I Radicali che scoprirono Fiorito? Zingaretti non li ricandida

I Radicali che scoprirono Fiorito? Zingaretti non li ricandida

Troppo rumorosi gli scandali della Regione Lazio. Troppo scomode la vicenda Fiorito, la crescita esponenziale dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari, la gestione allegra dei fondi politici, la spartizione di poltrone e autoblu. E così il candidato Pd alla presidenza del Lazio Nicola Zingaretti – sostenuto da buona parte del partito – ha ottenuto che i consiglieri regionali uscenti non fossero ricandidati. Piazza pulita. Una scelta coraggiosa e meritoria. Ma dalle conseguenze imbarazzanti. Anzitutto perché la richiesta è stata estesa anche agli alleati. Insomma, il Partito democratico ha imposto ai Radicali di non candidare i due consiglieri Berardo e Rossodivita. Guarda caso proprio quelli che avevano denunciato e portato alla luce gli scandali. Risultato: Marco Pannella non ha accettato il diktat, i due consiglieri saranno ricandidati, i Radicali correranno da soli.

Ma c’è anche un aspetto della vicenda meno noto e più curioso. Come chiesto da Zingaretti, i consiglieri uscenti del Partito democratico non torneranno alla Regione. Eppure per una parte rilevante di loro è in arrivo una promozione. Passeranno dalla Pisana al Parlamento. «Una volta che sono emersi gli scandali alla Regione – racconta Giuseppe Rossodivita, ex capogruppo radicale – la base del Pd laziale ha preteso l’azzeramento del gruppo consiliare. Purtroppo i consiglieri coinvolti sono grandi raccoglitori di voto clientelare, politici dalle 15-20 mila preferenze». Candidati che in campagna elettorale è meglio non perdere.

E così sono stati sistemati altrove. Su 14 consiglieri regionali del Pd, cinque hanno trovato posto nella lista per il Senato. Circoscrizione Lazio, ovviamente. Si tratta di Francesco Scalia, Claudio Moscardelli, Bruno Astorre, Carlo Lucherini e Daniela Valentini. Tutti hanno buone possibilità di entrare a Palazzo Madama. Uno, Marco Di Stefano, è stato inserito alla Camera. Circoscrizione Lazio 1, numero 23 in lista (dovrebbe essere buona anche questa posizione, seppure a limite). Il capogruppo Esterino Montino non sarà in Parlamento, si è fatto da parte. Ma non rinuncerà alla politica. È candidato a sindaco nel comune di Fiumicino. E non ci sono solo i consiglieri uscenti. Le malelingue raccontano anche di amici e parenti. Chi? Mistero. I Radicali parlano di «figli e figliocci» nelle liste alle Regionali. Qualcuno punta il dito su Monica Cirinnà, consigliera comunale vicina a temi animalisti, moglie di Montino. Effettivamente candidata dal Pd al Senato, anche lei nel Lazio. «Nessuna polemica – spiegano dal partito – A Roma Monica Cirinnà fa politica da tanto tempo. Sicuramente da prima di diventare la moglie di Montino». Meno giustificate le accuse a Giuseppina Maturani, presidente del Consiglio provinciale di Roma, prossima senatrice democrat. Nei giorni passati alcuni quotidiani avevano raccontato che era la compagna di Claudio Mancini: l’ex vicepresidente della commissione Bilancio della Regione Lazio. «Nulla di vero – confermano al partito – Non sono sposati. Con Mancini condivide solo un’appartenenza politica. Sono entrambi dalemiani»

La posizione di Zingaretti resta curiosa. A conti fatti, chi ha sollevato la scandalo della Regione Lazio viene messo alla porta. Chi «ha contribuito a certe decisioni», per dirla con le parole del radicale Rossodivita, viene premiato e spedito in Parlamento. Persino Bruno Astorre, che in Consiglio Regionale ha rappresentato il Pd nell’Ufficio di Presidenza (l’organo che si è occupato, tra le altre cose, dei finanziamenti ai gruppi). «Zingaretti si è comportato da cattivo maestro – racconta Rossodivita – Spero che ai suoi figli non insegni che chi denuncia un malaffare deve essere nascosto». Nel Partito democratico smontano il caso. Nessun premio, nessun paracadute. I consiglieri regionali uscenti candidati alla Camera e al Senato si sono tutti sottoposti alle primarie. La loro presenza in lista è giustificata dai voti che hanno conquistato sul territorio.

Intanto scoppia il caso. Si alzano i toni dello scontro tra Pd e Radicali. Ieri sera Massimiliano Smeriglio, il coordinatore per la campagna elettorale del centrosinistra alle Regionali, ha scritto a Pannella. «Caro Marco, non esiste assolutamente alcuna preclusione verso i Radicali. Ma per aprire alla Regione Lazio un nuovo orizzonte abbiamo chiesto a tutti i partiti un grande rinnovamento per metterci in sintonia con le legittime richieste che arrivano dal Paese». Apertura non raccolta da Pannella. «Caro Smeriglio – scrive stamattina il leader radicale – voglio sperare che, rientrato in senno, ti vergognerai subito del comunicato-appello che mi hai rivolto». E ancora: «Poiché eliminare Rossodivita e Berardo non vi è riuscito con la nostra complicità, ora passate a eliminare noi Radicali tutti. Quanto ai vostri “eliminati”, cogliete l’occasione per promuoverne almeno una mezza dozzina in Parlamento, altri sistemarli al comune di Roma, altri ancora nel sottogoverno Partiticratico, a cominciare dai loro familiari». Intanto quella che era considerata un’alleanza certa, si rompe. Nel Lazio – come alle Politiche – i Radicali correranno da soli.
 

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