I banchieri ai tempi della crisi: di meno ma più pagati

I banchieri ai tempi della crisi: di meno ma più pagati

Saranno anche di meno, ma sono sicuramente più ricchi. Per Goldman Sachs e J.P. Morgan, le due banche regine di Wall Street, è arrivato il momento di fare i conti con gli stipendi (e i bonus, soprattutto) per il 2012. Personale in flessione, ricavi e utili in crescita, compensi in aumento: la regola aurea della finanza yankee ha funzionato ancora una volta. Goldman Sachs si conferma come una delle imprese con gli stipendi più alti: in media, quasi 400.000 dollari l’anno.

Ieri era il grande giorno dei conti trimestrali di Goldman Sachs e J.P. Morgan. Sia per la banca di Lloyd Blankfein sia per quella di Jamie Dimon sono state battute le attese. Fatturato e ricavi in aumento, costi in calo. La crisi non sembra essere di casa a Wall Street. Nello specifico, Goldman Sachs ha registrato, negli ultimi tre mesi del 2012, ricavi per 9,24 miliardi di dollari, che portano la cifra totale per il 2012 a quota 34,16 miliardi. L’utile netto è stato di 2,98 miliardi di dollari su base trimestrale e di 7,48 miliardi su base annua. Di contro, J.P. Morgan ha fatto segnare ricavi di 99,9 miliardi di dollari per tutto l’anno passato e di 24,4 miliardi per il solo quarto trimestre. Gli utili sono stati di 21,3 miliardi di dollari su base annua e di 5,7 miliardi su base trimestrale.

Le due banche hanno battuto ampiamente la aspettative degli analisti, realizzando profitti che in pochi si sarebbero attesi. «Wall Street è tornata a macinare utili e maxi stipendi», ha commentato in modo entusiasta Bank of New York Mellon in una nota di questa mattina. E in effetti, a ben guardare sempre che i mutui subprime siano solo un ricordo, nonostante pesino ancora nei bilanci delle banche e della Federal Reserve. «La realtà è che l’industria finanziaria sta tornando lentamente alla normalità dopo essersi ripulita dalle mele marce», ha aggiunto Bank of New York Mellon. Parole che sono destinate a creare dissidi.

È di queste settimane la discussione all’interno del partito repubblicano in merito allo spacchettamento dei giganti di Wall Street. I democratici lo voglio da anni, i repubblicani ci stanno pensando. Ma alla fine è probabile che non si arrivi mai alla divisione fra banche commerciali e banche d’investimento, come sancito dal Glass-Steagall Act del 1933. Sono troppi gli interessi collaterali a Wall Street e alle sue regine.

Quello che stupisce sono però le voci relative a compensi e benefit. Se per Goldman Sachs sono stati pari a 12,94 miliardi di dollari per il 2012, per J.P. Morgan sono stati 11,5 solo per il suo amministratore delegato. Per la banca di Blankfein l’incremento è stato del 6% su base annuale, mentre per quella di Dimon in media l’aumento è stato del 7%, in base al settore preso in esame, che sia l’investment banking o l’asset management.

A patire più di tutti è stato proprio il banchiere più celebre di Wall Street, Jamie Dimon. Il numero uno di J.P. Morgan ha avuto un compenso dimezzato: dai 23 milioni di dollari del 2011 agli 11,5 dell’anno appena trascorso. Colpa dei 6,2 miliardi di dollari persi dalla “London Whale”, il trader di cui si scoprirono le azioni sconsiderate solo nel maggio scorso e di cui solo oggi è stata diffusa l’inchiesta interna. «Questa è la purga del board», ha commentato un analista durante la conference call sui risultati. E in effetti, a Dimon non è stato toccato il salario, sempre di 1,5 miliardi di dollari, ma il bonus, che è stato ridotto a 10 milioni, elargiti tramite azioni soggette a restrizioni. Eccezione fatta per Dimon, il resto dei dipendenti della banca hanno guadagnato di più.

La regina di Wall Street, almeno per i salari, rimane Goldman Sachs. I suoi 32.400 dipendenti al 31 dicembre 2012, circa 900 in meno rispetto all’anno precedente, hanno guadagnato in media 399.506 dollari, circa il 9% in più rispetto al 2011. Si tratta di una delle cifre più alte degli ultimi anni e una delle più elevate di tutto il comparto bancario. Morgan Stanley, che presenterà i suoi conti venerdì prossimo, nel 2011 ha registrato uno stipendio medio di circa 350.000 dollari. Analoga la cifra per J.P. Morgan. Al contrario di quanto accade in Europa, negli Stati Uniti conviene ancora lavorare in banca. Tuttavia, qualcosa sta cambiando.

Il ritracciamento del sistema bancario mondiale è ancora in alto mare. Dopo il crac di Lehman Brothers, nel settembre 2008, e dopo il collasso dei mercati interbancari mondiali, sono arrivati i vari piani di salvataggio per le istituzioni creditizie, fra cui il Troubled-asset relief program (Tarp). Wall Street è caduta nell’abisso più profondo e grazie al contributo pubblico è riuscita a tornare nell’empireo della finanza mondiale. Eppure, il deleveraging ha colpito, colpisce e colpirà anche lei. Chissà che non vada a intaccare anche i compensi dei manager.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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