Viva la FifaCara Juve, devi essere come Pogba: meno fronzoli e più tiri utili

Cara Juve, devi essere come Pogba: meno fronzoli e più tiri utili

Se al Milan si godono Niang, alla Juve ancora si chiedono come Ferguson abbia lasciato andare via Pogba. Sarebbe più utile però chiedersi: se il francese non avesse azzeccato i due tiri, chi avrebbe fatto gol? Contro un’Udinese francamente bruttina, sarebbe stato un peccato mortale non vincere. Eppure, la Juve fino al missile di Pogba non la mette dentro. Colpa non solo delle assenze (Pirlo, Marchisio, Asamoah), ma anche di due problemi: l’eccessiva leziosità nel circondare la porta ospite e la troppa mollezza della fascia sinistra. A guardare i numeri, Giaccherini avrebbe fatto un partitone: 13 recuperi, solo 4 passaggi sbagliati su 59. Poi però ci sono anche due tiri che chiedevano miglior sorte. Stesso discorso per De Ceglie: il ragazzo ha mezzi fisici importanti, essenziali per il calcio che si gioca in serie A, eppure si propone poco e quando lo fa non punge. Per non parlare di Giovinco. Ecco la sua partita: 1 tiro, una sponda, un tentativo di dribbling andato a vuoto e una marea di fischi. E anche Vucinic, l’unico ispirato, si perde in ricami vari. Quindi è spiegata la rabbia di Pogba sul primo gol: basta svolazzi, bisogna anche tirare. Ma c’è anche un altro interrogativo, sul quale insistiamo: la Juve deve sempre e per forza giocare con questo modulo? Con un Pirlo assente e con un Pogba capace di recuperare palla 12 volte, Conte avrebbe potuto puntare sul 4-4-2 senza rinunciare al suo amato gioco sulle fasce e con una squadra più pragmatica. Una Juve in stile Pogba insomma.

I primi 30 minuti di Roma-Inter hanno posto alcuni inquietanti interrogativi ai tifosi di entrambe le squadre. Al 3° minuto di gioco Florenzi sfonda sulla destra e con facilità la mette in mezzo. Dov’è Pereira? Passano un paio di minuti e sempre Florenzi si ripropone, stavolta sulla sinistra. Ci sarà sicuramente Nagatomo a marcarlo. E invece, dov’è il giapponese? Di conseguenza: perché Stramaccioni ha insistito nello scendere in campo con il 3-4-1-2? Ma gli interrogativi non finiscono qui. Ce n’è anche per la Roma. Uno in particolare: perché i giallorossi buttano via le partite quando vanno in vantaggio?

Sulla carta, doveva essere una partita persa per l’Inter, minata dalle assenze (Cassano, Milito e Samuel su tutti) e ospite in casa di una squadra che quando attacca ti sbuca da tutte le parti. E all’inizio così è, grazie a un Florenzi che ha ancora energie in tasca dopo i 120 minuti di Firenze in Coppa Italia, ma grazie anche a un Totti sempre ispirato al centro del tridente d’attacco e a un Bradley di cui l’Inter avrebbe bisogno come il pane. Lo statunitense è un metronomo che non sbaglia un passaggio, detta i tempi ed è sempre al limite dell’area a supportare il tridente in fase d’attacco. Non a caso, entra pure nell’azione del vantaggio della Roma. Anche in questo caso, inquietante interrogativo per i nerazzurri: cosa intendeva fare Ranocchia con quella sconsiderata scivolata in piena area? Poi, come sempre, la facilità con la quale la Roma affonda nei primi 16 metri si spegne lentamente. Il centrocampo nerazzurro pecca in fase di costruzione, come è ovvio succeda se lasci in panchina Cambiasso per giocare con Gargano. Meno male che c’è Guarin: il colombiano è una forza della natura: basti vedere il recupero impressionante in occasione del pareggio nerazzurro. La sorpresa è Livaja: dopo le dosi di sfottò per il gol mangiato contro il Genoa, il giovane croato ha dimostrato personalità con il gran palo prima del pareggio e con un gol cercato di tacco nella ripresa. Una ripresa che ha visto le due squadre stanche, ma – udite udite – anche uno Stramaccioni che ha messo mano alla tattica, cambiando il modulo in un 4-3-1-2 che ha dato più equilibrio alla squadra (alla fine il vantaggio territoriale sarà pressochè uguale, con l’Inter al 42%) nonostante qualche rischio nel finale. Niente di nuovo sotto il sole comunque: all’Inter serve un centrocampista dai piedi buoni (mentre Sneijder se ne va al Galatasaray), oltre a una valida alternativa a Ranocchia e almeno un’ala capace di saltare l’uomo.

