al Popolo della Libertà che teme ripercussioni nelle regioni meridionali. Anche oggi Paolo Romani e Luigi Casero ne hanno discusso in Bellerio con il segretario nazionale lombardo Matteo Salvini, ma la soluzione non si è trovata: i tre si sono dati altre 48 ore di tempo.

Il secondo riguarda il candidato premier. Berlusconi in questi ultimi giorni si è detto pubblicamente disposto a fare un passo indietro per venire incontro al Carroccio: persino a fare il ministro. Ma in realtà, nei colloqui privati, il Cavaliere sarebbe sempre orientato a metterci la «sua» faccia. E qui la Lega Nord tiene «duro», perché – come ha ripetuto spesso il sindaco di Verona Flavio Tosi – «con Berlusconi si va a perdere».

L’ex premier continua a ribadirlo a Maroni («Mi candido io») che, però, prosegue a replicargli con dei secchi no. La linea è insomma quella di Salvini, spiegata in un’intervista sull’ultimo numero della Padania. «Vedo molto complicata un’alleanza a livello nazionale da ‘patti chiari e amicizia lunga’, a livello regionale, invece, un’alleanza solida ci può stare», ha spiegato l’ex Pierino padano.

L’ipotesi Giulio Tremonti premier di una coalizione anti Mario Monti non sembra piacere al Cavaliere, che non ha ancora risolto i suoi problemi di «dialogo» con l’ex ministro dell’Economia. Eppure Tremonti sarebbe perfetto per il Carroccio, che ha già piazzato la lista 3L nel simbolo di Alberto da Giussano che sarà sulle liste elettorali.

In questo impasse è spuntata nelle ultime ore un’ipotesi in Bellerio: appoggiare Oscar Giannino come premier alle politiche e strappare un accordo a livello regionale con il Pdl per far vincere Maroni. L’incastro è complesso, anche perché tra le fila di Fermare il Declino in molti puntano a una corsa in solitaria, digerirebbero un accordo con i leghisti ma non con i pidiellini.

Eppure gli incontri tra il giornalista e i vertici del Carroccio proseguono ormai da diverse settimane. Giannino ha visto nei giorni scorsi lo stesso Maroni, ma anche la «mente economica» Giancarlo Giorgetti. Sulla vicenda lavora anche Tremonti che con l’ex conduttore della versione di Oscar ha spesso discusso ma con cui ha comunque un buon rapporto.

Nell’area leghista, quindi, l’ideale sarebbe quello di strappare un’alleanza con Berlusconi a livello locale per vincere in Lombardia contro Gabriele Albertini e Umberto Ambrosoli, ma correre in solitaria alle politiche. Magari proprio con Giannino come candidato premier e Tosi come vice. In alternativa ci sarebbe solo il sindaco di Verona.

Non sembra decollare invece l’ipotesi di Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa, che proponeva una candidatura a tre punte in stile primarie durante le elezioni. «Il partito che avrà più voti potrà indicare al presidente della Repubblica, a nome di tutta la coalizione, il nome del candidato premier», ha spiegato La Russa.  

Allo stesso tempo non sono state prese in considerazione le candidature di Corrado Passera (lanciata da Tosi in un’intervista a Libero) e quella di Giuliano Ferrara, il direttore del Foglio, lanciata da Roberto Calderoli, ex ministro per la Semplificazione , in un’intervista a Repubblica. 

Nel frattempo in Lombardia i tre candidati sono pronti a rifare tutti i sondaggi dopo l’appoggio di Monti a Gabriele Albertini. L’effetto del professore della Bocconi potrebbe farsi sentire proprio su Ambrosoli, che deve far fronte a un passato da centrista e a una coalizione a trazione Pd e Cgil. L’ex sindaco di Milano stasera è stato netto: «Ambrosoli è un uomo onesto, controllato dai partiti».

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