C’è un mondo oltre l’economia, i partiti non lo sanno

C’è un mondo oltre l’economia, i partiti non lo sanno

Sta avvenendo un fatto di straordinaria importanza in Italia, nel senso deteriore del termine. L’elettore italiano non formerà più la sua convinzione sulla base delle più ampie sollecitazioni intellettuali, che comprendano i vari segmenti della vita di un cittadino – dall’ambiente (qui Grillo è decisamente avanti su tutti), ai temi più squisitamente etici (coppie di fatto, fecondazione assistita, testamento biologico e molto altro), allo sviluppo delle nostre città, al cibo che vogliamo mangiare, alla televisione che vorremmo vedere, alla scuola che ci piacerebbe immaginare, insomma quell’insieme di fattori dirimenti che formano davvero il futuro dei nostri figli, ma esclusivamente sull’incubo economico che incombe su ognuno di noi.

Da una parte si tratta di un ricatto inaccettabile, dall’altra la dimostrazione plastica che ormai la caccia ai voti degli italiani si fa semplicemente per indirizzi settoriali (e poco impegnativi sul piano culturale). Nessuno si azzarda a dire una parola in più sugli argomenti sensibili, che potrebbero urtare coscienze, produrre lacerazioni, dividere e non unire; il rischio di perdere anche solo un voto è un deterrente a qualsiasi slancio. L’aridità, o se volete la mancanza di coraggio, o in certi casi anche l’ignoranza di queste formazione politiche formatesi nell’ultimo scorcio di legislatura (Monti, Italia Futura, Fermare il Declino e altre) è del tutto evidente e persino ridicola, ma sapete come proteggono questa scelta difensiva? Con quella frase fatta, trita, abusata, senza nessun valore perché senza nessuna storia alle spalle: «Su questi temi lasceremo libertà di coscienza». E che cosa significa, di grazia?

L’ultimo in ordine di tempo che ha spacciato un afflato liberale per democrazia interna è certo Carlo Calenda, manager (di Sky e della Ferrari) prestato alla politica, oggi coordinatore politico nazionale del movimento di Luca di Montezemolo. Al Corriere riceve l’immancabile e doverosa domanda, alla quale – con il pilota automatico – restituisce la seguente risposta: «La nostra scelta è quella della libertà di coscienza, come avviene nei grandi partiti europei. In questo movimento coesistono più culture che si riconoscono nella formulazione contenuta nel manifesto pubblicato da Monti che si rimanda alla Costituzione».

Tradotto: figuriamoci se in quell’accrocco parademocristiano che abbiamo messo insieme con la colla, chiamato lista Monti, ci mettiamo anche a discutere su famiglia, fine vita, roba così. Salteremmo in aria ancor prima di cominciare. E comunque vincerebbe, sempre e comunque, Casini (questo lo aggiungiamo noi).

La storia che i grandi partiti democratici del mondo non danno indirizzi sui temi più sensibili è una bubbola che solo persone poco avvedute (o troppo interessate) possono spacciare. Per dire dell’esempio più noto, la strada tracciata da Obama, già dalla sua prima campagna elettorale, è lastricata di indirizzi sensibili, di sollecitazioni, di una certa idea di mondo dove le diseguaglianze, di ogni ordine e grado, debbono ridursi in maniera chiara. In certi casi, ci si riesce, in altri è necessaria una mediazione, in altri ancora, si riconoscerà un’onorevole sconfitta.
Che la campagna elettorale di una nazione importante (e civile?) come l’Italia sia priva di tutto questo, è il segno di un inarrestabile declino.

Persino il Partito Democratico, al quale per storia e sensibilità toccherebbe l’onere di indicare una sua strada, da anni è paralizzato da un problema (irrisolto): la sintesi mai nata tra culture diverse, quella democristiana e quella post-comunista, per cui essere ostaggio della Binetti di turno (del Fioroni di turno, della Bindi di turno, ecc.).

Ps. Giusto per immalinconirsi ancora un po’, niente in questo Paese è al posto che dovrebbe. Pensiamo all’ambiente e ai Verdi, partito di riferimento, il cui segretario è il signor Angelo Bonelli. Si potrebbe anche dire «non pervenuto», visto che di questo movimento nulla si sa. E invece correrà alle elezioni. Sapete con chi? Con Ingroia. Sì, Ingroia candidato premier. Ma senta Bonelli, cosa c’entra un ex giudice forcaiolo con il problema delle nostre, amate, ciclabili (che non ci sono)? 

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