Quando un attaccante con la maglia del Milan incontra un portiere con la maglia del Bologna, quest’ultimo è un uomo morto (calcisticamente). Pazzini aveva rifilato 3 gol ad Agliardi all’andata, più i 2 di ieri pomeriggio fanno 5. Dopo il mezzo passo falso di Genova, il Milan si riprende 3 punti che la rilanciano in classifica. Ma sarebbe ingeneroso parlare solo di Pazzini (e del suo secondo gol da urlo). Perché le note liete, lietissime, per i rossoneri sono due: la gran prova di Constant (incredibile) e la sensazione che Niang non sia solo uno che guida con la patente di Traorè. Ma andiamo con ordine. Le consapevolezze di Allegri sono ormai due: il Milan deve giocare con il 4-2-3-1 e Bojan può anche stare in panchina. Il Milan crea come al solito una gran rete di passaggi: alla fine saranno 465 contro i 372 del Bologna. I rossoneri, però, come al solito si incastrano al momento di concludere. Ma qualcosa anche lì sta cambiando. El Shaarawy è in una fase di stanca fisiologica ma le sue giocate possono sempre far male, dall’altra parte Niang è una scheggia: corre, lotta e serve palloni che è un piacere. Il Milan deve solo disciplinare la fase d’attacco, perché in certi momenti appare ancora troppo frenetico. Considerati i due giovani ‘terribili’ in attacco, considerato che il centrocampo rossonero ha prodotto il 73% di vantaggio territoriale, il 56% di possesso palla, 34 cross (contro gli 11 del Bologna) e l’82% di passaggi positivi, con un ritocco alla difesa la squadra di Allegri potrebbe affrontare il girone di ritorno in maniera più serena.

Lunedì scorso avevamo lodato la capacità di Petkovic di rivoltare la sua Lazio anche più volte durante la gara. Contro il Palermo questa tendenza diciamo così camaleontica ha creato solo una gran confusione. La Lazio parte con il 3-5-1-1, nella ripresa passa al 4-4-1-1, poi al 3-4-3, al 4-2-3-1, quindi al 3-5-2. In mezzo a questa continua rivoluzione tattica, è il passaggio alla difesa a 4 il vero problema: abbassando Cana dal centrocampo alla linea arretrata, Petkovic ha consegnato la Lazio agli avversari. Inoltre la difesa passando da 3 a 4 ha cominciato a soffrire di più. Considerato che il Palermo è rimasto sempre in campo con il 3-4-1-2, ancora non si spiega questa scelta del bosniaco. I biancocelesti hanno anche sofferto la prova meno brillante del solito di Hernanes, troppo altalenante nei sui 28 passaggi azzeccati su 34 che sembrano tanti, ma che uno con i suoi piedi dovrebbe azzeccarne di più. In sofferenza anche Mauri, causa continui spostamenti ordinati da Petkovic. Alla fine, le due squadre si sono equivalse anche nei numeri: 52% di possesso palla per il Palermo, 80% di passaggi utili della Lazio contro il 79 dei rosanero, 11 tiri a 10 per i padroni di casa.

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